L’Argentina di Macri rimanda la ripresa

È ancora lontana la stabilità promessa: in Argentina l’inflazione resta alta ed i consumatori sono di nuovo in piazza

di Sara Gullace
su Twitter @nottemare

ARGENTINA2Il saluto d’insediamento alla Casa Rosada che Mauricio Macri aveva fatto lo scorso Dicembre, era stato la promessa di ripresa economica e abbattimento dell’inflazione per i propri cittadini. Sette mesi dopo l’inizio del suo mandato, gli stessi cittadini sono tornati in piazza chiedendo un dialogo tra governo e parti sociali.

Un’aspettativa mantenuta, invece, la maggiore visibilità in politica internazionale: l’Argentina di Macri ha lanciato molti messaggi di avvicinamento all’Unione Europea e, la passata settimana, si è anche impegnata verso il globale problema dell’immigrazione, dando la disponibilità all’accoglienza di 3.000 rifugiati siriani.

L’impatto di Macri sulla vita dell’Argentina, quindi, è stato più di visibilità e proclami che di sostanza?

Di certo gli argentini non hanno ancora vissuto la “rivoluzione dell’allegria”, come il neo Presidente in persona aveva ribattezzato la sua imminente politica. Macri chiede pazienza perché “La situazione migliorerà nel secondo semestre: l’inflazione diminuirà, il cammino intrapreso è quello giusto”. Continua a parlare di ripresa e a promettere una crescita dell’1% del Prodotto interno lordo e di investimenti in ambito produttivo: il Ministro dell’Economia, Prat-Gay, ha recentemente parlato di 16 milioni investiti, a voler confermare “la pioggia di dollari” promessa in campagna elettorale.

Probabilmente in Argentina la situazione non è critica, ma rasenta il limite. Di sopportazione, per l’opinione pubblica: dopo i proclami di cui abbiamo detto, infatti, al cittadino consumatore non tornano i conti. I prezzi continuano a salire: dal supermercato alle bollette passando per i trasporti. E a fronte del rincaro di luce, gas, autobus e affitti, i salari sono rimasti fermi. Alcune statistiche riportate dalla stampa nazionale parlano di un aumento del 27% sulla spesa al supermercato rispetto al 2015 e l’Istituto Nazionale di statistica (Indec) riporta l’inflazione al 4,0% e l’aumento dei prezzi al 4,2%. A Maggio la produzione industriale era in peggioramento per il quarto mese consecutivo: edilizia, agricoltura, allevamento e minerario i settori più colpiti. In tutto questo, 4 milioni di persone vivono in stato di povertà.

L’ultimo aumento dei consumi del gas (+1.000% a fine giugno) ha fatto scattare le rivendicazioni, che in alcuni casi hanno avuto buon esito: a Buenos Aires hanno manifestato diverse parti sociali tra cui i lavoratori socialisti e la Centrale dei lavoratori argentini, che hanno chiesto di rivedere i prezzi di mercati dei beni e dei consumi di prima necessità e di bloccarne l’aumento. “Protestiamo contro l’aumento delle bollette e contro il sistema di provatizzazione, alla base dei problemi di corruzione”, ha spiegato Bodart, dei socialisti.

Nelle ore successive la Camera Federale ha annullato l’indicazione di aumento, grazie ad un errore di procedura: il Ministero, infatti, aveva reso attive le nuove tariffe senza aver prima dato informazione pubblica. Le buone notizie, riguardano, per ora, la capitale, ma non è escluso che si possa estendere anche ad altre regioni. Nel frattempo, il Ministero dell’Energia ha fatto appello alla Corte Suprema: al momento, comunque, i prezzi restano bloccati a aquelli precedenti.

Un altro problema cui sarà doveroso, per Macri, far fronte, è quello della povertà infantile. Secondo gli indici statistici nazionali ancora nel 2015 quattro bambini su dieci vivevano al di sotto della soglia di indigenza – si tratta di 5 milioni di minorenni. Di questi, una buona parte non raggiunge la sufficienza alimentare. Chiaramente, questa situazione non è responsabilità diretta del neo governo, ma lo diventerà se il problema non sarà trattato come una priorità.

Come se la situazione socio-economica non fosse abbastanza grave, un’altra grana si lega al nome di Macri: Nestor Grindetti, sindaco di Lanus ed ex segretario della Tesoreria di Buenos Aires durante la gestione Macri, sembra essere implicato nello scandalo Panama. Al momento, l’accusa è di arricchimento illecito.

Ciononostante, Macri non perde entusiasmo: senza un passo indietro, continua a sostenere le scelte gestionali del suo governo e chiede agli argentini di continuare a guardare avanti. “Siamo in un momento molto difficile della transizione. Dobbiamo far fronte alla corruzione e alla cattiva gestione ereditate: per riuscirci, abbiamo dovuto e dovremo prendere decisioni difficili e dolorose ma inevitabili”. Dopo aver ricordato le mancanze della Kirchner, sul suo personale bilancio dei suoi primi sette mesi, è assolutamente positivo: “E’ passato poco tempo ma già abbiamo cominciato a mettere le basi per il miglioramento ed il progresso, soprattutto grazie ad un maggior dialogo tra le parti”.

Tutto questo, quando il Paese festeggia 200 anni di indipendenza dalla Spagna.

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