Berlusconi, la dissoluzione di un impero economico

Dopo Mediaset, Mediolanum e Forza Italia ora tocca al Milan. Cosa si nasconde dietro alla scelta di (s)vendere i pezzi i più pregiati di un patrimonio familiare senza eguali in Italia?

di Mattia Bagnato

BerlusconiLa notizia era nell’aria già da un po’, ma la conferma ufficiale è arrivata solo nella giornata di domenica: Silvio Berlusconi venderà il 49% dell’AC Milan. Uno dei pezzi più pregiati dell’impero del Caimano, dunque, finirà nelle mani del broker cinese Bee Taechaubol. Un avvicendamento parziale, che prefigura una svolta politica, ancor prima che sportiva, destinata a cambiare per sempre il futuro del più “chiacchierato” tra i leader politici italiani. La cessione del club rossonero, però, è solo l’ultimo tassello di un puzzle fatto di ristrutturazioni aziendali e ridimensionamento dei costi. Una strategia economica dietro alla quale sembra nascondersi un nuovo progetto politico.

Chi più ne ha, più ne metta – Che il momento fosse delicato era sotto gli occhi di tutti. L’instancabile uomo di Arcore, d’improvviso, non sembra più lui. Quell’aria sicura e compiaciuta ha lasciato il posto ad un viso stanco e segnato da mille battaglie. La sentenza sul Lodo Mondadori, la condanna per falso in bilancio e, infine, la rivolta tutta interna al “suo” partito. Una sommossa che si è fatta spaccatura insanabile, come conferma la scelta di presentarsi in Puglia con due liste distinte. Tutti segnali inequivocabili, quindi. Avvisaglie, sempre più reali, della fine di una stagione politica che è stata capace di dar vita ad una vera e propria ideologia: il berlusconismo.

Vieni a ballare in Puglia – A quanto pare però questo non è più il tempo delle chiacchiere, meglio cercare di fare cassa quindi, lasciando l’onere della campagna elettorale a qualcun altro. Cosa importa se il partito dovrà fare a meno dei suoi comizi. Metterci la faccia, infatti, potrebbe rivelarsi un boomerang politico, soprattutto adesso che l’appeal dell’ex Cavaliere è ai minimi storici. Ecco allora che i successi del passato appaiono solo un lontano ricordo. Spazzati via da quel “fatal Nazareno”, simbolo nefasto di una debacle politica che brucia ancora.

Dalla Cina con furore – Così, disertata la riunione che avrebbe dovuto definire le candidature per le prossime regionali, il Berlusca ha deciso di salire sul primo volo disponibile con destinazione Pechino. In ballo c’è il futuro di un patrimonio personale dilapidato da anni di attività politica. Quello stesso impegno istituzionale da sempre strettamente connesso alla sfera imprenditoriale. Perché, nonostante quello che si possa pensare, il più alto obbligo morale dell’ex Cavaliere è la tutela della “cosa privata”. L’attuale congettura storico-politica, infatti, non sembra fare eccezione.

Conoscendolo, deve aver sofferto molto Silvio all’idea di dover lasciare in mano cinese la sua prima creatura politica. Quel Milan stellare che, prima ancora che una passione, è stata per lui un vero e proprio volano di consensi. Così determinante che ad ogni goal messo a segno dal trio olandese capitanato da Marco Van Basten ha fatto seguito un aumento di stima e prestigio politico.

La mia banca è differente – Come dicevano in apertura, però, il Milan è solo uno dei pezzi di argenteria messi sul mercato. Prima di bussare alla porta di Mr. Bee, infatti, era toccata ad altri importanti “articoli” della “collezione” di famiglia la stessa triste sorte. Come Mediolanum, appunto: la “banca-assicurazione” diventata l’oggetto di una aspra contesa fra il gruppo Segrate e la Banca d’Italia. Quest’ultima, infatti, si è detta disposta a sborsare un mld di euro in cambio del 20% della proprietà. Musica per le orecchie della dinastia Berlusconi, alla ricerca sfrenata di una boccata di ossigeno dopo la perdita d’onorabilità seguita alla condanna per falso in bilancio.

Si (s)venda chi può – Ad Arcore, da qualche mese a questa parte, l’andirivieni di “olgettine” e starlet ha dovuto cedere il passo a quello di più seriosi uomini d’affari, chiamati a raccolta dopo il crollo del settore pubblicitario. Una sciagura biblica che ha convinto Berlusconi a disfarsi anche del 7,79% di Mediaset. Una fetta all’apparenza insignificante, ma che in “soldoni” significa 380 mln di euro. I maligni, però, vedono dietro a questa ghiotta opportunità l’insidia di un “Nazareno bis”: la stretta mortale dell’acerrimo nemico Murdoch sempre alla ricerca di nuovi spazi per le sue pay-tv.

Il lingua batte dove il dente duole – Così, ceduta la squadra del cuore e (s)venduta l’azienda di famiglia è stato il turno di Forza Italia. Il partito nato dalle ceneri di quello socialista, infatti, sembra sempre più un costosissimo carrozzone. Cene, regali di Natale e biglietti di auguri sono diventati un lusso che “Paperon de’ Berlusconi” non può più permettersi. Che sia colpa del taglio ai finanziamenti pubblici dei partiti? Quel che è certo è che anche in casa azzurra è iniziata la fase della spending review.

A cosa dovrà servire questa riorganizzazione aziendale rimane ancora un mistero. Il redivivo Berlusconi, però, ha già prova di sapere rinascere dalle ceneri come, o addirittura meglio, di una fenice. Per questo sembra tutt’altro che assurdo ipotizzare che alla fine di questo risanamento economico nascerà una nuovo soggetto politico, magari più piccolo, sicuramente più facile da gestire, privato di tutte quelle “teste calde” che non hanno fatto altro che litigare e minare il consenso. Soprattutto, però, dovrà essere un partito low cost.

Così, in attesa di dar vita a quello che già adesso alcuni definiscono il nuovo “partito repubblicano italiano”, B. sembra volersi accontentare di una cinquantina di parlamentari. Niente di più. Ciò che conta, a questo punto, è avere un partito di fedelissimi. Una scelta discutibile, certo, ma perfettamente in linea con la storia politica di un leader che sembra aver trovato in Renzi il suo più promettente successore. L’uomo giusto al quale lasciare lo scettro del comando.

(fonte immagine: http://www.malitalia.it/)

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