La Città della Scienza a Roma

Al via il concorso internazionale per la creazione del nuovo polo culturale della Capitale 

di Francesca De Santis

città della scienza

Il progetto della nuova Città della Scienza di Roma

Il 4 marzo 2013 un incendio doloso distruggeva quattro dei sei padiglioni che compongono la Città della Scienza di Napoli, nella zona di Bagnoli, regalando al crudele destino delle fiamme il museo interattivo della scienza, temporaneamente spostato in capannoni provvisori. A seguito delle forti pressioni della società civile, che si è stretta in una forte ondata di solidarietà in favore di una pronta rinascita del Polo partenopeo, lo scorso 14 agosto è stato firmato l’accordo di Programma Quadro per la ricostruzione dello Science Centre di Città della Scienza, con la speranza che presto la zona di Bagnoli torni ad avere il suo fiore all’occhiello – uno spazio di cultura e innovazione per grandi e piccoli, che grazie al suo forte valore simbolico aveva segnato la rinascita di un intero territorio.

Dopo la scoperta dello scandalo di Mafia Capitale, le cui indagini sono solo all’inizio, con un “Mondo di mezzo” ancora drammaticamente da esplorare, è tempo per la città di Roma di rinascere. È un atto dovuto, per tutti i cittadini romani che sono ormai stanchi di sentirsi tremare la terra sotto i piedi, in un continuo teatrino di colpe, tangenti e disservizi; quei cittadini che amano la propria città e della quale vorrebbero andar fieri.

E allora si prova a ripartire dalla cultura, con l’indizione di un concorso internazionale per la nascita della nuova Città della Scienza. Proprio come è stato per Bagnoli, il cui polo culturale è nato per riqualificare l’ex-zona industriale, la Città della Scienza di Roma interesserà il vecchio stabilimento militare di Via Guido Reni, nella zona Flaminio del II Municipio, per un totale di 51mila metri quadri ai quali restituire nuova vita e identità. L’area comprenderà un Polo culturale, vero cuore della Città della Scienza, ma anche residenze, servizi e spazi pubblici, con l’intento di creare un nuovo angolo di città.

Il concorso, bandito prima di Natale dalla Cassa Depositi e Prestiti Investimenti (CDPI S.g.r.), che attualmente detiene l’area, è articolato in due fasi. Alcune caratteristiche della procedura concorsuale sono: il dare importanza alla qualità delle proposte e non alle dimensioni aziendali dei proponenti; una giuria resa nota sin dall’inizio della procedura e con il compito di dialogare con i concorrenti nella fase di sviluppo dei progetti, facendosi portavoce delle istanze espresse dai cittadini dell’area interessata dal rinnovamento urbano. Requisiti “normali”, che dovrebbero guidare ogni tipologia di concorso ma che spesso, sono stati disattesi.

Dalla prima fase di selezione, che avrà termine il 26 febbraio e durante la quale i candidati devono inviare il proprio curriculum con progetti che dimostrino “attitudine verso la città e lo spazio pubblico” e una proposta indicativa su tre fogli A3, usciranno sei gruppi di progettazione che, durante la seconda fase, dovranno affrontare tre colloqui con la giuria ed elaborare un master plan entro il 26 giugno. Dopo l’esposizione dei progetti, la giuria decreterà il vincitore.

Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, alla quale era presente anche Marco Sangiorgio, Direttore generale di CDPI S.g.r., l’Assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo ha dichiarato: “Il concorso è un’occasione e una scommessa. Lo è per il Campidoglio, per l’operatore privato con cui abbiamo stabilito dall’inizio un rapporto puntuale nel rispetto dei ruoli e anche per il mondo dell’architettura e della progettazione, che aspettava la possibilità di mettere in gioco esperienza e competenze. Le aspettative sono elevate e noi vogliamo essere all’altezza.

Anche il Sindaco di Roma Ignazio Marino ha espresso il suo parere positivo a proposito dell’iniziativa: “Il Museo della Scienza e il nuovo quartiere che sorgerà in quest’area saranno un fiore all’occhiello per la Roma del nostro immediato futuro.

Sulla carta, le premesse per l’avvio di un bel progetto ci sono. Quel che ci si augura è che la carta non finisca per bruciare fra le fiamme della malavita organizzata, in un incendio che stavolta potrebbe fare davvero del male alla Capitale. Come a Bagnoli, quel 4 marzo 2013.

Per approfondire: il sito del “Progetto Flaminio”

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