“Effimera”, un inedito Stefano Benni a Roma

Fino a domani al Teatro Argot Studio di Roma lo spettacolo teatrale Effimera, monologo scritto da Stefano Benni ed interpretato da Dacia D’Acunto. La storia di una farfalla che ha subito un torto, e denuncia, tra un sospiro e un battito d’ali, la sua natura imposta. Una pillola amara, da mandar giù ridendo, come da sempre ci ha insegnato a fare Benni

di Gloria Frezza

effimera 04È sempre difficile una riflessione sulla vita: faticosa nella sua minuzia, infinita per specificità. Sarà per questo che ancora pochi osano inoltrarsi in un tale bosco d’insidie. Tuttavia, “ancora pochi” non significa propriamente nessuno. E tra i coraggiosi della retroguardia, avventuratisi nell’intricata riflessione, figura un vecchio Lupo, ancora affezionato ai suoi brividi.

Stefano Benni, fucina instancabile (e tutta italiana) di fantasticherie e serietà, da sempre produttivo nei più vari campi, che ha recentemente rifiutato il Premio De Sica con meravigliose motivazioni, torna a proporci qualcosa (di bello). Si parla di Effimera, spettacolo teatrale scritto e diretto da Benni e Viviana Dominici, che racconta la storia di una farfalla, dalla gloriosa alba al tristo tramonto.

Una riflessione sulla vita appunto, certo quella di un piccolo lepidottero, ma comunque una vita. La nostra farfallina è Dacia D’Acunto, una giovane attrice che conduce, con pari leggerezza ed aggressività, il monologo boschivo. Ci permette di assistere alla sua nascita e all’abbandono dell’odiato bozzolo, ai primi conflitti con i genitori (misteriosi tuoni in lontananza), agli amori e alle delusioni, ai viaggi, ai ricordi.

A metà tra una fatina ed una teenager qualunque, la nostra eroina si trova in disaccordo con molte delle imposizioni naturali: la brevità della sua esistenza, le ali disponibili in una sola colorazione, l’amore tra volatili e la realtà, così spoglia di orpelli. La nostra è una farfalla fantasiosa, le piace inventare i nomi alle cose, viaggiare, raccontare storie complicate e dal finale ambiguo; tendenzialmente le piace anche ridere, tranne quei pochi momenti in cui entra in trance e sputa fuori, dalla piccola bocca porporinata, una durissima verità.

Con Benni il gioco è fin troppo semplice, il suo proiettile arriva sempre col boato di una risata. Ma stavolta a venir demolita è la coscienza, ed il lavoro di elaborazione è più che impegnativo (potrebbero volerci due o tre giorni tristi, insomma). Di cosa parla davvero Effimera? Direi di un’ingiustizia. Di quella con la I maiuscola, grazie alla quale abbiamo imparato ad imprecare da tempo immemore; il motivo pregnante dei disguidi con Lassù, il Tempo come concetto e certamente la Morte, in pratica parla dell’antichissima contestazione prometeica, riassumibile in un’efficace “perché io no?”.

effimera 03Non pensate mai a quanto sia crudele poter comprendere il concetto di eternità ed essere poi posti di fronte alle scadenze? Alla vecchiaia, alla morte, alla fine anche dei più puri trasporti. Poter immaginare un amore perfetto ed infinito e poter amare solo un Macaone, giusto il tempo per fare i figli. Poter capire Dio, lì immoto e tuonante, sommamente giusto, e non saper scegliere nemmeno la cravatta di mattina. Insomma, non sono argomenti con i quali è facile fare i conti ogni dì. Ma questa farfalla non ha tempo per “pensarci dopo”, e vuole lamentarsi adesso, tutto d’un fiato, anche se non può farci nulla.

Ma solo perché non puoi farci nulla, chi l’ha detto che non devi protestare? È questo il paterno messaggio di Benni. Anche Dio a volte, ha bisogno di un consiglio. E se non ci si lamenta più delle grandi ingiustizie, a breve anche le piccole sembreranno ordinaria amministrazione e aspetteremo la tomba lobotomizzati a dovere. A ripensarci, è una farfalla piuttosto pesante, se è concesso il calembour.

Fino a domani, 18 ottobre, il Teatro Argot Studio di Roma ospita questa piccola perla di vivacità e dolore. Partecipate per vedere all’opera una brava attrice, per ridere ed essere derisi, per ritrovare Benni in uno dei contributi più decisi degli ultimi anni, per non perdervi e non perdervelo, o almeno, per scoprire come fanno all’amore le farfalle.

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