Syriza e il cambiamento ellenico

Il prossimo 25 gennaio gli elettori greci potrebbero respirare aria di cambiamento politico ed economico. In testa ai sondaggi, Syriza: la sinistra di Tsipras grida battaglia contro il rigore europeo della Troika. Ad una settimana dal voto, anche l’Italia inizia a guardare con interesse opportunistico alla penisola ellenica

di Martina Martelloni

syrizaCon una percentuale attorno al 30%, il partito Syriza guidato dal leader Alexis Tsipras, amato ed ammirato anche dalla sinistra europea, chiede agli elettori di sostenere la vittoria del partito dai valori popolari ed operai. Un sostegno, questo, finalizzato alla creazione di un governo monocolore per poter concretizzare il programma politico tanto temuto dal contendente Antonis Samaras, il cui Fronte Democratico è indietro tra i 3 e 6 punti. Al seguito si collocano, sempre secondo gli ultimi sondaggi, i partiti di Alba Dorata ed i socialisti di Pasok, il novello gruppo politico di sinistra To Potami, la destra radicale di Indipendenti Greci e il partito comunista Kke.

In una sola giornata, quella di domenica 25 gennaio, il diritto di voto prenderà forma e voce seguendo una legge elettorale che assegna un premio di maggioranza di 50 seggi al partito che ottiene più voti. Dunque, facendo due semplici calcoli, Syriza si potrebbe già dichiarare partito vincitore, eppure non basterebbe. Tsipras vuole un governo tutto suo ma con solo il 30% dovrà piegarsi alla politica del dialogo e compromesso cercando alleati in Parlamento. Tra i più volubili c’è chiaramente l’uscente partito al governo di Neo Dimokratia, non propriamente di tendenza ed ideali di sinistra.

Molta confusione e poca chiarezza è stata diffusa negli ultimi mesi di campagna elettorale. All’udire il nome di Alexis Tsipras, la stragrande maggioranza degli europei immagina l’inizio di una dura e ferrata guerra all’euro e ai poteri forti dell’Unione monetaria. In realtà più volte il leader di Syriza ha chiarito tale mal-interpretato giudizio sull’Europa e sull’euro: in caso di vittoria, Tsipras intende infatti partire e bussare alla porta della Troika (Bce- Fmi- Ue) per chiedere la rinegoziazione di tutti gli accordi passati – che hanno comportato enormi tagli economici con gravi conseguenze per la popolazione greca.

Altro vessillo battagliero sventolato dalla nuova voce della sinistra radicale greca è la rivisitazione del debito interno: Tsipras chiede un taglio da parte dei creditori all’80%, una riduzione nominale con una parallela attivazione di entrate fiscali fruttifera per la ripresa economica del Paese.

Con queste promesse da svolta economica, oltre che politica, Syriza vorrebbe trascinare verso di sé l’entusiasmo di quei Paesi dalle similitudini culturali e storiche. «I nostri sono i problemi anche di Italia, Francia e Spagna. Le soluzioni che si troveranno per noi, varranno per tutti» – queste sono state le parole trascinanti di Dimitri Liakos, consigliere economico di Tsipras nonché responsabile dell’area fiscale del partito Syriza.

Tralasciando il caso spagnolo, che vede un intrapendente ed attivo partito di sinistra nato dalla battaglia popolare per il diritto alla casa (Podemos), la Francia e l’Italia non possono ancora vantare una simile dinamicità orientata a cavalcare l’onda del cambiamento proveneinte dalla Grecia di Tsipras. Nel Bel Paese, il fenomeno Tsipras aveva fomentato e dato vita ad un movimento politico che alle ultime elezioni europee riuscì ad ottenere un adeguato bagaglio di voti. Oggi, a distanza di mesi, sono in pochi a parlare e ad affiancare la politica di Alexis Tsipras.

Il governo di Matteo Renzi non è esattamente affine a quello che potrebbe nascere dalle elezioni del 25 gennaio in Grecia. Lo stesso leader di Syriza ha definito Renzi un politico dalla “personalità scissa”. Con grande probabilità, il 40enne greco si riferisce alla doppia azione motrice renziana in Europa; da una parte tesa ad asfaltare le politiche del rigore, mentre dall’altra spinge gradualmente per una maggiore liberalizzazione dell’economia compiendo riforme neoliberiste all’interno del Paese. Tutto questo, secondo Alexis Tsipras, offre vantaggi e guadagni alle sole lobby economiche.

Ma prima di poter anche solo sussurrare dell’esistenza di un’unica voce della sinistra europea contro l’Europa dell’austerity, bisogna capire se dal 25 gennaio in Grecia le cose potranno davvero cambiare in meglio, in un Paese allo stremo delle forze e della fiducia verso il futuro.

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