Promuovitalia, bluff all’UE e ai cittadini italiani

Promuovitalia, braccio operativo dell’ente nazionale turismo, dovrebbe rilanciare il nostro patrimonio storico-artistico formando nuove figure professionali. In realtà i fondi dello Stato e dell’UE alimentano un vasto sistema clientelare

di Guglielmo Sano

Promuovitalia Franceschini

Il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini

Qualche mese fa il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha commissariato l’Enit, l’Ente Nazionale per il Turismo, mettendo in liquidazione il suo braccio operativo Promuovitalia. Eppure ancor oggi continuano gli sprechi e le clientele alimentate da denaro pubblico e fondi europei destinati all’agenzia che avrebbe dovuto guidare il rilancio turistico italiano formando nuove figure professionali.

Quasi 90 i milioni di euro spesi, 10mila i tirocini attivati. Il sistema in teoria dovrebbe funzionare così: fondi europei e finanziamenti statali arrivano nelle casse di Promuovitalia, quindi i tecnici della società individuano sia il tirocinante sia l’azienda dove quest’ultimo si formerà. Il tirocinante sarà pagato dall’ente per il turismo e, inoltre, gli verrà garantito un alloggio se il luogo dell’attività non si trova nella provincia di residenza. L’azienda riceverà 300 euro una tantum per il servizio di tutoraggio.

A fine 2012 l’Unione Europea ha destinato dei fondi alle Regioni italiane per incentivare gli investimenti in innovazione e sviluppo del settore turistico. Lo stanziamento di denaro comunitario avrebbe dovuto contribuire alla modernizzazione dell’offerta turistica consentendo di formare addetti all’e-commerce, energy manager, sviluppatori di app. Da Bruxelles erano state date delle indicazioni chiare a Promuovitalia: i fondi non devono essere indirizzati verso i mestieri tradizionali, ma solo alla formazione di figure professionali orientate alla tecnologia e all’innovazione.

Promuovitalia, invece, ha usato i fondi europei per alimentare un bacino di manodopera a costo zero, cioè interamente a carico della collettività, messo a disposizione esclusivamente di imprese “amiche”. Camerieri e pasticceri, donne delle pulizie ma anche archivisti e tecnici di museo: nel solo 2014 sono più di 1000 i tirocinanti dei cui servizi hanno potuto beneficiare grandi catene alberghiere, ristoranti e attività commerciali di tutti i tipi (nell’elenco anche una sala da bowling e un centro estetico) – che per inciso non  hanno nulla a che vedere con lo sviluppo di nuove professionalità e l’innovazione tecnologica.

Ma c’è di peggio: un dirigente di Promuovitalia è riuscito a dirottare un piccolo esercito di tirocinanti nella sua Piacenza, riuscendo a farli alloggiare nelle case di proprietà della madre. Lo Stato e l’UE stanziavano fondi per l’alloggio dei tirocinanti fuorisede che alla fine venivano intascati dallo stesso manager che li gestiva per conto di Promuovitalia. L’uomo si chiama Antonino Bussandri ed è indagato nell’ambito di uno dei filoni d’inchiesta aperto su Promuovitalia. Il dirigente dovrà giustificare agli uomini della Guardia di Finanza i circa 360mila euro guadagnati negli anni grazie all’affitto degli appartamenti intestati alla madre.

Tuttavia quello di Busandri non è un caso isolato: l’intero sistema di gestione dei fondi in mano a Promuovitalia era vittima di ruberie e favoritismi. Sono 3 le inchieste aperte dalla Procura di Roma sulle vicende interne all’azienda. Al centro delle indagini c’è sia il caso degli affitti di Piacenza che quello più generale dell’utilizzo dei fondi europei nelle Regioni del Sud, oltre alla verifica di un potenziale buco di bilancio da 11 milioni di euro. Viste le numerose irregolarità venute a galla, è probabile che l’Unione Europea ritiri i fondi stanziati lasciando il progetto totalmente a carico dello stato.

Adesso il destino della promozione turistica italiana dipenderà dagli effetti della legge 106 approvata dal Parlamento lo scorso Luglio. In essa è prevista la trasformazione dell’Enit in ente economico, quindi obbligato a rispettare tutte le regole contrattuali di un’impresa privata. Ciò significherà l’approvazione di un nuovo statuto, il taglio netto di sprechi storici come quello delle sedi all’estero, e soprattutto una nuova selezione del personale (alcuni dipendenti verranno riassorbiti in aziende pubbliche, quelli che rimarranno dovranno firmare un contratto privatistico).

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