Dentro la Grecia di Alexis Tsipras

Alexis Tsipras ha vinto, la formazione del nuovo governo greco si è conclusa in pochi giorni. La Grecia sventola la bandiera della speranza, l’Europa  teme il diffondersi di un virus ribelle al sistema

di Martina Martelloni

TsiprasPer circa una settimana i media internazionali, con grande prevalenza di matrice europea, hanno illuminato quella striscia di terra peninsulare che al di la del mare, del sole, della buona cucina e delle danze e musiche tradizionalmente coinvolgenti, vive in uno stato di instabilità ed insicurezza economia-politica e sociale.

Chi sceglie di recarsi nella Grecia della crisi, compie un atto che oscilla tra l’ingenuità e la consapevolezza. Chi varca i confini ellenici con estrema leggerezza e superficialità, rischia di uscirne scottato e incupito. Chi, invece, varca quegli stessi confini con determinata e preventiva conoscenza di ciò che troverà di fronte ai suoi occhi, quasi certamente ne uscirà ancor più consapevole e rammaricato.

La forza della Grecia e del suo popolo sta nel non sapere ostentare e non volere divulgare lamenti o sensi di colpa. Con la vittoria di Alexis Tsipras, avvenuta nella scorsa domenica di 25 gennaio, la parola speranza ha superato con un gran salto popolare la parola disperazione. Lo ha detto più e più volte il neo eletto presidente greco, e con la medesima foga continuerà a ripeterlo per convincere anche la ristretta ala di rassegnati cittadini, ad una reale possibilità di rivalsa.

Certo, parlare e lottare dal basso, quando ancora si sfiorano con le dita le reali responsabilità e conseguenze nazionali, potrebbe risultare più semplice dell’oggi, quell’oggi che vede al potere un governo di coalizione tra la sinistra di Syriza ed il partito degli Indipendenti Greci. Poche le similitudini, quasi inesistenti i valori condivisi e per i quali si è scelto di lottare. Un solo filo lega i due fronti: la rinegoziazione del debito greco (pari al 175% del Pil), e la rottura dei dettami della Troika.

Capire l’esistenza quotidiana del popolo greco richiede un’affinata visione ed osservazione dei fatti proprio dall’interno di quella stessa terra ereditata dalla conoscenza e filosofia del pensiero classico. Attraversando le strade ed i tanti quartieri di Atene, si avverte un senso di smarrimento e confusione dato dalla diversità e contraddizione manifestamente rappresentata da un angolo all’altro dei palazzi e dei vicoli. Le piazze centrali, teatri di scena dei principali partiti durante tutta la campagna elettorale, nascondono con il loro traffico e la propria maestosità il degrado e la malinconica realtà dei sobborghi ateniesi.

Platia Omonia e Platia Syntagma sono state le culle dell’esultanza speranzosa della sinistra di Syriza. Hanno accolto Alexis Tsipras nella sua prima notte da presidente, facendo da sfondo ad un discorso forte, pulito, diretto. Di fronte a lui, la folla, greca e non solo, tanti sono stati gli europei sostenitori della sua vittoria e ricercatori di una sinistra diversa, di un alternativa all’Europa vigente. “Oggi il popolo greco ha fatto la Storia”, l’esordio sul palco del presidente Tsipras richiama ad un passato indiscutibilmente saldo e naturalmente stretto tra l’Europa e quella Grecia di nuovo con gli arnesi da lavoro in mano per ricostruire quella dignità politica ed economica più volte umiliata nel passato.

europaLa stessa Grecia che oggi intende riscrivere gli accordi con l’Europa dei potenti perché così è accaduto anni ed anni prima, perché questo è ciò che venne concesso alla Germania devastata dalla Seconda Guerra Mondiale – in quella che è nota ai libri di Storia col nome di “Conferenza di Londra” del 1953, si sigillò l’accordo di rinegoziazione del debito tedesco, che da un iniziale intenzione di riduzione, di fatto, venne poi cancellato.

Rinegoziare il debito, prendersi più tempo ed agire con quella flessibilità che nella Troika si chiama rigidità e rispetto delle regole. Gli avvertimenti tedeschi sull’eventuale vittoria di Syriza e dunque tentativo di revisione dei patti, ora sono divenute muraglie invalicabili. Angela Merkel dichiara l’assoluta impossibilità di riduzione del debito greco, e dalla sua Atene Alexis Tsipras placa i toni e gli animi avvertendo la volontà di dialogare e non di lottare con la Bce e il Fmi.

Ore cruciali e giorni ancor più determinanti per la ricerca di un compromesso europeo finalizzato a non appesantire ulteriormente la già affaticata sopravvivenza del popolo greco. Le storie di vita quotidiana raccontano di perdita di lavoro irrefrenabile. Soltanto nel settore della comunicazione, quasi l’80% dei dipendenti del mondo mediatico si è ritrovato nel gioco della caccia al tesoro, un tesoro chiamato professione e che attualmente in Grecia conta un tasso di disoccupazione pari al 27%, toccando il picco dell’oltre 50% tra i giovani.

I dati confermano quello che tutti i giorni si può toccare con mano e vedere con gli occhi, tre famiglie greche su dieci vivono con un reddito annuo familiare inferiore a 10.000 euro. La tassazione non coincide con le medie possibilità economiche, soltanto il possesso di un immobile comporta il pagamento dell’ENFIA (house tax) che nell’arco di poco tempo ha subito ulteriore aumento raggiungendo cifra superiore ai 500 euro.

La speranza in Tsipras è alta e sfrecciante. Nel suo programma di governo le priorità sono tutte orientate all’innalzamento dei salari minimi, al miglioramento della sanità pubblica e ad una apertura dei rubinetti per le Pmi greche. In cima a tutto, però, la grande sfida Europea, un occasione di confronto battagliero che abbraccia la geografia del sud Europa: “la nostra lotta è quella di ogni popolo che combatte contro l’austerità”; inutile sottolinearlo, l’Italia è tra questi popoli.

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