Brasile, lo scandalo Petrobras minaccia Dilma

Crescita bloccata e tangenti statali: la nazione scende in piazza, la Presidente perde consenso per la questione Petrobras, compagnia petrolifera brasiliana

 di Sara Gullace

petrobrasCorruzione ed economia: è di questo che cadrà Dilma Rousseff? Al suo secondo mandato come Presidente da soli quattro mesi, la “figlia di Lula” (tanto forte il suo legame con l’ex Presidente) deve fronteggiare quella che in Brasile sembra essere la più grande crisi dell’era democratica.

Domenica 15 marzo quasi un milione di persone in tutto il Paese ha manifestato contro la gestione economica ed i politici coinvolti nello scandalo Petrobras al grido di “Fuori Dilma” e “Ridateci il Brasile”. I movimenti “Brasile Libero” e “Cambia il Brasile”, vicini all’opposizione di centrodestra, hanno organizzato una protesta che ha attraversato la nazione: da Brasilia, a Rio de Janeiro, a Belem, passando per Belo Horizonte, Recife e Salvador de Bahia.

Una popolazione in difficoltà economica; un paese deluso dai suoi dirigenti, rei di non stabilizzare la crescita del decennio scorso e di approfittare della cosa pubblica facendo parte di un sistema corrotto.  Parti non troppo isolate della protesta sono arrivate a chiedere la destituzione della Presidente: evenienza, al momento, piuttosto lontana.

Dilma, lo ricordiamo, vinse la campagna elettorale nel segno della continuità con l’operato di Lula che aveva portato alla rinascita del Paese. Forti erano stati i dubbi, da parte dell’opposizione di Neves, verso la sua visione economica. Il suo Brasile, oggi, è una nazione vicina alla recessione, con un’inflazione oltre il 7% ed un PIB (il nostro PIL) di appena 1%, in caduta libera rispetto al 7,5% del 2010. Sul fronte economico, la recriminazione più grande mossa alla Presidente riguardo la legge di aggiustamento di bilancio che ha fatto schizzare le tasse e ridotto la spesa pubblica. Una mossa non pattuita in campagna elettorale che è costata a Dilma la sfiducia del suo elettorato così come della maggior parte del Partito dei Lavoratori.

A questo fosco panorama si è recentemente aggiunto il terremoto di Petrobras. Diversi dirigenti della compagnia petrolifera statale hanno gonfiato i contratti di appalto delle infrastrutture di cifre che si aggirano sugli 800 milioni di dollari. Beneficiari delle super entrate anche i partiti della coalizione al governo, che si sono avvalsi dei finanziamenti per le campagne elettorali.

Sotto inchiesta per corruzione sono finiti almeno 30 tra politici ed ex politici, su una lista di 54 persone. Tra questi, il Presidente del Congresso, Cunha, e del Senato, Calheiros, entrambi del Partito Democratico alleato con il governo. Altro nome illustre è quello di Vacari, ministro del Tesoro proveniente dal PT. Ma non mancano i parlamentari socialdemocratici del partito dell’ex candidato alla presidenza Aecio Neves che ha salutato la manifestazione nazionale come “una rivendicazione di democrazia”.

Le indagini, al momento, parlano di un sistema che sembra essere nato negli anni novanta per consolidarsi nel decennio successivo. L’ex manager Barusco ha ammesso di aver ricevuto tangenti politiche già nel 1996.

Forti sono i dubbi anche sul coinvolgimento della Rousseff, che è stata ministro dell’energia tra il 2003 ed il 2005 e, successivamente, presidente del consiglio di amministrazione della Petrobras sotto il governo Lula e nel periodo incriminato. Il sospetto che fosse a conoscenza del sistema di corruzione e tangenti verrà difficilmente dissipato.

Nella sua prima uscita ufficiale, Dilma ha dichiarato solidarietà per i protestanti: “Le manifestazioni sono legittime. Il governo – ha continuato – ha il dovere di ascoltare la piazza. Sono il Presidente di tutti i brasiliani”. Ha immediatamente preso le distanze dai fatti dichiarando (ancora una volta) guerra alla corruzione, per cui il Ministro di Giustizia, Cardozo, ha presentato un pacchetto di misure anti corruzione che sarà discusso dalla Camera.

In questo momento, la Presidente dei brasiliani, è rimasta sola: lei che era stata confermata dalle classi medio basse della società, dal “Brasile della strada” adesso ne ha perso l’appoggio. In pochi sono rimasti a credere alle sue promesse di riforma e ripresa. E l’ombra della Petrobras, anche se le accuse non sono state confermate, sta diventando sempre più estesa.

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