Internet of Things, il futuro nelle cose

Sedici miliardi di device connessi in rete, un fatturato di miliardi di euro. Tra scelte di business, politiche innovative e rischi per il consumatore, ecco come cambia in poco tempo la vita ai tempi di Internet

di Martina Zaralli
su Twitter @martinazaralli

Internet delle cose, o meglio, nelle cose.

internet-of-thingsSono solo sei gli anni che ci separano da quello che, qualche tempo fa, poteva essere solo uno scenario futuristico degno dei grandi nomi della macchina da presa.

Nel 2021, 16 miliardi di device saranno connessi in rete. Parla chiaro in questa direzione lo studio “Ericsson Mobilty Report” individuando il tasso medio di crescita annuale pari al 23%; una percentuale che, secondo le più rosee previsioni, incorona l’Europa (soprattutto quella occidentale)  alla guida degli oggetti umanoidi.

E se la crescita aumenta  in modo esponenziale, allo stesso modo diminuiscono i costi di produzione grazie ovviamente alla presenza capillare di nuove app e strumentazioni tecnologiche d’avanguardia. Insomma, il business chiama il business.

Tra i numerosi settori in cui lo IoT (Internet of Things) trova casa, in particolare strizza l’occhio a  quello delle auto intelligenti – sodalizio favoritoanche dalle norme europee sull’eCall, che dal 31 marzo 2018 imporranno di dotare le autovetture di un sistema di chiamata d’emergenza  in caso di incidenti stradali gravi.

Conclusioni e numeri confermati già dalla Commissione Europea. Il “Definition of a Reserch and Innovation Policy Levariging Cloud Computing and IoT Combination”,  fotografa sul lungo periodo il numero di connessioni all’interno dei Paesi dell’Unione: in sette anni, passerà da 1,8 miliardi a circa 6 miliardi; il fatturato, invece, da 307 miliardi di euro a 1.100 miliardi di euro. Un guadagno certo per le nazioni come Germania, Olanda e Svezia che hanno maggiormente investito in infrastrutture IT e reti avanzante di telecomunicazioni.

Nella geopolitica dell’Internet of Things, Italia, Austria, Belgio, Danimarca, Lussemburgo e Polonia rappresentano un buon potenziale di utilizzo IoT, ma risentono dell’insufficienza di iniziative nazionali mirate allo sviluppo del settore.

Qualunque oggetto che abbia la capacità di trasferire dati, ci consentirà di fare cose impensabili. Ma attenzione al rovescio della medaglia: più dispositivi collegati, maggiori saranno le probabilità di essere facile bersaglio (verrebbe da dire mobile) degli hacker.

In occasione della Relazione annuale sulla Privacy presentata al Parlamento, il Garante Antonello Soro ha dichiarato: “La criminalità informatica ha assunto dimensioni inquietanti. Il Cybercrime pesa oggi sull’economia mondiale per 500 miliardi di euro, poco al di sotto del narcotraffico nella classifica nella classifica dei guadagni illeciti”. Ed aggiunge: “l’Italia nel 2015 ha subito un incremento del 30% dei crimini informatici particolarmente rilevante nel settore delle imprese. Le tecniche di attacco sfruttano una generale inadeguatezza  delle misure di sicurezza adottate, a conferma di quanto denunciamo da tempo: la consapevolezza dei rischi crescenti non si accompagna ad una maggiore attenzione verso serie politiche di protezione dei dati e dei sistemi”.

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