Chi ha paura del voto in Grecia?

Un’eventuale uscita della Grecia dall’Euro avrebbe ripercussioni economiche minime. Ma allora perché “i mercati” si agitano tanto?

di Marco Assab

Alexis_syrizaPremessa: le elezioni in Grecia non sono la fine del mondo e non decideranno le sorti dell’Eurozona. È doveroso, in primis, gettare acqua sul fuoco e non alimentare questo ritornello mediatico secondo il quale il prossimo 25 Gennaio nelle urne greche si decideranno le sorti dell’Europa. Certo, si tratta di un test politico molto importante, ma dal punto di vista economico un’eventuale uscita della Grecia dall’Euro avrebbe un’incidenza minima su tutta l’area.

Stiamo parlando infatti di un Paese il cui Pil è 1/6 di quello Italiano, 1/10 di quello di tedesco. Ma c’è di più: il debito greco non è più nelle mani di privati, bensì di organizzazioni sovranazionali quali il Fondo Monetario o la BCE. Per questo motivo eventuali “terremoti” economici greci non dovrebbero destare particolari preoccupazioni; per farla breve: se ad esempio la Grecia andasse ora in default i rischi di “contagio” per banche o società private sarebbero minimi, perché non hanno in portafoglio titoli di stato greci.

Ma allora perché i mercati si agitano così tanto? Perché si assiste a sedute di borsa pazzesche, con repentini crolli e rimbalzi? Perché questa volatilità? I mercati, ve ne sarete accorti ormai, seguono logiche che non sempre sono quelle di cui discettano i media i quali, generalmente, tendono a ricollegare ogni variazione dei listini ad un evento politico, economico oppure ad una semplice dichiarazione di un qualcuno d’importante. Il messaggio che passa è chiaro: “la borsa di Milano crolla perché i mercati hanno paura del voto greco in chiave antieuropea”: balle.

Innanzitutto chiariamo chi sono questi “mercati” tanto invocati. Spesso udiamo o leggiamo frasi del tipo “I mercati si agitano”, ma chi diamine sono questi “mercati”? Sono lobby economiche e finanziarie molto potenti, società che hanno interessi ramificati nei settori più disparati, case d’investimento, banche. Questi “mercati” spesso seguono logiche tutt’altro che ricollegabili agli eventi del mondo reale. Questi “mercati”, quasi sempre, seguono le logiche della speculazione. Stop.

Per cui quando vedete i listini andare pesantemente in ribasso, con vendite trasversali, e rimbalzare il giorno dopo come per magia, non crediate che sia frutto solo degli eventi politici sui quali si soffermano con tanta convinzione i media, crediate altresì che nella finanza è la speculazione il motore di tutto: denaro che genera magicamente altro denaro.

Tuttavia presentato in questi termini il voto greco sembrerebbe svuotarsi di ogni significato ed importanza. Le cose non stanno così. Si tratta altresì di un test politico molto importante il quale, se non determinerà certo le sorti dell’Europa, potrebbe comunque rappresentare un precedente imitabile in altri Paesi, soprattutto quelli dove l’euroscetticismo sta facendo più presa. La storia, anche quella recentissima, ci insegna che le rivoluzioni iniziano da un Paese e rapidamente si estendono agli altri limitrofi (per questo gli Usa avevano tanta paura di quell’isoletta “insignificante” chiamata Cuba).

È ovvio dunque che il voto greco faccia paura, ma a chi? A quelli che desiderano che l’Europa, questo intricato ammasso di burocrazia e trattati, rimanga quella che è. Un’attenta analisi dei sondaggi greci ci permette di estrapolare una chiave di lettura chiarissima: Syriza, la sinistra di Alexis Tsipras, è in testa con il 30% delle preferenze, segue Nea Dimokratia dell’attuale premier Antonis Samaras con il 27%, poi il Partito comunista con il 4,8%, i neonazisti di Alba Dorata al 3,8% ed il Partito socialista al 3,5. A questi dati va unito forse quello più sorprendente: il 74,2% dei greci intervistati preferirebbe restare nell’euro!

Ebbene questo dovrebbe bastare a rassicurare i tanto febbricitanti mercati, cani da guardia che abbiano al minimo segnale di cambiamento, guardiani dell’Europa dell’austerità. Facile difendere qualcosa che si ottiene con i sacrifici degli altri, ossia dei cittadini europei.

L’indicazione è chiara: il voto a Tsipras è il sintomo di una Grecia insofferente all’Europa dell’austerity, ma non insofferente all’Europa in generale, come dimostrato da quel 74% di cittadini interrogati i quali non desiderano un ritorno alla Dracma a scapito dell’Euro. Come più volte ribadito dal governo italiano negli ultimi mesi, non va messa in discussione l’Europa in quanto “idea”, ma va messa in discussione questo tipo di Europa. Non è ammissibile che sia una commissione di burocrati, non eletti dal popolo europeo, a decidere arrogantemente le sorti degli stati membri.

Questa Europa va cambiata, con buona pace dei mercati agitati. Si calmino.

(fonte immagine: http://socialistnetwork.org/)

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