La Dakar, un evento unico ed affascinante

Tra tutte le corse auto e motociclistiche ce n’è una, che per la sua ambientazione e per la pazzia messa in mostra dai suoi partecipanti cattura molta attenzione. È la Parigi-Dakar, che dal 2009 si corre in Sud America

di Andrea Pulcini

sainz-dakar-2016Rocce, sabbia, dune. Questi tre elementi richiamano alla mente di tutti una competizione: la Parigi-Dakar. È una corsa dura, quella che si disputa dal dicembre 1978. Vede coinvolte sia auto che moto. La gara nasce e si sviluppa tra la capitale francese, Parigi e quella del Senegal, Dakar. L’inventore della corsa fu Thierry Sabine, che decise di far nascere questa competizione dopo essersi perso per 3 giorni nel deserto durante la Abidjan-Nizza svoltasi nel 1977.

La prima edizione fu un successo. Non per l’organizzazione (i primi sette motociclisti classificati, si persero andando a finire in una miniera d’uranio). ma per l’entusiasmo dei partecipanti nel percorrere tutti quei km in un’ambientazione unica.

La svolta mediatica della competizione si ebbe nel 1982. Il merito va a Mark Thatcher, figlio del Primo Ministro inglese Margaret che decise di prendere parte all’evento. Il figlio illustre si perse anche lui per 3 giorni nel deserto, questo creò scalpore portando un gran risalto mediatico alla competizione.

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La Dakar è da sempre stata una corsa aperta a professionisti ma anche e soprattutto a privati amatori che ad oggi rappresentano circa 80% delle squadre iscritte e per i quali la gioia più assoluta consiste nel portare a termine la gara. Molti, inoltre, sono stati i concorrenti nella storia della Dakar ad arrivare da altre discipline motoristiche lontane dal mondo dei raid estremi.

È il caso di cinque campioni di Formula 1, come Jackie Ickx, Clay Regazzoni, Patrick Tambay, Henri Pescarolo e Jacques Laffite che si sono cimentati tra la sabbia e le rocce africane con alterni risultati. Il migliore è stato senza ombra di dubbio il belga Ickx, che riuscì ad affermarsi nel raid del 1983 e a concludere altre due volte al secondo posto, mentre il più sfortunato è di sicuro il francese Laffite, che nel 1989 si perde sulla tangenziale di Parigi e arriva in ritardo alla partenza venendo squalificato prima ancora di iniziare la gara.

Thierry Sabine, fondatore della Parigi-Dakar, durante la gara del 1986

Thierry Sabine, fondatore della Parigi-Dakar, durante la gara del 1986

Una delle parole comunemente legate alla Dakar è, purtroppo, morte. Sono effettivamente 71 tra corridori e spettatori le vittime in 36 anni di manifestazione. Il primo nel 1979 fu il motociclista Patrick Dodolin. Nell’86 la tragica sorte tocca al fondatore, Thierry Sabine, che precipitò in Niger con 4 persone mentre era sull’elicottero della direzione gara.

Gli ultimi a perdere la vita sono stati: lo spagnolo Josè Manuel Perez, l’italiano Fabrizio Meoni del quale l’11 gennaio 2016 è occorso l’anniversario della scomparsa, avvenuta nel 2005, e l’australiano Andy Cadelcott.

E poi ci sono i record raggiunti dai partecipanti. Il francese Hubert Auriol  fu il primo a vincere la competizione con le auto e con le moto. Dopo di lui ci è riuscito solo quello che, palmarès alla mano è il vero re di questa manifestazione: Stéphane Peterhansel. Il francese vinse cinque volte su Yamaha tra il 1991 e il 1998, prima di passare alla Mitsubishi con cui trionfò tra le macchine nel 2004, 2005 e 2007.

Per problemi di natura politica l’edizione del 2008 è stata annullata e dal 2009 (senza più il nome Parigi-Dakar ma Rally Dakar) il raid si è spostato in Sud America con partenza e arrivo in Argentina e con tappe in Bolivia.

L’edizione del 2016 vede coinvolti molti personaggi storici della competizione. Ma c’è un team che risalta inevitabilmente. È il team Peugeot che schiera tre vere e proprie leggende dell’automobilismo come Stephane Peterhansel, Carlos Sainz, e il pluri-campione di rally Sébastian Loeb. A loro si aggiunge Cyril Despres, uomo che ha fatto la storia della competizione in moto e che per la prima volta si cimenta con le auto.

Questo raid ha entusiasmato e continua ad entusiasmare per la passione e la pazzia insita in ognuno dei partecipanti, perché ci offre una manifestazione unica, in un contesto unico. Perché vedere dei pazzi che sfidano la sorte guidando i loro mezzi nel deserto, li assimila a veri e propri dei.

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