Da Parigi all’Afghanistan, uniti contro il terrorismo

A Roma la comunità afghana manifesta solidarietà per le vittime degli attentati di Parigi e condanna gli atti di terrorismo, chiedendo giustizia e protezione per i cittadini di etnia hazara, vittime di persecuzioni di carattere etnico e religioso

di Elisa Di Benedetto

Un momento della fiaccolata di Roma (fonte immagine: facebook.com/acafi.italia)

Un momento della fiaccolata di Roma (fonte immagine: facebook.com/acafi.italia)

Sono parole di solidarietà e condanna quelle della comunità afghana italiana, che domenica 15 novembre, nella fiaccolata organizzata dall’Associazione culturale degli afghani in Italia (ACAFI), ha manifestato sostegno e vicinanza alle famiglie delle vittime degli attentati di Parigi. Un tappeto di fiammelle ha illuminato Piazza del Colosseo per dire “No alla violenza. No al terrore. Sì all’uguaglianza” e per ricordare, insieme a tutte le vittime del terrorismo, anche il dramma dimenticato degli hazara, in Afghanistan e in Pakistan. Minoranza di fede sciita, gli afghani di etnia hazara rappresentano circa il 10% della popolazione e sono sempre stati vittime di persecuzioni di carattere etnico e religioso, in particolare durante il regime talebano, tra il 1996 e il 2001.

Davanti al Colosseo, accanto ai messaggi di pace e solidarietà, hanno ripetuto lo slogan “Siamo tutti Shukria”, che nei giorni scorsi ha accomunato gli afghani di tutto il mondo. La comunità attiva a Roma ha infatti unito la propria voce a quella delle migliaia di persone che mercoledì scorso hanno manifestato nella capitale dell’Afghanistan a Kabul, davanti al palazzo presidenziale, e in numerose città afghane ed europee, per condannare l’ennesimo terribile atto di violenza: la decapitazione di sette persone appartenenti all’etnia hazara. Tra di loro, anche Shukrya, una bambina di 9 anni.

Non possiamo più accettare le violenze sistematiche nei confronti degli hazara per motivi etnici e religiosi”, commenta Qorbanali Esmaeli, presidente di ACAFI e portavoce degli afghani in Italia, dove si contano circa 14.000 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Afghanistan, tra cui circa 6.000 hazara. “Non avevamo mai assistito a un atto tanto crudele e disumano. La morte di Shukrya ha messo in ginocchio l’Afghanistan, che l’11 novembre a Kabul ha visto una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni, a cui hanno partecipato uomini e donne di tutte le etnie”. Shukrya era stata presa in ostaggio dai miliziani dell’Isis, che avevano fermato il pulmino su cui stava viaggiando, lungo la strada tra Ghazni e Kandahar. Insieme a lei, erano stati rapiti quattro uomini e due donne, tutti di etnia hazara e di religione musulmana sciita. I loro corpi sono stati ritrovati domenica 8 novembre nella provincia di Zabul e la reazione è stata immediata, nelle strade del Paese e sui social network, invasi dalle foto della giovane vittima.

Chiediamo alla comunità internazionale di attivarsi per fermare l’Isis e tutti gli atti di terrorismo, che sono crimini contro l’umanità e non hanno niente a che fare con l’Islam”, hanno ribadito gli afghani a Roma, ricordando la lunga serie di sequestri ed esecuzioni da parte dei fondamentalisti dall’inizio del 2015. “Chiediamo al governo afghano di tutelare i diritti e garantire la sicurezza della minoranza hazara. Da anni chiediamo protezione e sicurezza lungo le strade che collegano le varie province, in cui non vi è nessun controllo da parte del governo e dove sia i talebani, che i gruppi legati all’Isis, si muovono liberamente. Da nove mesi non si hanno notizie di otto persone ostaggio dei terroristi. Dov’è il governo afghano?”.

Con la fiaccolata di domenica, alla quale ha partecipato un centinaio di persone tra afghani e italiani, continua l’impegno della comunità afghana per sensibilizzare l’opinione pubblica verso le continue violenze e discriminazioni nei confronti degli hazara. Un appello già lanciato ad aprile, con l’adesione alla campagna internazionale #BringBack31Hazaras! e ribadito da Sardar Mohammad Rahimi e da Ahmad Behzad, vicepresidente della Commissione legislativa del Parlamento afghano.

Mentre il presidente Ashraf Ghani si dichiara intenzionato a catturare i responsabili, cresce la paura di una nuova guerra civile in Afghanistan e continua la fuga verso l’Europa, dove nell’ultimo anno oltre 146.000 cittadini afghani hanno presentato richiesta di asilo politico.

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