“Tu ci sei”, malinconico rock degli Ondanomala

La band calabro-bolognese Ondanomala presenta l’ultimo album “Tu ci sei”, uscito il 4 dicembre. Una bomba di rabbia ma anche speranza di vita

di Francesca Britti

ondanomala-230pxTu ci sei, nuovo album degli Ondanomala, è un inno alla vita cantata con rabbia, grinta, gioia, speranza. Uscito il 4 dicembre è opera del trio Mimmo Crudo, bassista ed ex componente del gruppo calabrese “Il Parto delle Nuvole Pesanti”, Lady U (nome d’arte di Francesca Salerno) e il chitarrista Checco Salerno, purtroppo scomparso prima dell’uscita dell’album.

Non a caso forse l’album si apre con Tu ci sei, canzone rock super grintosa che segna la rinascita del trio (il quale già anni prima aveva collaborato insieme per poi perdersi in strade musicali e di vita diverse) e si conclude con una canzone dalle note più dolci e “remissive” dal titolo Fuori è buio, come a segnare la fine di un percorso, che, nonostante abbia visto il trio separato per anni, dimostra una grande sintonia e armonia vocale e musicale, oltre che d’intenti.

Nel mezzo di “Tu ci sei” e “Fuori è buio”, i pezzi più rappresentativi di tutto l’album, un flusso di emozioni, di storie, di luci ed ombre che caratterizzano la vita su note rock, etno-folk ed elettroacustiche che si fondono con il sofisticato suono del violoncello e quello energizzante delle ripercussioni.  Ciliegina sulla torta l’intensa voce di Lady U.

Salvami scuote l’ascoltatore intorpidito dall’insolenza tipica di chi vive in quel stato di “benessere”, condannandolo a vivere una vita parallela da quella che vorrebbe davvero. E se in “Salvami” si sperimenta la perdita dell’anima in Salta Anita! Salta la riscoperta della verità e il suo valore salvifico “saltano” sulla paura di Anita, testimone di giustizia. La canzone ha partecipato al contest Musica contro le Mafie ed è stata scritta ad hoc per la competizione.

Acikof Song e Acifok Dance sono, invece, racconti sulla migrazione di Acikof che implora un futuro migliore, stanco della sofferenza e dell’illusoria speranza. La versione “dance” è un insieme di parole distorte dai suoni e ritmi mutevoli.

Completano l’intima Stringimi, “poesia maledetta alla vita”, una rivisitata Le cose che mi restano scritta da Mimmo Crudo e pubblicata in “Sulle ali della mosca” de “Il parto delle Nuvole Pesanti” ed infine Cori umani, “galoppo di pensieri”.

Se al primo ascolto è inevitabile perdersi e ritrovarsi nelle tormentose parole di Mimmo, Checco e Francesca e nella loro carica musicale, che a volte ti travolge per la sua energia ed altre ti ferma a riflettere sulle noti malinconiche, nel secondo ci troveremo a “camminare” con il trio e cantare con loro la struggente passione chiamata vita.

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