Crisi in Grecia: molti colpevoli e poche soluzioni

Non sembra esserci una soluzione per i problemi economici della Grecia, ma di chi è davvero la colpa di questa situazione? E che ruolo hanno avuto la Troika e Tsipras?

di Andrea Rosiello

Grecia, Tsipras Merkel

(fonte immagine: karlspain.wordpress.com)

RUOLI INVERTITI – Fino a poche settimane fa, lo ammettiamo, facevamo il tifo per la Grecia: pressata dalla Troika (BCE, FMI e UE con la Germania in testa) per pagare i debiti, in lotta per uscire dalla crisi, alle prese per trovare una soluzione alternativa, ci sembrava fosse dalla parte della ragione.

Oggi, settimane dopo quell’articolo e alla luce di una più attenta lettura della storia del paese di Socrate e Platone, forse dobbiamo ammettere di esserci sbagliati.

UN POSTO PER FIGLI E MOGLI – Partiamo dai dipendenti pubblici: dal 1981 al 2010 in Grecia il numero dei dipendenti pubblici, come mostra un ricerca del Cato Institute, sono aumentati di più del 100%: da circa 300mila a poco meno 700mila mentre la crescita della popolazione, nello stesso periodo, è stata del 16%.

Nel 2011 la Troika (Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Unione europea) ha chiesto alla Grecia di ridurre il numero dei dipendenti pubblici del 20% per concedere un cospicuo credito.

Tuttavia, nonostante l’adesione ufficiale alle suddette richieste e l’elevato numero di pensionamenti, il numero dei dipendenti pubblici nazionali è aumentato.

Come? Semplice! Il governo ellenico, approfittando del metodo delle chiamate dirette e delle fusioni tra municipalizzate, nello stesso anno ha assunto 70.000 dipendenti pubblici in quattro settori chiave (enti locali, sanità, forze dell’ordine e ministero della Cultura).

In particolare hanno fatto la parte del leone le amministrazioni locali greche (regioni, province e comuni) che hanno assunto lo stesso 12mila nuovi dipendenti.

Tra il 2013 e il 2014, nel rispetto dell’accordo con la Troika, la Grecia ha licenziato circa 15.000 dipendenti pubblici.

Nel 2015 il neo presidente Tsipras, imparando chiaramente dal passato e rispettando le realistiche promesse elettorali fatte, ha annunciato di voler assumere 13.000 nuovi dipendenti per riparare alle ingiustizie delle politiche dell’austerity.

SISTEMA PENSIONISTICO FALLIMENTARE  – L’altra grande spesa della Grecia sono le pensioni (pari nel 2014 al 16% del Pil). Un sistema che richiede sempre maggiori fondi e che per molti anni è stato fin troppo generoso. Basti pensare che, per molti anni, la pensione di reversibilità di un ex-dipendente statale andava, di diritto, alle figlie nubili o divorziate.

L’assenza di controlli è stata tale che nel 2010 il 14% delle pensioni erogate (320 mila) erano fasulle e nel 2011 è emersa una maxi frode da 8 miliardi a danni del sistema pensionistico greco.

Il quadro previdenziale è reso ancora più incerto dalla frammentazione in centinaia di schemi previdenziali, ognuno con regole diverse.  Anche in questo caso il neo presidente Tsipras finora non ha attuato nessuna seria riforma.

ASSENZA DI POLITICHE ECONOMICHE – L’ultimo tassello che completa il quadro di colpe della Grecia, è l’assenza totale di riforme strutturali negli ultimi anni: nessuna privatizzazione, assenza di lotta all’evasione.

COLPEVOLI E COLPE – Alla luce delle politiche economiche finora seguite e del debito pubblico che cresce in modo costante (323 miliardi nel 2015), ci sarebbe aspettato una diversa politica economica dal presidente Tsipras.

Invece, a quasi sei mesi dal suo insediamento, il numero uno di Atene prosegue vecchie politiche clientelari, non riforma ulteriormente il sistema pensionistico al collasso e non combatte adeguatamente l’evasione fiscale (un mese fa ha concesso a 6mila ricchi di dilazionare, in 100 rate, 60 miliardi di tasse evase).

E c’è ancora chi, in tutto questo, da la colpa solo a chi in questi ultimi anni ha prima, forse troppo alla leggera, erogato il credito e poi ha, giustamente, chiesto indietro quanto dovuto.

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