Il mare della pietà

Salvati 140 mila uomini, donne e bambini in un anno. “Mare Nostrum” si avvia a conclusione trascinandosi dietro polemiche e grottesche bugie che alimentano razzismo e paura del diverso

di Marco Assab 

bimboL’operazione di assistenza e salvataggio dei migranti nel mediterraneo, avviata nell’Ottobre del 2013 dal governo Letta e denominata “Mare Nostrum”, sta per concludersi con buona pace di chi la addita come un male. Dal 1° Novembre “Mare Nostrum” sarà affiancata da “Triton” e, com’è logico pensare, la seconda si sostituirà progressivamente alla prima. Ma attenzione: non si tratta di un avvicendamento tra operazioni speculari, perché “Triton” prevede regole d’ingaggio ben diverse. Le navi della marina militare italiana fisseranno una linea di pattugliamento a 30 miglia dalle coste italiane e non si spingeranno, come fanno attualmente , in acque internazionali per salvare dai naufragi i barconi stracarichi di disperati che partono dalla Libia. Inoltre i fondi stanziati rappresentano, mensilmente, circa un terzo di quelli impiegati per “Mare Nostrum”.

L’Europa dal braccino corto insomma non riesce a fare di più, la stessa che da due anni a questa parte lascia che sia l’Italia, con le sue sole forze, a far fronte ad un dramma umanitario senza precedenti nella millenaria storia della civiltà mediterranea. “Mare Nostrum” è un onere che si è assunto il nostro paese in quanto Stato di frontiera, ma il problema dell’immigrazione riguarda TUTTI i paesi dell’Unione (suona strano chiamarla “unione”) in quanto i dati dimostrano che più della metà di questi migranti non rimangono in Italia, disperdendosi in giro per il continente.

Insomma l’Italia è solo la “porta d’accesso”, e a quanto pare paga a caro prezzo questa sua posizione geografica. C’è poi un aspetto non meno importante, anzi a nostro avviso preminente, che riguarda quei valori di alta civiltà ed umanità, dei quali l’Europa si fa tromba ma che poi, nel concreto, sembrano dissolversi come neve al sole. Da una parte abbiamo dunque un’Europa il cui disinteresse verso le vicende mediterranee lascia, più che sgomenti, profondamente incazzati. Un’Europa ipocrita che parla al mondo di altissimi valori cristiani ma che poi li disattende palesemente. Dall’altra però, e veniamo qui al nocciolo della nostra dissertazione, abbiamo sul fronte interno i soliti sciacalli della politica che strumentalizzano in maniera spesso grottesca l’operazione “Mare Nostrum” creando miti e leggende ai quali, non di rado, sempre più persone finiscono per credere. Il fine ultimo è sempre il medesimo: racimolare qualche voto in più e picconare il governo.

Sfatiamo dunque alcuni “miti”.

  • Non è vero che i migranti portano l’Ebola.

L’ebola è un virus il cui periodo di incubazione dura, al massimo, 21 giorni. L’insorgenza dei sintomi è rapida e la morte può giungere nel giro di pochi giorni. Gli africani che arrivano sulle nostre rive condotti dalla marina italiana, prima di salpare dalle loro coste, hanno attraversato il deserto e vengono da mesi e mesi di viaggio. Risulterebbe dunque altamente improbabile, se non impossibile, che uno di quegli immigrati che si vedono sui barconi possa arrivare in Italia affetto da ebola. Per farla ancora più semplice: se si fosse ammalato di ebola in un paese dell’Africa occidentale non sarebbe mai arrivato sulle sue gambe fino alle coste del Nord Africa. Chiaro?

  • Non è vero che si tratta, come vogliono far credere taluni, di una “invasione”.

Non c’è nessuna invasione in atto. In un anno “Mare Nostrum” ha salvato le vite di 140 mila uomini, donne, ma soprattutto bambini. Sarebbero forse loro gli invasori? Il bambino della foto che vedete vi sembra un pericoloso invasore? Ancora una volta si fa leva sulla paura ingiustificata del diverso, si crea un “nemico”, l’immigrato da respingere come se fosse lui l’origine di ogni male economico e sociale. Come abbiamo già accennato in precedenza più della metà di questi migranti lasciano l’Italia per recarsi in altri paesi (Francia, Germania, Svezia, Norvegia etc.) dove già si trovano i loro parenti, ossia coloro i quali nella maggior parte dei casi finanziano i viaggi della speranza.

  • Non si possono respingere coloro che vengono da paesi dove in atto ci sono guerre o regimi dittatoriali.

Un altro mito da sfatare è quello dei facili respingimenti. Il diritto di asilo è garantito dalla nostra Costituzione, la quale all’art. 10 sancisce: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge». I siriani dunque, che scappano da un paese distrutto dalla guerra civile e dalle violenze del regime di Assad, gli eritrei, i quali fuggono da uno stato-caserma dove il dittatore di turno è (da più di 20 anni) Isaias Afewerki, devo essere accolti senza se e senza ma. Discorso chiuso.

  • “Mare nostrum” non c’entra nulla con il problema dell’integrazione.

Il presente articolo non vuole peccare di ingenuità, per cui va riconosciuto che in Italia esiste, ed è forte, un problema circa l’integrazione dei tanti immigrati che si trovano nel nostro Paese. Ma il fenomeno migratorio non riguarda solamente “Mare Nostrum”, perché indiani, bengalesi, romeni etc. non arrivano sui barconi! “Mare Nostrum” non è un’operazione che spalanca le porte all’immigrazione, perché i flussi si articolano lungo molteplici direttrici geografiche. Non commentiamo poi la recente leggenda leghista secondo la quale questi immigrati “tolgono il lavoro agli italiani”, perché da più parti economisti e sociologi si sono affrettati a precisare che la disoccupazione in Italia non scaturisce dal fenomeno dell’immigrazione o, comunque, esso non è il fattore scatenante.

Dall’immigrazione però derivano altre problematiche che vanno celermente affrontate: la difficile convivenza tra culture diverse, lo sfruttamento di questi disperati che finiscono a raccoglier pomodori senza alcuna tutela giuridica, il grave fenomeno del cosiddetto “caporalato”. Ma questo è un altro discorso, che c’entra ben poco con l’operazione di salvataggio avviata dalla nostra marina. Anzi, paradossalmente con “Mare Nostrum” questo flusso costante che arriva dal Nord Africa viene mantenuto sotto controllo! Queste persone vengono identificate e, se non in possesso dei requisiti necessari, rimpatriate nei loro paesi di provenienza (come ad esempio accade per i tunisini).

  • Non è vero che prima, con la politica dei respingimenti, si evitavano morti e sofferenze.

Questo è un punto molto complesso e delicato. Nelle ultime settimane qualcuno si è affrettato a dire che prima, mediante la politica dei respingimenti e degli accordi presi con l’allora dittatore libico Gheddafi, si evitavano le morti in mare. “Mare Nostrum” invece, spingendosi fin sotto le coste africane, rappresenterebbe un invito per i barconi che partono sempre più numerosi spesso con nefaste conseguenze. Dunque: è vero che il fenomeno migratorio è esploso a seguito della caduta del regime di Gheddafi e che, prima, il colonnello impediva le partenze dalle sue coste. Ma vi siete mai domandati quali metodi utilizzassero (ed utilizzano tutt’oggi) i libici per impedire ai migranti di partire? Vi siete mai domandati che fine facevano le migliaia di africani che, arrivati in Libia, non riuscivano a salpare per l’Europa? Finivano (e finiscono ancora oggi come un immigrato eritreo ha confermato, l’estate scorsa, all’autore del presente articolo) nelle spaventose carceri libiche. Subivano ogni sorta di vessazione, tortura, umiliazione. Il regime di Gheddafi non conosceva alcun rispetto per i diritti umani, perpetrando ai danni di questi uomini nefandezze di ogni genere. Quindi le sofferenze e le morti avvenivano comunque, non in mare, ma nelle carceri della nostra ex colonia.

  • Il grande paradosso delle destre “cristiane” che lottano per il crocifisso nelle aule e poi sostengono i respingimenti.

Concludiamo con una amara riflessione. Le forze politiche che chiedono con decisione la fine di “Mare Nostrum” e spingono per una politica di respingimenti sono quelle stesse che dicono di rifarsi ai valori cristiani della nostra cultura. Sono quelle che lottano per il crocifisso nelle aule… Ancora una volta si ripresenta il paradosso della sinistra atea ed anticlericale che si presta al soccorso dei sofferenti, a fronte di una destra cattolica e conservatrice che si tira incredibilmente indietro sostenendo la necessità di rifiutare e respingere uomini, donne e bambini che scappano dall’inferno alla ricerca di pace. Le destre sostengono che sia necessario aiutare direttamente nei loro paesi d’origine queste persone, e ciò è assolutamente corretto, ma l’uno non esclude l’altro, ossia: salvare nell’immediato le vite di queste persone non preclude anche la possibilità di avviare, attraverso la cooperazione internazionale, interventi economici e politici volti a migliorare le condizioni dei paesi di provenienza di queste persone.

La verità è che, ancora una volta, la politica italiana non riesce ad andare oltre la facile strumentalizzazione di vicende che meriterebbero analisi ben più ampie ed approfondite. È evidente che “Mare Nostrum” non può continuare all’infinito e che serve al più presto una soluzione analoga che impegni però tutti i paesi dell’Unione. Quanto al bilancio dell’operazione chi scrive sente di poter rivolgere un pensiero fiero al proprio paese. L’Italia ha salvato la vita a 140 mila persone e lo ha fatto utilizzando navi militari, ossia strumenti di guerra messi al servizio del valore più alto, più nobile: il soccorso del prossimo. Al di là di ogni polemica è questo che consegneremo ai libri di storia. È questo il VERO cristianesimo, ma forse non basta nemmeno Papa Francesco per farlo capire appieno.

(fonte immagine: http://www.ilgiornale.it/)

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