Dipendenti pubblici vs Roma Capitale: gli asili nido

Continuiamo ad occuparci della delicata situazione che vede contrapporsi varie categorie di dipendenti di Roma Capitale alla giunta comunale. In questo secondo appuntamento intervista a Caterina Fida, educatrice e responsabile USB asili nido Roma

di Marco Assab

asilo-nido-230pxProseguiamo ad approfondire il tema dello scontro tra dipendenti pubblici e Roma Capitale, focalizzando questa volta la nostra attenzione su una categoria in particolare e sui persistenti problemi del settore: le educatrici e gli asili nido. Abbiamo intervistato a questo proposito Caterina Fida, educatrice e responsabile USB asili nido Roma.

Caterina Fida, qual è, ad oggi, la situazione degli asili nido e delle scuole dell’infanzia di Roma? Quali sono le principali problematiche da risolvere?
Se dovessi usare un solo termine direi “fatica”, perché è la parola che sento di più quando andiamo sui posti di lavoro. La riorganizzazione del settore scolastico-educativo voluta dall’amministrazione capitolina ha portato molti cambiamenti negativi aumentando di fatto i carichi di lavoro delle educatrici e delle insegnanti, diminuendo la loro capacità di realizzare i  progetti educativi, di rispondere in modo adeguato ai bisogni dei bambini e di garantire che siano tutelati dal punto di vista della sicurezza fisica. Altro grave elemento  è che questa riorganizzazione ha provocato, di fatto, il licenziamento di tantissime precarie e il conseguente impoverimento di migliaia di famiglie.

Attualmente la proporzione tra il numero delle educatrici ed il numero dei bambini è adeguata? Quali, a suo parere, gli errori del comune di Roma?
Il meccanismo creato sicuramente non garantisce che vi sia un numero adeguato di educatrici perché tutto l’impianto è pensato in funzione del risparmio. Ad esempio i modelli organizzativi sono costruiti per rendere flessibile il personale, con posticipi ed anticipi dell’orario di lavoro, in modo tale sia coperto tutto l’orario di funzionamento del servizio. Questa operazione ha lo scopo di limitare al massimo l’invio di supplenti. Solo che questo crea situazioni in cui le educatrici si trovavano a dover gestire numeri altissimi di bambini e, nel caso dei nidi, sono bambini molto piccoli che vanno dai 3 mesi ai tre anni di età, e si può ben immaginare la pericolosità di questa operazione. Anche nella scuola dell’infanzia aumentare l’orario di lavoro a contatto con i bambini di tre ore è servito esclusivamente ad utilizzare le insegnanti di ruolo per coprire le assenze ed evitare di chiamare le supplenti. Dal 17 febbraio poi si è decisa una sorta di sospensione in attesa di trovare un modello condiviso con le parti sociali. Questa sospensione, che reintroduce il rapporto frontale nei nidi e ripristina il normale orario per le insegnanti della scuola dell’infanzia, è però una specie di farsa.  Il meccanismo è perverso, perché pone la lavoratrici  in una situazione di ricatto, infatti se vorranno recuperare parte del loro salario, saranno costrette a garantire l’applicazione del modello organizzativo imposto dai Dipartimento e a spostare i propri turni di lavoro a scapito delle attività previste nei progetti educativi e di quello che potranno  offrire ai bambini.  In pratica, per avere un salario inferiore a quello che percepivano lo scorso anno, dovranno lavorare tanto di  più e non chiamare le supplenti. Credo che l’errore più grande sia quello di non avere in mente un progetto di sviluppo dei servizi basato sulla qualità. Servizi così importanti, dedicati alle cura delle persone, non si gestiscono solo in un ottica di risparmio, non si può non comprendere la funzione sociale  della professione di educatore, non si può voltare la faccia a migliaia di precarie licenziandole.

Cosa bisognerebbe fare affinché le educatrici precarie siano assunte? Quali le misure da adottare per garantire una crescita educativa dei piccoli senza che manchino condizioni di sicurezza fondamentali?
L’USB ha presentato un progetto di riorganizzazione dei servizi cercando di tenere a mente la funzione sociale ed educativa di questi servizi e  l’importante contributo che il personale precario ha dato in questi anni. Nello specifico abbiamo chiesto che siano utilizzati i Fondi Strutturali Europei per dei progetti specifici  perché pensiamo che questo possa coniugare l’esigenza di contenimento dei costi con quelle di sviluppo necessarie per la nostra città, senza minare la qualità dei servizi e senza mortificare i diritti delle lavoratrici del settore. Le nostre proposte prendono spunto dai due rapporti dell’OCSE sull’educazione e la cura infantile e dalle Raccomandazioni della Commissione Europea del 20 febbraio 2013 dove si fa riferimento esplicito ad un approccio universale all’accesso ai servizi 0-6 di qualità e come questa qualità sia importante ai fini di un sano sviluppo cognitivo dei bambini , al sostanziale investimento pubblico e a condizioni adeguate per la formazione e l’occupazione del personale.

L’USB è forse il sindacato che più di tutti ha a cuore questa tematica così importante. Ci saranno altre iniziative o mobilitazioni?
In questi giorni siamo molto impegnati per le prossime elezioni RSU del 3-4-5 marzo. È un appuntamento molto importante, vorremmo che fossero elette educatrici ed insegnanti di ruolo e precarie, perché siano direttamente loro a rappresentare i problemi del settore e a proporre un nuovo modello di gestione dei servizi che sia rispettoso di tutti gli attori: bambini, genitori e lavoratrici. Poi ci sarà l’8 marzo e quale data migliore per far sentire la voce delle donne? Quella giornata sarà per le donne di Roma Capitale una giornata di lotta.

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