L’unione degli stagisti fa la forza?

Il 10 novembre si è svolta la prima Giornata Internazionale degli Stagisti. Da Trento a Bruxelles e in altre città del mondo eventi e flash mob per protestare contro le difficili condizioni di stagisti e tirocinanti. Ne abbiamo parlato in un’intervista con Eleonora Voltolina della Repubblica degli Stagisti

di Graziano Rossi

rep stagisti 02In un mondo in cui le condizioni di lavoro sono sempre più difficili, c’è una categoria che soffre ancor di più. Stiamo parlando degli stagisti e dei tirocinanti, vale a dire quelle persone (perlopiù giovani) chiamate da piccole o grandi aziende, da Enti o Istituzioni, che per un breve periodo, di 3 o 6 mesi (in alcuni casi 1 anno), vengono chiamate per apprendere questo o quell’altro mestiere.

Peccato che la maggior parte degli stage offerti abbia una retribuzione minima o addirittura nessuna e in molti casi, senza alcun tipo di formazione. Ecco allora che negli ultimi anni sono nate una serie di realtà che si occupano di questa “specie” (mi si passi il termine), sempre più presente nel mondo globalizzato di oggi.

Una delle prime, la Repubblica degli Stagisti, è stata tra le promotrici della prima edizione della Giornata Internazionale degli Stagisti, svoltasi in tutto il mondo mercoledì 10 novembre e ideata dall’associazione InternsGoPro e dallo European Youth Forum, in collaborazione con le varie organizzazioni presenti dall’Europa agli Stati Uniti e all’Australia.

rep stagisti 04Per conoscere meglio questa importante iniziativa, abbiamo fatto qualche domanda a Eleonora Voltolina, che nel 2007 ha fondato proprio la Repubblica degli Stagisti, con l’obiettivo di individuare i punti d’intesa tra mondo dei giovani e mondo dell’impresa*.

Quali sono gli obiettivi della neonata Giornata Mondiale degli Stagisti?
La Giornata, ribattezzata sui social #internsday, ha avuto come carattere principale l’internazionalità, dunque si trattava di trovare dei temi comuni, delle istanze che potessero accomunare gli stagisti italiani e quelli francesi, gli stagisti americani e quelli australiani: un’impresa non facilissima, considerando che in ciascun Paese c’è una legislazione sul lavoro differente, così come sono diversi i sistemi educativi e i meccanismi di passaggio dalla formazione al lavoro. Abbiamo però lavorato sui 3 punti imprenscindibili che ogni stagista, a ogni latitudine, sente propri. Uno: che lo stage sia qualcosa di veramente formativo, che permetta di acquisire competenze che prima non si avevano. Due: che lo stage non mascheri un lavoro, cioè che non venga usato in maniera scorretta dai “soggetti ospitanti” solamente per poter disporre di personale a basso costo. Tre: che lo stage sia economicamente sostenibile e non escluda quei giovani che non hanno alle spalle famiglie abbienti, in grado di poterli mantenere per 3 mesi, o 6 mesi, o addirittura un anno di stage gratuito. Specialmente su questo terzo punto è ormai da anni concentrata la battaglia della Repubblica degli Stagisti, e dobbiamo dire che in Italia abbiamo anche ottenuto negli ultimi anni risultati concreti che hanno cambiato in meglio la vita di migliaia e migliaia di stagisti.

Eleonora Voltolina allo stand della Repubblica degli Stagisti a Trento

Eleonora Voltolina allo stand della Repubblica degli Stagisti a Trento

In questi giorni l’OCSE ha promosso il Jobs Act voluto dal governo Renzi, eppure in Italia la questione della mancanza di tutele per i lavoratori, sia economiche che professionali, e la difficile possibilità di essere assunti dopo uno stage o un tirocinio è un problema che non sembra accennare a diminuire. Secondo te in che modo la politica dovrebbe muoversi per migliorare questa condizione?
Nel Jobs Act non sono previsti cambiamenti normativi in merito allo stage, e non potrebbe essere altrimenti. Lo stage infatti, se extracurriculare (cioè svolto al di fuori di un percorso formativo) da qualche anno non è più di competenza statale, bensì regionale. Vi è una sentenza della Corte costituzionale che lo conferma, dunque il governo e il parlamento non possono agire su questo tema: la palla passa alle Regioni, il che crea una situazione complessa. Basti pensare che ad oggi vi sono in Italia 21 normative sui tirocini extracurriculari diverse, una per ogni Regione, addirittura due in Trentino-Alto Adige. Noi al governo però diciamo che va sfruttata adesso, in questi mesi, la straordinaria occasione rappresentata dalla bozza di modifica del Titolo V della Costituzione. Lo Stato deve ri-avocare a sé, almeno parzialmente, la competenza normativa in materia di stage, in modo da poter fornire almeno un quadro normativo di riferimento che renda la legislazione sugli stage uniforme e garantisca a tutti i tirocinanti, su tutto il territorio nazionale, la stessa piattaforma base di diritti e doveri. È una cosa che si può fare adesso, e che a nostro avviso va fatta: perché nessuna riforma del lavoro sarà mai realmente pienamente efficace, se non verrà accompagnata da una riforma dello stage. Altrimenti lo stage resterà sempre il concorrente sleale dell’apprendistato, per esempio; e continuerà ad essere usato come “valvola di sfogo” da tutte quelle imprese private ed enti pubblici che non vogliono o possono assumere, ma che hanno bisogno di nuove leve nel proprio organico.

rep stagisti 01La Repubblica degli Stagisti, insieme alla francese Génération Précaire, è una delle più antiche realtà europee che si occupano della precarietà del lavoro, proprio a partire dagli stage. In un periodo nel quale l’UE vive di diversi contrasti interni, qual è il rapporto tra le varie associazioni in giro per il Vecchio Continente?
È vero, noi con la Repubblica degli Stagisti siamo stati dei precursori: abbiamo individuato un problema e creato una testata giornalistica online ad hoc, rendendola uno spazio di informazione, approfondimento ed elaborazione di proposte e soluzioni per quel problema, cercando di coinvolgere la politica, i sindacati, le aziende in questo dibattito. Era il lontano 2007: da allora ad oggi, sono sorte in Europa e poi anche in altri Paesi (penso recentemente al Canada, agli Stati Uniti, all’Australia) delle realtà in parte simili alla Repubblica degli Stagisti. Si tratta di associazioni, movimenti, collettivi, più o meno indipendenti, che perseguono i nostri stessi obiettivi: portare avanti le istanze degli stagisti, porre all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’occupazione giovanile e della transizione dalla formazione al lavoro, lavorare per l’affermarsi di una nuova cultura dello stage, i “fair internships” per dirla all’anglosassone, cioè stage che rispettino la dignità degli stagisti, a cominciare dal compenso che non può essere un optional. Così negli anni, alla Repubblica degli Stagisti e ai “cugini” francesi di Génération Precaire si sono aggiunti tanti altri; il movimento è attivo sopratutto a Bruxelles, patria di molti giovani di belle speranze che provano a fare una esperienza di stage negli organismi europei e poi magari restano lì. A Bruxelles peraltro c’è l’headquarter dello European Youth Forum, un ente che coordina la gran parte delle iniziative su questi temi, e che infatti era tra i promotori dell’International Interns’ Day di ieri.

L’International Interns’ Day può diventare un punto di riferimento tra le manifestazioni a sostegno dei giovani europei, nella speranza che da qui a 1-2 anni la situazione cambi, naturalmente in positivo?
Beh certo, questo è il nostro auspicio! E speriamo che in occasione della prossima Giornata internazionale degli stagisti, nel 2016, ci siano dei passi avanti da raccontare. Un punto molto importante su cui lavorare è la pressione su tutti quegli organismi internazionali (primo fra tutti l’ONU) che hanno la brutta abitudine di fare stage gratuiti. Noi della Repubblica degli Stagisti li abbiamo anche “catalogati” in una sorta di “black list”: ci sembra una intollerabile contraddizione che, pur potendo spesso contare su finanziamenti annuali a molti zeri, testardamente continuino a non mettere a budget un fondo per poter offrire almeno un minimo di compenso ai propri stagisti. E per giunta si tratta quasi sempre di enti che hanno come “mission” quella di tutelare i diritti dei più deboli e di lottare contro le iniquità! Dunque l’obiettivo per il 2016 sarà ancora quello di combattere contro gli stage gratuiti, in particolare quelli dell’ONU.

*fonte: repubblicadeglistagisti.it

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