Solo l’unità può salvare l’Afghanistan

Mentre il mondo chiede giustizia per Farkunda, in Afghanistan cresce la preoccupazione per i 31 ostaggi di etnia hazara, di cui non si hanno notizie dal 23 febbraio. Una vicenda che pone nuovi interrogativi sul futuro del Paese, tra la minaccia del Califfato e la difesa dei diritti umani

di Elisa Di Benedetto

Afghanistan Hazara Rahimi

Il Professor Sardar Mohammad Rahimi, rappresentante della minoranza sciita hazara

“Oggi più che mai il nostro Paese ha bisogno di unità”. E’ questa la soluzione per il futuro dell’Afghanistan, secondo Sardar Mohammad Rahimi, deputato del Partito di unità afghano – che rappresenta la minoranza sciita hazara – e più giovane candidato alla carica di ministro del commercio, in Italia per incontrare il presidente della Commissione nazionale dei diritti umani alla Camera. Docente di scienze politiche all’università di Kabul ed esponente della minoranza sciita hazara, lo abbiamo incontrato domenica, in occasione della cerimonia organizzata da ACAFI-Associazione Culturale degli Afghani in Italia, per la commemorazione di Abdul Ali Mazari, segretario generale del Hizb-e Wahdat-e Islami AfghanistanPartito unitario islamico dell’Afghanistan ed esponente hazara, ucciso dai Talebani il 12 marzo 1995.

La vicenda di Farkunda, la ragazza di 27 anni linciata e poi bruciata dalla folla che la accusava ingiustamente di avere oltraggiato il Corano, riporta l’attenzione sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan…
La storia di Farkhunda, dimostra che negli ultimi 13-14 anni l’Afghanistan ha assistito a quello che potremmo definire un processo inverso, frutto di un meccanismo fallimentare. I diritti umani sono considerati uno strumento politico, un argomento di facciata per ottenere consensi. Se vogliamo un cambiamento reale, dobbiamo attuare una riforma radicale, che parta dalle scuole, per fare in modo che i bambini e i giovani capiscano l’importanza dei diritti delle donne e dei bambini. E’ necessario cambiare prospettiva, a partire dal governo stesso, e diffondere la consapevolezza che i diritti umani sono legati ad aspetti economici, sociali, politici. Si tratta di un processo che richiede tempo e pazienza; non dobbiamo avere fretta. Purtroppo, in Afghanistan, ci sono argomenti che hanno maggiore priorità rispetto ai diritti umani, come la guerra.

Dopo il rapimento di 31 persone hazara il 23 febbraio scorso, mentre viaggiavano a bordo di due autobus nella provincia di Zabul, cresce il timore di un’espansione dello Stato Islamico in Afghanistan.

L’ultimo report di Unama mostra che l’ISIS è presente in Afghanistan, dove riesce purtroppo a operare, seppur con modalità differenti rispetto a quelle adottate negli altri Paesi. Gode inoltre dell’attenzione dei vecchi leader talebani, che vedono in un’alleanza con Daesh la possibilità di finanziamenti interessanti. Nelle città vicine a Kabul continua la propaganda per raccogliere adesioni e il rapimento dei 31 ostaggi di etnia hazara è una prova che l’ISIS è una realtà in Afghanistan e che è in grado di creare panico e preoccupazione tra la popolazione. Il nostro Governo di unità nazionale è ancora troppo instabile e non ha la forza necessaria per combattere.

La minoranza sciita hazara è stata tra le prime e più perseguitate vittime di attacchi e rapimenti da parte del fondamentalismo. Nonostante ciò, i media internazionali mostrano poco interesse verso il loro rapimento. Per quale motivo secondo lei?
Purtroppo il popolo hazara non riesce a far sentire la propria voce, per due motivi: il fondamentalismo, che vede gli hazara vittime di persecuzioni, e l’idea, a livello internazionale, che il popolo hazara sia collegato all’Iran. La combinazione di questi due fattori fa sì che il popolo hazara non riesca ad avere attenzione, né all’interno né all’esterno dell’Afghanistan. Se guardiamo al passato, il popolo hazara è da sempre poco considerato e ignorato dai governi nonostante abbia sempre espresso la volontà di partecipare al processo di pace attraverso azioni civili. Per noi è estremamente importante che il mondo sappia che siamo pacifici e vogliamo contribuire alla pace nel nostro Paese. Crediamo di poter essere un buon esempio per le altre etnie dell’Afghanistan e che la comunità internazionale possa contribuire maggiormente e sostenere il popolo hazara in questo ruolo importante.

Qual è il suo messaggio per la comunità afghana in Italia?
L’Afghanistan è un Paese ricco dal punto di vista culturale e linguistico e oggi più che mai ha bisogno di unità. E’ necessario che tutti gli afghani siano uniti, al di là delle etnie, dei gruppi di appartenenza, delle lingue: dobbiamo essere uniti contro le minacce a cui è esposto il nostro Paese. Non dobbiamo dimenticare il messaggio di Abdul Ali Mazari e di Ahmad Shah Massud: superare le divisioni interne ed essere uniti contro qualsiasi minaccia.

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