Lorenzo Marone e “La tentazione di essere felici”

Lorenzo Marone esce in libreria con “La tentazione di essere felici”, un caso letterario senza precedenti edito da Longanesi

di Giulia Ciarapica

lorenzo-marone-230pxPrendete una vita, metteteci dentro due figli, qualche vicino di casa stravagante, una moglie defunta con cui parlare ogni tanto, una buona dose di rimorsi e di rimpianti, corredate il tutto con qualche goccia di egoismo, maniere brusche e sarcasmo, e poi irrorate con abbondante tenerezza.

Avrete dato forma all’esistenza di Cesare Annunziata, il “cinico e burbero” nonché “stupido e romantico” vecchio che si affanna tra le pagine del romanzo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici.

Cesare è uno di quei personaggi a cui ci si affeziona subito, uno di quelli che la sanno lunga ma la raccontano male e, mentre ti guardano con occhi apparentemente stanchi ed irritati, già celano la preoccupazione di non mostrarsi troppo per quel che realmente sono: figure dolci, avvolgenti, chiuse in un assordante mutismo che ha solo bisogno dell’occasione giusta per sprigionare un lieve profumo di rosa e cannella.

Non odio la gente, è solo che sono troppo preso da me per occuparmi degli altri. Questo è ciò che il signor Annunziata vorrebbe farvi credere, ma non siate così ingenui da cadere nel tranello: Emma, la giovane moglie e quasi mamma della porta accanto, sa bene che non è così.

Vessata dal marito, colpita a sangue per i più futili motivi, cerca rifugio proprio in Cesare che, dietro il paravento dell’indifferenza, nasconde un animo sensibile e un cuore più grande di quello che egli stesso si aspetterebbe di trovare.

I personaggi di questo romanzo ruotano attorno alla vita di Cesare aiutando il lettore, a mano a mano, ad evidenziare tutti i lati del carattere dello scorbutico signor Annunziata.

Eleonora Vitagliano, la gattara della porta di fronte, si aggrappa alla flebile pazienza di Cesare che, nonostante sembri odiare tutto e tutti, dà persino da mangiare a Belzebù, uno dei numerosi gatti di Eleonora che tenta di sfuggire alle cure della padrona premurosa, puzzolente e sorda.

Marino, l’amico di sempre, rinunciatario della vita e destinato a terminare la stessa su una poltrona che ormai, anche quando lui non vi è seduto, abbraccia interamente la sua sagoma, perfetta e immobile, è l’incarnazione dell’Amicizia, quello strano sentimento che smuove persino la naturale diffidenza di uno come il dottor Annunziata, attratto dalla spaurita apatia del suo condomino più fedele.

Poi c’è Rossana, la prostituta sessantenne che accompagna con un pizzico di malizia, ma soprattutto con dolcezza, l’evoluzione della vecchiaia di Cesare: “Ecco il motivo per il quale esco con Rossana, (…) mi sbatte in faccia la verità senza troppe remore”.

Cesare Annunziata adora inebriarsi della schiettezza di questa donna matura ma che odora di vita vera, quella vita che ha saputo addossarsi ogni colpa, che ha imparato a coltivare la bellezza della semplicità e che riesce a fare assaggiare una ventata di freschezza anche alle pieghe di una pelle cadente, che da troppo tempo ha passato l’età degli entusiasmi facili e dei desideri da realizzare.

Infine ci sono quei due, che siedono in cima alla vita di Cesare e che ne fanno parte in modo necessario e improrogabile: i suoi figli, Sveva e Dante.

Se l’omosessualità di Dante è qualcosa di compiuto e definitivo, qualcosa di cui alla fine farsene una ragione, l’infelicitá di Sveva no, non la si accetta tanto facilmente. Specialmente se è la figlia che hai amato di più, la figlia che più ti somiglia e specialmente se è la persona con cui, ogni volta che ci parli, sembra di guardarti allo specchio.

Cesare lo sa che il carattere difficile e irrisolto di Sveva è il suo, sa che le frequenti arrabbiature e il cinismo a buon mercato non le risparmieranno le delusioni della vita, ma sa anche che per salvarsi – soprattutto da se stessi – bisogna volerlo.

E se non lo si vuole, pazienza. Lui, più che arrabbiarsi perché la soluzione per i problemi altrui ce l’ha sempre, ma nessuno la adotta mai, non può fare.

Non è la vita straordinaria di un uomo speciale quella che Marone getta su queste pagine, ma è la vita di un uomo qualunque, un uomo “accigliato” e “sfiduciato”, che non conosce mezze misure e che arriva dritto al punto, senza scendere a compromessi, un uomo che ha vissuto molto ma poco intensamente, un uomo che ha sbagliato tanto ma poco coscientemente. Un uomo come tanti, che di fantastico ha la consapevolezza di non essere riuscito a tuffarsi dal trampolino che gli avrebbe permesso di essere più felice, seppur con qualche escoriazione.

Lorenzo Marone dipinge con la scioltezza dell’artista di strada il ritratto di un vecchio scontroso e terribilmente romantico, risucchiato dalla tentazione di gettarsi nella mischia della vita sperando di schivarne i colpi bassi, mentre sono proprio quelli a stanarlo per primo.

Un romanzo fresco e audace, realizzato appositamente affinché il lettore, nei panni di Cesare Annunziata, si destreggi tra i vicoli di una Napoli mordace e passionale, che fa da sfondo a quello splendido teatro di umanità che si snoda al suo interno.

La penna raffinata di Marone si sofferma sui lineamenti dei protagonisti rendendoli familiari, donando loro quell’aria gravemente sbarazzina che induce a riflettere sulla banalità della vita – che di banale ha sempre troppo poco –  e sul senso degli atti che commettiamo ogni giorno.

Agguantato dietro ogni angolo del libro ricorre un tema che rende il racconto ricco di tensione: con grande eleganza e garbo, pur mettendoci di fronte alla triste realtà dei fatti, Marone affronta la tematica della violenza sulle donne, infilandola negli anfratti di un testo così arioso.

È la realtà di questa quotidianità truce, a cui molti si sono forse assuefatti, a fare capolino e a riportarci con i piedi per terra, con le dita insanguinate a causa dei vetri rotti, con uno zigomo gonfio e livido per le botte di un rifiuto, con il respiro affannato quando pensiamo che non ci sia più niente da fare.

La tentazione di essere felici è un romanzo di vita che inneggia alla vita stessa, un pasoliniano ricordo proiettato alle esistenze del XXI secolo.

E se, a tutto ciò, aggiungete un etto di simpatia tutta made in Sud e qualche chilo di ironia, beh, avrete il romanzo perfetto. Questo.

La tentazione di essere felici
Lorenzo Marone
Longanesi, 2015
pp. 265

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