Roma 2024: la parola passa all’Assemblea Capitolina

Dopo l’annuncio del “no” ai Giochi olimpici da parte di Virginia Raggi, in settimana saranno i consiglieri capitolini a doversi esprimere al riguardo

di Francesca De Santis
su Twitter @FrancescaDeS

virginia-raggi-conf-stampa-ansa1-300x200“È da irresponsabili”. Queste le parole di apertura della conferenza stampa tenuta dalla Sindaca Virginia Raggi lo scorso 21 settembre, per annunciare il “no” alla candidatura della città alle Olimpiadi di Roma 2024. Dopo aver fatto saltare in maniera istituzionalmente discutibile un incontro sul tema con il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, la Raggi si è presentata alla stampa per spiegare le ragioni che lei e il Movimento 5 Stelle hanno individuato per motivare il ritiro.

Sostanzialmente, la Sindaca ha insistito su punti quali il rischio per la città di contrarre ulteriori debiti e la cementificazione selvaggia che la realizzazione di grandi eventi come questi potrebbe comportare: “Non vogliamo che lo sport sia utilizzato come pretesto per nuove colate di cemento sulla città. No alle Olimpiadi del mattone”, ha affermato Virginia Raggi durante il suo discorso. È stato poi fatto un excursus sulle strutture realizzate in passato per iniziative di questo tipo e poi abbandonate o mai completate: fra tutte, spiccano le famose “Vele di Calatrava”, progettate per i Mondiali di nuoto di Roma del 2009 e mai portate a termine.

È proprio in quell’area che sarebbe dovuto nascere, secondo il progetto del Coni, il Villaggio olimpico ed è proprio da lì che Virginia Raggi intende ripartire, trasformando le strutture in “Vele della conoscenza”, con il supporto dell’Università di Tor Vergata. Oltre agli edifici di Calatrava, il primo cittadino ha citato anche le strutture sportive del Tre Fontane, affermando che diventeranno presto un impianto adibito allo sport per disabili: nulla di nuovo sotto il sole, visto che i lavori per la creazione della “Cittadella per lo sport paralimpico” sono stati avviati già nel 2012, con l’intento di realizzare un progetto fortemente voluto proprio dal Comitato Italiano Paralimpico, che un’ora prima della conferenza stampa la Sindaca aveva liquidato.

Nel suo intervento, Virginia Raggi ha poi evidenziato come, nonostante il rifiuto delle Olimpiadi, lo Sport sia parte integrante del programma dei 5 Stelle per la città: presentarsi in ritardo a un incontro con il Presidente del Coni, che volente o nolente è un interlocutore istituzionale chiave del settore, è davvero un curioso modo di dimostrarlo. Ad ogni modo, la Sindaca ha dichiarato di non voler “fare cattedrali nel deserto. I romani ce lo hanno chiesto. Gli impianti comunali saranno risistemati e promuoveremo lo sport tutti i giorni: questo è il nostro impegno. Sistemeremo gli impianti esistenti. Trasformeremo cantieri fatiscenti in occasioni e opportunità.

Terminato il discorso, è iniziata la parte di conferenza stampa vera e propria durante la quale, il ruolo chiave è stato svolto dal Vice sindaco Daniele Frongia: è lui infatti a rispondere alla gran parte delle domande dei giornalisti mentre Virginia Raggi annuisce e sorride. È stato chiesto quali siano i costi di realizzazione di quanto annunciato e dove s’intenda trovare i soldi: Frongia ha risposto dicendo che gli impianti sportivi da risistemare sono 163 ma è rimasto evasivo sulla cifra necessaria a renderli di nuovo pienamente funzionali. Per quanto riguarda i finanziamenti, ha affermato che l’Amministrazione rivolgerà all’ANCI, si faranno investimenti e si attingerà dai tagli agli sprechi. Su tempi e cifre specifiche, non una parola.

malago-pancalliÈ stato domandato anche quando si ha intenzione di nominare l’Assessore al bilancio, necessario proprio per la gestione economica del Comune e a quel punto è stata Virginia Raggi a intervenire con un “Presto”, decisamente tranchant. Infine, quando viene fatto notare alla Sindaca e al suo Vice che in campagna elettorale, durante il confronto di Sky Tg24, Virginia Raggi aveva dichiarato: “Se dovessi diventare sindaco, sarò io stessa a indire un referendum consultivo e sarà interessante vedere cosa farà Giachetti“, Raggi si è difesa dicendo che, l’averla scelta alle amministrative, è stato, già di per sé, un referendum sulla questione, visto che il PD ha trasformato le elezioni in una pronuncia sul tema.

Il referendum consultivo è regolamentato dall’articolo 10 dello Statuto di Roma Capitale che elenca chiaramente chi può promuoverlo, in che tempi, con quali maggioranze. E’ un istituto preciso e puntualmente distinto da un ballottaggio o da un’elezione amministrativa. Il tentativo di Virginia Raggi di uscire da questo impasse appare dunque forzato, in quanto in campagna elettorale ha dichiarato una cosa che poi, per ragioni politiche e interne al Movimento, non ha potuto mantenere, come spesso accade in ogni schieramento politico. Semplicemente, ammetterlo, sarebbe stato più onesto perché è vero che il Partito Democratico durante la campagna elettorale aveva insistito molto sulle Olimpiadi, ma le parole dette da Virginia Raggi durante il confronto di Sky erano chiare e inequivocabili.

Proprio durante la conferenza stampa, è stato infine annunciato che, l’ultima parola sulla questione Olimpiadi, spetterà all’Assemblea capitolina che durante la gestione Marino aveva approvato la mozione a favore della presentazione della candidatura di Roma. È l’agenzia AdnKronos a diffondere per prima la bozza di testo che i consiglieri si troveranno davanti in settimana.

La mozione sarà approvata dall’organo d’indirizzo e di controllo politico-amministrativo di Roma Capitale, vista la larga maggioranza di cui il Movimento 5 Stelle gode in seno all’Assemblea. Almeno, questo capitolo sarà archiviato e si potrà pensare alla misure necessarie da intraprendere per il governo della città, in primis, la nomina dei nuovi Assessori al bilancio e alle partecipate, due pedine di peso e ancora mancanti che la Sindaca non è stata in grado di individuare.

Non sapremo mai se i Giochi Olimpici avrebbero potuto davvero costituire un’opportunità per Roma, proprio perché non ci saranno. L’importante ora è riprogrammare la gestione della città, ripristinando servizi basilari come i trasporti. Allo stesso tempo, è urgente cominciare a pensare a che tipo di città si intenda costruire; quale nuovo tessuto urbano e sociale si voglia realizzare; che respiro e anima restituire alla Capitale di un Paese che un giorno, forse, non guarderà ai famosi “Grandi eventi” come un’ancora di salvezza, ma come un’opzione in più per mostrare la sua “grande bellezza” che, se curata e valorizzata a dovere, non avrebbe di certo bisogno di vetrine internazionali per essere apprezzata e visitata.

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