CuRIOsità olimpiche #1: il team dei rifugiati

Inauguriamo la nostra rubrica dedicata ai Giochi Olimpici di Rio 2016 con la squadra dei rifugiati, voluta dal Comitato Olimpico Internazionale per lanciare un messaggio di solidarietà

di Andrea Pulcini
su Twitter @Purcins

team refugees olimpiadiI rifugiati alle Olimpiadi. Non è il titolo di un film ma il riassunto di un iniziativa che il CIO ha annunciato il 2 marzo 2016. Una bandiera bianca, coi cinque cerchi olimpici, sotto la quale i 10 rifugiati scelti si sono presentati alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici in corso di svolgimento a Rio de Janeiro in Brasile.

Lo sport con questo atto scende in campo e si fa, The voice of voiceless. Questa iniziativa è figlia e trae una sua logica dopo quanto occorso a Samia Yosuf Omar, ragazza somala che partecipò ai Giochi di Pechino del 2008 ma che vide svanire le sue speranze di partecipare alle Olimpiadi di Londra nel mar Mediterraneo il 2 aprile 2012, quando morì affogata tentando di raggiungere Lampedusa.

Con questa iniziativa il CIO vuole sensibilizzare il mondo su quella che è una vera e propria piaga, i rifugiati e i migranti i cui flussi sono incontrollabili e di numero sempre crescente in tutto il mondo. Con questa iniziativa si vogliono anche sensibilizzare i paesi di provenienza dei ragazzi coinvolti.

Questi i nomi dei dieci eroi che prendono parte alla XXXI edizione dei Giochi: due vengono dalla Repubblica Democratica del Congo, Yolande Bukasa Mabika, 28 anni, che si cimenterà nel judo e Popole Misenga 23 anni, anche lui judoka. Yonas Kinde, etiope 36enne che si cimenterà nell’atletica leggera. Due atleti vengono anche dalla Siria, due nuotatori: Rami Anis e Yusura Mardini, ma la colonia più numerosa, dalla quale proviene metà di questa delegazione viene dal Sud Sudan. Cinque atleti vengono da questo paese e sono: James Nyang Chiengjielka; Anjelina Nadal Lohalith; Paulo Amotun Lokoro; Yiech Pur Biel e Rose Nathike Lokonyen tutti gareggeranno nell’atletica leggera.

Sarebbero dovuti essere 11 i membri di questa squadra ma una, Raheleh Asemani, è stata inserita in extremis nella selezione belga, nazione dalla quale stava da tempo aspettando il passaporto.

Per la quarta volta in un olimpiade atleti sfilano sotto bandiera CIO. La prima fù nel 1920 quando la bandiera a 5 cerchi fù sventolata in segno di pace dopo la Prima Guerra Mondiale appena concluso.

Ben sessant’anni dopo si è rivista questa la bandiera a cinque cerchi sotto il cielo di una città olimpica, accadde a Mosca nel 1980, quando l’Italia e altri 13 paesi la sventolarono per solidarietà con il boicottaggio USA deciso dopo l’invasione russa dell’Afghanistan. Il 1992 vide la Serbia, il Montenegro e il team dell’Unione Sovietica, sfilare durante i Giochi di Barcellona del 1992 con lo stemma delle Olimpiadi.

Questa volta è diverso. Mai prima d’ora il CIO aveva donato il suo simbolo, la sua effige, per lanciare un simbolo, per sensibilizzare il mondo intero su una disgrazia a livello globale.

 

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