Fuckin’ Idiot: un tifoso ci spiega le nefandezze della società attuale

Fino a domenica 20 dicembre il Teatro Studio Uno di Roma ospita “Fuckin’ Idiot”, uno spettacolo nel quale il calcio funge da metafora per spiegare ben più complesse dinamiche sociali

di Andrea Pulcini

locandina-fuckin-idiotLa scenografia evoca tranquillità e serenità. L’interno di una casa, con un divano di pelle, un mobile, un frigo con un tavolo con del cibo e le birre, la benzina che mette in moto il cuore degli ultra. Queste sono le ambientazioni di “Fuckin’ Idiot”, in scena al Teatro Studio Uno di Roma fino a domenica 20 dicembre.

Lo spettacolo, per la regia di Simone Giustinelli e interpretato da Federico Cianciaruso, si apre con un filmato che mette in mostra immagini di un calcio che non c’è più: Falcão, Cruijff, Pelé, Tardelli, Maradona, Baggio, Zidane.

Alle grandi giocate dei campioni si mischiano immagini di risse sedate, di scontri, le famose immagini del Parma e del doping. Sentir commentate come mirabolanti azioni questi atti di pura viltà crea un’inequivocabile dicotomia. Lo “schermo” di questa rappresentazione è un muro, una parete non liscia, ma “graffiata”.

Questa proiezione, “sporca”, non nitida, richiama ad una realtà distorta, ad un sogno confuso. L’attore entra in scena incappucciato con una felpa, un paio di jeans ed una maglietta. Parla e prende a cinghiate il frigorifero. Farnetica, quasi farfuglia, poi si ferma.

Le immagini tornano a scorrere. Una triste litania le accompagna, è lo strazio di un uomo. La duplice immagine di lui tifoso allo stadio e di lui a casa. Stessi gesti seppur in contesti diversi, indicano l’unicità di un uomo che vive seguendo con enfasi le sorti della sua squadra del cuore.

Una voce fuori campo, ruba l’attenzione degli astanti e del protagonista. È quella del presidente della sua squadra del cuore, le sue parole sono talmente dure e dirette che dilaniano il protagonista. Con queste parole l’uomo che guida il suo sogno l’ha appena insultato. E con lui molti altri che per questa passione sacrificano stipendi, salute, affetto. Gente disposta a tutto pur di spingere con fierezza la propria squadra alla vittoria.

Da quel momento il bravo tifoso muore, lo vogliono conformista è così diventa. Ed insieme a lui tanti: “Abbiamo gli stessi vestiti, lo stesso taglio di capelli e la stessa rabbia“. Una rabbia che inizia ad esprimere fino all’estremo. Ma  questo ragazzo è diverso dagli altri e rinnega se stesso: “Io scelgo per me. Sono libero dentro“. Queste sono le parole di un uomo libero reso schiavo dall’omologazione. Uno status al quale è stato portato, per colpa di un amore, spezzato e non più corrisposto da parte della sua amata squadra di calcio.

Fuckin’ Idiot è però molto di più di un’analisi descrittiva su una società calcistica ed i suoi tifosi. Con questo spettacolo emergono anche le analogie tra la gestione di una squadra calcistica e la gestione di un Paese come l’Italia. È una critica al potere, dove “il morto” singolo che potrebbe scaturire da eventi critici è considerato un “effetto collaterale” o meglio, un miracolo, perché quando la situazione è critica, si è disposti a tutto per provare a cambiare le cose.

Degna di nota la prestazione di Federico Cianciaruso, terminata con 10 minuti di applausi. Perché seppur con un linguaggio scarno e gergale, l’attore ha portato in scena i disagi e le sventure vissute quotidianamente dai giovani inseriti in questa società malata dove non riescono ad esprimere adeguatamente i loro talenti e le loro professionalità.

“Fuckin’ Idiot”
fino a domenica 20 dicembre 2015
Teatro Studio Uno di Roma

dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18.
ingresso 10€ tessera associativa gratuita
Info su teatrostudiouno.com

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