La madre vista con gli occhi di Massimo Recalcati

Al Salone Internazionale del Libro di Torino uno degli incontri più attesi: Massimo Recalcati parla al pubblico del suo nuovo libro “Le mani della madre”. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno

di Giulia Ciarapica

(fonte immagine: libreriamo.it)

(fonte immagine: libreriamo.it)

La grande lezione della maternità è rendere insostituibile chi si ama, rendere unico il proprio figlio, che nelle mani della madre diventa realmente figlio unico“.

Non è solo una lezione di genitorialità legata al senso del materno quella che Massimo Recalcati ha tenuto al Salone Internazionale del Libro di Torino lo scorso 16 maggio all’Auditorium del Lingotto Fiere, ma è qualcosa di più: è la scoperta della maternità attraverso lo studio e l’analisi dell’essere donna, prima ancora che madre.

Di fronte ad una sala gremita e plaudente, Recalcati ha parlato del suo nuovo libro Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno (Feltrinelli, 2015, pp. 187). Dopo aver indagato le ragioni della paternità, del rapporto tra genitori e figli dopo il tramonto della figura del padre ne Il complesso di Telemaco, ora Recalcati si addentra nella scoperta dell’immagine della madre, attraverso le sfaccettature delle parti del suo corpo.

Tre sono i tratti fondamentali che l’autore ha analizzato nel corso dell’incontro: le mani della madre, il volto della madre ed il seno della madre.

Le mani materne sono mani che trattengono la vita nella vita, sono mani che non abbandonano, ma che, anzi, ci afferrano nell’attimo in cui percepiamo la caduta nel vuoto. Le mani della madre sono di per sé già un linguaggio, certamente non alfabetico, ma, come dice Lacan, nello sviluppo della soggettività non c’è un tempo che ha preceduto il linguaggio e poi un tempo che segnala l’accesso al linguaggio.

Tutto è linguaggio: quando le mani della madre lavano il piccolo, quando se ne prendono cura nelle diverse forme, lì, in quei gesti, c’è già lo scambio di significati che Lacan, come ricorda ancora Recalcati, chiama “lalangue“, ossia “lalingua“, in una scrittura unica, attaccata. “Lalingua” è, in questo caso, appunto, non alfabetica, non articolata o scandita entro i limiti della scrittura, ma si tratta di un linguaggio fatto di suoni, di gesti, proprio delle mani materne.

Il secondo tratto fondamentale di cui Recalcati parla è il volto: “C’è stato un tempo – spiega lo scrittore – in cui per ciascuno di noi il volto del mondo ha avuto il volto della madre“. Cosa significa? Significa semplicemente che la nostra esplorazione del mondo è stata soprattutto, da principio, esplorazione del volto della madre, ed in verità ci siamo potuti guardare, per ciò che siamo, solo attraverso lo sguardo della figura materna.

La nostra immagine del corpo, la nostra identità, continua Massimo Recalcati, “si costituisce sempre con l’incontro dello sguardo dell’altro, anzi, ancora di più, ciascuno di noi si vede così come l’altro lo ha guardato“. L’incontro con lo sguardo materno, dunque, fonda la nostra immagine e l’amabilità o meno della stessa: il volto materno è ciò che ci consente di vederci per quello che siamo. Ma non basta.

©Giulia Ciarapica

©Giulia Ciarapica

Il volto della madre non è solo percezione e riflesso di noi stessi, è qualcosa di più importante: un bambino attraverso il viso della mamma incontra il viso del mondo, ossia il viso della madre apre o chiude il viso del mondo. L’angoscia dipinta nello sguardo materno si trasferirà immancabilmente anche in quella del figlio, che non sarà in grado di approcciarsi serenamente alla realtà esterna.

Se la mamma, dunque, osserva il figlio ancora piccolo con occhi di paura e di ansia, il bambino crescerà nel pianto e nel terrore. Viceversa, se il volto materno si aprirà in un sorriso incoraggiante, il bambino sarà spinto, serenamente, ad esplorare il mondo con curiosità e audacia.

La fede dei genitori, insegna Recalcati, fonda la possibilità di desiderio dei figli: se un genitore non ha fede nel desiderio del figlio, il desiderio di quest’ultimo appassirà.

Il volto materno, in sostanza, non restituisce paura del mondo, ma entusiasmo della possibilità della sua esplorazione. È lì che il bambino si apre ed esplorando il volto della madre esplora anche il mondo circostante.

Il terzo ed ultimo punto focale dell’analisi di Recalcati è il seno, come elemento che la madre ha da offrire al bambino e che risponde al bisogno di cure che il figlio richiede al proprio genitore. Con il seno la madre soddisfa il bisogno di nutrimento del figlio, ma il tratto essenziale che si rivela dietro il seno non è solo questo: il seno si trasforma in segno quando la madre, offrendolo al piccolo, non lo usa semplicemente per soddisfarne le necessità fisiche, ma diventa simbolo necessario per confermare la presenza della madre.

Il segno della presenza della madre altro non è che il segno della presenza del suo amore, donata attraverso il seno. Uno sdoppiamento fondamentale della figura della madre.

È attraverso l’analisi di questi punti essenziali che Massimo Recalcati ha spiegato al grande pubblico del Salone del Libro cosa significa essere madri e anche cosa vuol dire essere madri oggi: la madre sufficientemente buona è la madre che non dimentica la donna, ma ne viene attraversata e rigenerata.

Un incontro intenso ed istruttivo, reso ancora più affascinante dalla forte capacità dell’autore di esplicitare concetti tanto importanti nel modo più chiaro e limpido possibile, qualità indiscussa che si riverbera immancabilmente anche in tutti i suoi libri.

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3 risposte a “La madre vista con gli occhi di Massimo Recalcati

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