Austria verso l’estrema destra?

Nella corsa alla presidenza austriaca l’estrema destra guidata da Norbert Hofer sembra essere in vantaggio, complici la crisi migratoria e il populismo dilagante. Un fenomeno che non può lasciare indifferenti soprattutto nel momento in cui l’Austria si appresta ad espropriare la casa di Adolf Hitler a Braunau per evitare che diventi meta di nostalgici nazisti

di Federica Albano
su Twitter @federica_albano

foto-3Il Partito delle Libertà austriaco (Freiheitliche Partei Österreichs – FPÖ) sembra essere in testa ai sondaggi nonostante il suo rivale Alexander Van der Bellen, battuto il rivale di estrema destra alle precedenti elezioni (annullate a seguito di un’irregolarità negli scrutini). Le prove dei brogli elettorali non sono mai state dimostrate, ma Norbert Hofer contestò la sua sconfitta a causa di presunte negligenze nel conteggio dei voti e il tribunale ha accolto la sua richiesta spazzando via in un attimo il vantaggio di 31mila voti del collega.

Questo accadeva lo scorso maggio, ora i sondaggi pubblicati su “Österreich” vedono Hofer con una preferenza del 53%. Un risultato che non dovrebbe stupire dato che i partiti nazionalisti hanno trovato il loro terreno fertile nella crisi dei partiti di centro e nell’emergenza immigrazione che ha portato tra la popolazione problemi di identità, di sicurezza sociale e insoddisfazione.

Già nel 1994, in un referendum, l’FPÖ si dichiarò contrario all’adesione all’Unione Europea. Oggi Hofer dichiara che all’indomani del Brexit, gli austriaci dovrebbero organizzarsi per uscire dall’Ue, soprattutto in vista dell’ingresso della Turchia o all’accrescimento del potere di Bruxelles. All’interno di un quadro in cui un partito nazionalista e antieuropeista viene dato vincente dai sondaggi sia per queste elezioni che per quelle del 2018 e dove il presidente ha il potere anche di sciogliere il Governo, le riflessioni sulla stabilità dell’Europa vengono da sole.

Cosa sta succedendo all’Austria?

L’Austria è oggi un paese col filo spinato. Una nazione ormai xenofoba, disposta a costruire muri ai confini, dove un cittadino su due ha votato un partito di estrema destra e dove è entrato alle elezioni una figura come quella di Heinz-Christian Strache che chiede la riunificazione di Austria e Südtirol. Ma non è sempre stato così. L’Austria era un paese pacifico e ospitale, costruito sulle basi del plurilinguismo e del cosmopolitismo. Vienna era una città aperta, frequentata da artisti e letterati di tutto il mondo; Innsbruck era un importante polo culturale e religioso. Il populismo ha distrutto ciò che di più buono c’era in Austria, gli stessi intellettuali austriaci se ne sono accorti tentando di appoggiare con ogni mezzo la campagna elettorale di Van der Bellen.

Chiunque si ritrovi a camminare per le vie di Braunau, cittadina sulle rive dell’Inn al confine con la Germania, non penserebbe mai che in quel paesino di 16mila abitanti nacque uno dei dittatori più folli e controversi della storia contemporanea. Su Salzburger Vorstadt si trova infatti la casa in cui nacque Hitler, meta ogni anno nel giorno del compleanno del Führer  di nostalgici nazisti. Una lapide ricorda le vittime del fascismo ma l’ondata di dilagante nazionalismo sta facendo pensare addirittura ad una demolizione dell’edificio.

L’attuale proprietaria si rifiuta di vendere l’immobile al Governo che attualmente lo tiene in affitto per 4.800 euro mensili. C’è chi vuole trasformarlo in museo, chi vuole demistificarlo trasformandolo in un supermercato o in un comune negozio, c’è chi vuole abbatterlo. Ciò che è certo è che il volto dell’Austria sta cambiando e non sarà a colpi di ruspa che si cambierà la storia di un Paese.

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