Clandestina a Damasco: il reportage di Antonella Appiano

La giornalista de L’Indro raccoglie nel suo libro l’esperienza siriana, vissuta per tre mesi sotto falsa identità, fra paure e voglia di verità

di Francesca Britti

fonte immagine: rx.castelvecchieditore.com

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Qualsiasi piega prendano gli eventi, la Siria non sarà più quella di prima. Ho vissuto un cambiamento epocale. Ho visto, ogni giorno, cambiare Damasco. Ho sentito a pelle gli umori, i timori, le speranze e le ansie di chi, magari senza volerlo, si trova coinvolto nei cambiamenti della Storia“.

Ad esprimersi con queste parole è la giornalista Antonella Appiano, firma di Il Mattino, Radio 24, Uno Mattina Estate, Il sole 24 Ore, La Stampa. Attualmente scrive per la nuova testata on-line L’Indro. Una giornalista che, per amore della Siria, nella prima fase di agitazione (marzo-maggio 2011) ha coraggiosamente affrontato gli ostacoli di un Paese agitato da una rivoluzione, soprannominata la Primavera Siriana, richiamando con evidenza quella araba della Tunisia e dell’Egitto.

Un racconto da clandestina (in Siria i giornalisti non avevano accesso, ndr) arricchito dalle testimonianze di amici e conoscenti delle due “fazioni”: chi la rivoluzione non la voleva ed è rimasto fedele al presidente Bashar al Assad e chi, stanco delle promesse, è sceso in strada per combattere contro il regime: l’ingegnere Ammar, il taxista Khaled, l’avvocato Siham, la commessa Fatima, l’architetto Hisham, l’artista Rami.

Nonostante la bravura della giornalista nel raccontare passo passo i cambiamenti siriani, la situazione appare sin da subito più complessa di come sembra e comprenderla non è facile. Troppe le sfumature che sfuggono all’attenzione comune. Dalle testimonianze raccolte emergono due aspetti critici della rivoluzione: l’intervento straniero e il ruolo negativo dei media internazionali. La teoria di un complotto esterno è vista con perplessità dalla giornalista, ma caldamente sostenuta da alcune delle sue testimonianze e anche da Alaa, architetto siriano, di cui Ghigliottina ha raccolto il punto di vista, un’altra voce diretta che si aggiunge a quelle riportate nel libro.

Tutta questa rivoluzione è sbagliata. Il 70% dei siriani è con al Assad, senza di lui il potere passerebbe nelle mani dei fanatici“. Quali sono, allora, le cause che hanno portato alla rivoluzione siriana? Alaa non ha dubbi: “Israele. La Siria è nemica di Israele, che ci vuole occupare così come il Qatar, Arabia Saudita, Turchia. Questi ultimi tre paesi sembra vogliano creare in Siria un popolo unicamente musulmano come il loro, mentre i siriani ritengono di avere una sana convivenza fra le religioni, i musulmani (sunniti e sciiti) e i cristiani che costituiscono il 10% della popolazione (in Siria ci sono ben 11 confessioni cristiane).

Ciò vorrebbe dimostrare che l’influenza straniera su questa rivoluzione possa esserci, eccome, tanto da far sostenere ad Alaa “la rivoluzione finirà se smette l’intervento straniero“. Per quanto stanchi della dittatura secondo Alaa è “meglio questa che la guerra fra le religioni”. Fiducia, quindi, nelle promesse del presidente, che, stando alle dichiarazioni di Alaa, ha aumentato gli stipendi del 30% e creato partiti politici di sinistra e di destra.

Un’altra causa sarebbe, come accennato, il ruolo giocato dai media. Una disinformazione denunciata dalla stessa Appiano quando, nelle tv italiane e internazionali, venivano trasmesse immagini e notizie apparentemente non corrispondenti alla verità. Perché? È la domanda che si sono posti i siriani. Quest’influenza negativa ha condizionato il turismo in Siria, facendo cancellare molte prenotazioni in alberghi quando la situazione, a parte qualche manifestazione pacifica, era sotto controllo.

Fra i media che, al contrario, ha spiccato come fonte di verità, Alaa ricorda Addounia, chiusa perchè raccontava ciò che (realmente?) stesse succedendo in Siria. “Ora nel paese ci sono cartelli di ringraziamento del popolo verso questa emittente che ha cambiato la loro mentalità sulla rivoluzione siriana“.

Soprattutto ciò che risulta inquietante, in questo trambusto di voci, immagini, testimonianze sono le invenzioni create ad hoc per deviare la coscienza critica della popolazione. Su tutte la storia di Amina Abdallah Araf, blogger ed eroina della rivoluzione, poi scopertasi una bufala.

C’è da interrogarsi, quindi, concordemente con la giornalista Appiano, sul potere crescente del mondo virtuale su quello reale in termini di attendibilità. Se la tv e la stampa offuscano le notizie più importanti e vere allora ci si getta sul web. Ma quanto sono affidabili le fonti del giornalismo web? Il caso della Siria ne è solo un esempio. 

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