“Transformers”: al MAXXI l’evoluzione si tocca con mano

Fino al 28 marzo 2016 al MAXXI di Roma la mostra “Transformers”. Quattro artisti differenti reinterpretano gli oggetti e le situazioni della quotidianità, mescolando sogno e realtà. L’occhio dello spettatore resterà ammaliato, constatando che nulla è quello che sembra

di Gloria Frezza

Beautiful! Beautiful Life - Choi Jeonghwa

Life Life – Choi Jeonghwa

Quando gli antichi sognavano il futuro, le innovazioni e la tecnologia, probabilmente non sarebbero mai riusciti a trovargli neppure un difetto. Progredire vuol dire evolvere e l’evoluzione è la madre devota del progresso. Dalla ruota in poi, nulla che provenisse dalla mente umana e dal suo spasmodico bisogno di modernità, avrebbe mai potuto essere tacciata negativamente.

Eppure, eppure è accaduto. Da quando il progresso viaggia ben più veloce dell’esigenza, “modernità” è diventato sinonimo di inumano, di eccessivo, di sovraccarico e di freddo. Viviamo in un mondo schizofrenico e stanco, ogni giorno per adattarci abbiamo bisogno di cambiare. Pur tuttavia, cambiare non è morire; è al contrario, rinascere. Cambiare forma e sostanza, questa è la modernità positiva.

Proprio su questo argomento verte la mostra “Transformers”, inaugurata l’11 novembre al MAXXI di Roma, aperta fino al prossimo 28 marzo 2016. “In Giappone i transformers sono piccoli robot giocattolo in grado di mutare totalmente il loro aspetto, da automobili ad umanoidi e viceversa. Questo simboleggia la mostra – dice il curatore Hou Hanru, il mutamento che genera il nuovo, che migliora il vecchio e ne propone aspetti prima indecifrabili, ed ora chiaramente sotto i nostri occhi“.

Nella retrospettiva si avvicendano quattro artisti visionari: Choi Jeong-hwa, coreano, propone le meraviglie dell’immensità “riciclata”: Hubble Bubble, una verdissima foresta di scolapasta, così intricata e maestosa; Cosmos, una cascata di nastri e perle variopinte sul soffitto, folta e indistricabile come il cielo notturno e le sue combinazioni di stelle; Life Life, un sentiero meraviglioso, disseminato di esplosioni di palloncini colorati, che a tratti impediscono il percorso, a tratti lo delineano.

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Lo spettatore interagisce con l’installazione, i palloncini scoppiano, possono essere aggiunti, cambiano continuamente l’aspetto dell’opera senza vanificarla, come se l’artista stesse dicendo: “attraversa la tua immaginazione”. Infine il meraviglioso Golden Lotus, che troneggia all’ingresso del museo, una gigantesca ninfea dorata, che si gonfia al ritmo del respiro; l’opera è stata creata con teli termici color oro: un oggetto normalmente utilizzato per avvolgere corpi, ritorna in vita e respira. Il motto dell’artista, “my art is your heart”, calza a pennello.

Martino Gamper, italiano adottato a Londra, lavora con uno dei più placidi oggetti della quotidianità: la gloriosa sedia. Sedersi non è soltanto riposare, spesso è raccogliersi, condividere, impegnarsi, socializzare. Gamper prende queste sedie e le rende design, installa nuovi materiali, le ricrea, in un’opera simbolica come Post Forma, che ospita anche la conferenza stampa, reinterpretando alla perfezione l’espressione “stare sul pezzo”.

Pedro Reyes ci porta in Messico, sfidando la più difficile e discussa delle tecnologie umane: l’arma. In Disarm l’artista smembra pistole, fucili e armi di ogni genere rendendole materiale per una nuova creatura: degli strumenti musicali. Un violino, una chitarra, un’arpa, una tastiera perfettamente funzionanti ed utilizzabili. Da lontano sembrerebbero degli eccentrici strumenti in ferro battuto, ma da vicino sono il trionfo della musica sul rumore, armi utilizzate per creare vita e non più morte.

Post Forma - Martino Gamper

Post Forma – Martino Gamper

In ultimo, Didier Fiuza Faustino, provocatorio e sensazionale, espone Lampedusa: una boa di ragguardevoli dimensioni, posta di fronte al celebre dipinto di Géricault “La zattera della Medusa”. Un messaggio secco: dal mare ci si può salvare, basta un piccolo aiuto. Un grido alle spiagge di Lampedusa, troppo spesso doloroso requiem di sepolture d’acqua e sabbia. Altrettanto d’impatto Body in Transit, una cassa progettata per trasportare un corpo umano in un aereo, ispiratasi al fatto di cronaca del profugo nascostosi nel deposito bagagli. Ancora una volta il messaggio è chiaro: l’umanità resta.

Un racconto pulito, forte e meraviglioso di questa evoluzione, un appuntamento immancabile con i sogni e gli incubi che una mente perfetta come quella umana ha saputo creare.

Transformers
MAXXI Roma, fino al 28 marzo 2016

Dal martedì al venerdì  11-19
sabato  11-22
domenica  11-19
La biglietteria chiude un’ora prima
www.fondazionemaxxi.it

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