Ghigliottina.it e Cesvi: Diritto al cibo per tutti #8

Ottavo appuntamento con la rubrica di Ghigliottina.it in collaborazione con Cesvi Onlus. In questo numero torniamo a parlare del Parco della Pace sul fiume Limpopo

Viaggio nel Parco della Pace al confine
tra Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe 

©Andrea Frazzetta/LUZ

©Andrea Frazzetta/LUZ

Lungo il corso del fiume Limpopo, dove Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe si incontrano, sorge “il più grande regno degli animali al mondo”: il Parco Transfrontaliero del Grande Limpopo, un’area protetta che racchiude i confini dei tre Stati.

Da molti anni Cesvi lavora nel Parco (di cui abbiamo già parlato nel quarto appuntamento della rubrica – qui) a fianco della Cooperazione italiana creando opportunità di sviluppo per le comunità locali attraverso forme di turismo sostenibile atte a favorire l’aumento di lavoro e ridurre la povertà.

L’obiettivo è far sì che la conservazione delle risorse naturali vada di pari passo con lo sviluppo comunitario, intervenendo sui settori del turismo, dell’agricoltura e dell’allevamento”, spiega Paolo Caroli, responsabile di Cesvi per l’area del Limpopo.

Alla nascita del Parco ha contribuito Nelson Mandela, il primo a sostenere l’istituzione di aree transfrontaliere di distensione politica e di riconciliazione tra popoli.

Decidere, 15 anni fa, di creare questo “Parco della Pace” non fu solo un gesto simbolico, ma anche una scelta complessa. Si trattava di avvicinare tre Paesi dagli equilibri delicati: il Sudafrica dell’apartheid e del Kruger Park, lo Zimbabwe, colpito da una crisi che ha generato 4 milioni di emigrati e il Mozambico, in pieno boom economico, ma reduce da una guerra civile di molti anni.

A questi importanti temi e alla incredibile ricchezza naturale di questa parte di Africa, è dedicata la mostra di Andrea Frazzetta* “Limpopo – Viaggio nel Parco della Pace al confine tra Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe” che Cesvi organizza a Milano, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dall’8 al 18 ottobre 2015 al Palazzo dei Giureconsulti, Camera dei Notari, in Piazza Mercanti 8.

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©Andrea Frazzetta/LUZ

L’inaugurazione della mostra – inserita nel palinsesto di Expo in Città – è in programma giovedì 8 ottobre alle ore 18, in presenza dell’autore. 

Il progetto

L’obiettivo del progetto Cesvi è quello di introdurre strategie di uso della terra sostenibili, dal punto di vista economico e ambientale, affinché la conservazione delle risorse naturali vada di pari passo con lo sviluppo delle comunità rurali.

Gli interlocutori coinvolti sono molteplici, dai governi alle istituzioni e popolazioni locali, dai tour operator privati alle Ong, fino ai leader di villaggio.

Le attività integrano tre diversi settori: turismo, agricoltura e allevamento.

I “lodge comunitari”, ad esempio, rappresentano un progetto-pilota molto interessante nel settore turistico, poiché vedono le comunità locali direttamente coinvolte nella gestione delle strutture, con il supporto di Cesvi e di tour operator specializzati che si occupano delle attività promozionali e di marketing**.

Anche la sicurezza alimentare è un ambito centrale del progetto, reso prioritario dai cambiamenti climatici che in queste zone stanno accentuando i periodi di estrema siccità, inframmezzati da fenomeni piovosi rari ma così intensi da provocare straripamenti e alluvioni.

Tutto ciò crea grossi problemi alle coltivazioni e aggrava lo stato di povertà delle popolazioni locali.

Una soluzione messa in atto da Cesvi è stata la creazione dei “community gardens”, aree destinate alle coltivazioni comunitarie (ad esempio di zucca o di arance), donate dalle autorità tribali ai membri delle comunità locali. Questi gardens garantiscono il sostentamento familiare e piccole attività di generazione di reddito.

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©Andrea Frazzetta/LUZ

Un progetto a tutto tondo, quindi, che si articola lungo tre direttrici principali:

  • lo sviluppo di una cornice istituzionale, condivisa dai governi di Sudafrica, Mozambico e Zimbabwe, in cui elaborare adeguate politiche di conservazione della natura e di sviluppo comunitario;
  • la creazione di opportunità socioeconomiche nel settore turistico e agricolo per le comunità locali;
  • il rafforzamento di attività di gestione delle risorse naturali a livello transfrontaliero.

*Andrea Frazzetta utilizza la fotografia come strumento di scoperta e di racconto e ha realizzato diversi foto-reportage in Africa, Sudamerica e nell’area Mediterranea. Ha vinto numerosi premi, tra cui nel 2007 il Canon Prize Italian Young Photographer, nel 2009 il  Yann Geoffrey Award, per due anni consecutivi il PDN Photo Annual, nel 2013 il PX3 – Prix de la Photographie Paris e, nel 2014, è stato tra i vincitori dell’American Photography con un reportage su Tokyo pubblicato da Newsweek. Collabora con le più importanti testate italiane e internazionali.

**Cesvi, ha avviato delle attività nel settore dell’ecoturismo per lo sviluppo della African Ivory Route grazie al sostegno dell’UE. Gli itinerari previsti dall’African Ivory Route riguardano dei ‘camps’ che si trovano nel Parco Nazionale Kruger, che a sua volta è parte del Parco Transfrontaliero del Gran Limpopo.

Il Parco Transfrontaliero del Grande Limpopo, infatti, consente di collegare il Parco Nazionale del Limpopo (Mozambico) il Parco nazionale Kruger (Sudafrica), il Parco nazionale Gonarezhou, Manjinie e il Parco Malipati (Zimbabwe) in un’unica area faunistica protetta.

Fin dalla seconda metà degli anni ’90, Cesvi lavora per fare in modo che la creazione di questo Parco diventi un’opportunità anche economica per le comunità locali che, dopo la promulgazione del Restitution of Land Rights Act da parte di Nelson Mandela nel 1994, hanno avuto per la prima volta la possibilità di rivendicare la proprietà della terra dalla quale erano state illegalmente allontanate.

Il nostro lavoro consiste nel mettere in collaborazione nel settore turistico 4 realtà diverse: una ONG (Cesvi) – le comunità locali – un tour operator privato (TPD) – le autorità pubbliche. I ‘camps’ che coinvolgono il lavoro di Cesvi e che vengono proposti ai turisti come ‘mete sostenibili’  sono questi:
http://www.africanivoryroute.co.za/camps

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