Hitchcock. A love story

Una storia d’amore nata durante il provino per uno spettacolo-pastiche dei film di Hitchcock regala risate e brillanti schermaglie tra i due attori protagonisti. Ma quando c’è di mezzo il maestro del brivido bisogna aspettarsi che l’atmosfera da rosa si tinga di nero

di Giusy Andreano

12096127_917588034963064_9132130934021255984_nAl Teatro dell’Orologio di Roma fino al 25 ottobre è in scena Hitchcock. A love story della compagnia teatrale CK Teatro. L’opera scritta da Fabio Morgan, diretta da Leonardo Ferrari Carissimi e interpretata da Anna Favella e Luca Mannocci è un racconto sulla fragilità dell’amore, una riflessione sul teatro e un omaggio ai grandi capolavori di Alfred Hitchcock.

Commedia e suspance si mescolano, le battute brillanti si infrangono sull’alone di mistero e di dubbio che circonda i due protagonisti, Andrea e Lisa, a simboleggiare quella difficoltà di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso, che poi diventa la dicotomia tra normalità e follia, del resto tutto lo spettacolo gioca sulla rottura del confine tra realtà e finzione.

Andrea è un attore affermato – nel suo completo grigio sembra un po’ Cary Grant di Intrigo Internazionale e il suo agire nevrotico richiama Anthony Perkins di Psycho – pronto a crogiolarsi nella sua vanità e a sentenziare giudizi rabbiosi e carichi di disgusto verso tutto quello che comprometterebbe la purezza della sua arte.

Lisa è un’attrice alle prime armi, piena di vitalità, di entusiasmo e di voglia di arrivare, e sabbene abbia contatti importanti, vuole provare a farcela da sola.

12116014_556625761157707_7057771830650705508_nCon il suo chignon biondo e il completo bon ton richiama la tipica eroina hitchockiana, come Kim Novak de La donna che visse due volte, uno dei film il cui tema musicale riecchieggia nella sala, a indicare il grado di morbosità nel quale scivolerà l’amore tra i due.

Saranno proprio i rimandi ad alcuni film (vi divertirere a riconoscerli) del regista britannico a punteggiare l’intero spettacolo, tutte opere dove il rapporto di coppia si noda tra luci e ombre, tra dubbi e inganni. Gli stessi spettatori sono paragonati al James Stewart che spia i vicini ne La finestra sul cortile. L’impianto di rimandi e citazioni non vi faccia pensare a un’opera seriosa, perchè si ride tanto. A partire da quel Ambarabà Hitchcockò che setta lo spirito dell’opera.

Il racconto è un gioco di specchi tra teatro e metateatro, tra le vite dei due protagonisti e i personaggi che interpretano. Seguiamo la storia d’amore che nasce, la sua fragilità sotto i colpi della distanza, dell’opportunità, del non detto. Vediamo lo spaccato della vita dell’attore, tra prove, ansia da debutto, euforia per gli applausi, rancore per i giudizi della critica, spesso gratuitamente disfattisti.

Viviamo la contrapposizione tra due visioni di intendere il mestiere. Sebbene la sua carriera deve molto a un ingonnellato Mel Gibson di Braveheart, Andrea ritiene che solo il teatro sia Arte, guai a sporcarsi facendo cinema o peggio ancora tivù, il Nostro potrebbe recitare anche per una sala vuota, tanto è per sé stesso che lo fa.

Hitchcock. A love story - ph Manuela Giusto (11)Lisa invece vuole pensare al futuro e non disdegna di prendere parte ad una fiction della Tv nazionale, che le garantirebbe la massima visibilità. Insomma il solito assioma che vuole tanto il teatro impegnato quanto la Tv deficiente, oppure la rituale correlazione tra critici frustrati e conseguenti critiche impietose, e via con “<<per vincere un Oscar bisogna imbruttirsi>>. Punti di vista veritieri (ma non dogmatici nel loro manicheismo ) che invitano alla riflessione.

Uno spettacolo godibile e molto divertente, consigliatissimo.

HITCHCOCK. A love story
con Anna Favella e Luca Mannocci
scritto da Fabio Morgan
regia Leonardo Ferrari Carissimi
scene e costumi Alessandra Muschella
disegno luci Martin Emanuel Palma
produzione Progetto Goldstein, Teatro dell’Orologio

Teatro dell’Orologio (Sala Gassmann, via dei Filippini 17/a, Roma) fino al 25 ottobre
www.teatroorologio.com

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