Una nuova politica per la cultura

L’Italia della crisi deve ripartire dal patrimonio culturale: presentato al Senato il rapporto Federculture 2014

di Gloria Frezza

(fonte immagine: federculture.it)

(fonte immagine: federculture.it)

La Sala Capitolare del Senato della Repubblica lunedì 24 novembre ha aperto le porte ad un convegno particolarmente interessante ed auspicato da tutti i sostenitori del più grande bene italiano: la cultura. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha infatti dato l’avvio al convegno “Una nuova politica per la cultura”, occasione per riflettere sul rapporto annuale Federculture e per discutere di vecchi problemi e nuove soluzioni.

L’Italia è un Paese fondato sulla bellezza, l’unico stato ad avere ben 49 siti riconosciuti patrimonio UNESCO. Eppure figura al quinto posto tra i paesi più visitati al mondo, superata da stati con un numero grandemente inferiore di siti culturali. Per trovare un museo italiano nella classifica dei più visitati, bisogna scalare fino al ventunesimo posto degli Uffizi: come mai?

L’Italia non ha mai investito sulla cultura con la fiducia necessaria, ha detto il presidente Federculture Roberto Grossi, la politica non ne ha mai fatto il proprio cavallo di battaglia e molti dei fondi che vi sarebbero stati destinati, sono stati preventivamente ridotti. Nel 1955 l’Italia usava quasi l’1% dell’intero bilancio per l’ambito culturale, la cifra si è ora ridotta ad un deludente 0,19%, nonostante siamo divenuti un Paese molto più ricco di allora.

Reinterpretare la cultura come risposta alla crisi si può, ma bisogna avere il coraggio di archiviare il passato che ci ha resi grandi, e rendere il futuro allettante per chi guarda al nostro Paese ormai solo come uno dei tanti siti archeologici che orgogliosamente conserviamo. La privatizzazione dei musei va incoraggiata, lasciare i finanziamenti solo allo Stato rende la gestione difficile e malfunzionante. Allo Stato si richiede invece, una leva fiscale che permetta alle famiglie italiane di smettere di fare tagli sulla cultura come prima rinuncia, siamo infatti l’unico paese che non si trova al passo con le agevolazioni europee ed è un immenso paradosso.

©Gloria Frezza

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In 12 anni di gestione autonoma e privata l’Auditorium Parco della Musica di Roma è diventato lo spazio musicale più frequentato in Italia, ci conferma l’amministratore della Fondazione Musica per Roma Carlo Fuortes. Fondi male amministrati spesso nascondono sprechi e disattenzioni, una gestione privata e concentrata permette virtualizzazione, comunicazione con l’estero ed iniziative mirate al miglioramento dei contenuti oltre che della struttura.

 

Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini rassicura: le norme ci sono. Dopo nove mesi questo nuovo governo vuole rendere conto ai propri cittadini: sulla cultura non ci sono stati tagli, che invece hanno investito il ministero. L’Italia può rinascere dall’Expo2015, la svolta che dimostrerà al resto del mondo i progressi e le speranze su cui la penisola potrà basare la sua “volta buona”. Con il mondo digitale nulla sarà più di nicchia, il dovere della cultura 2.0 sarà rendere accattivanti anche i siti minori, perché i privati riversino i loro investimenti su quelle piccole realtà che hanno sempre fatto grande l’Italia.

La chiave forse, per la riuscita di tale ambizioso progetto, ce la fornisce il sindaco di Matera (eletta recentemente Capitale della Cultura 2019) Salvatore Adduce: dopo aver consegnato per mano a Grossi un foglio fitto di proposte, il primo cittadino della Città dei Sassi asserisce che il segreto è quello antico di essere sinceri. Matera, proponendo la propria candidatura al comitato europeo, non ha nascosto il proprio intento: migliorare la vita ai giovani, ridare loro la speranza e l’entusiasmo verso la propria città. Se il governo ammettesse di dover riconquistare i suoi cittadini così come Matera i suoi ragazzi, comprenderebbe perché investire sulla cultura è l’unico modo per rendersi credibili. L’Italia deve ritornare accattivante, meta agognata per chi studia tutto il patrimonio che possediamo e possiamo offrire. L’unico modo per fare sul serio è comunicare apertamente i propri obiettivi e chiedere ai cittadini di credere con noi.

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