Cartoline dalla città della bellezza e dell’emarginazione

Al Museo di Roma in Trastevere le periferie della Capitale nel ‘900 raccontate dalle fotografie di Rodrigo Pais

di Federica Salzano
su Twitter @Federica Salzano

fonte immagine: Facebook, Pagina di Museo di Roma in Trastevere

(fonte immagine: sito web Museo di Roma in Trastevere)

Un ragazzino moro, di spalle, fa forza sulle gambe esili e nude per spingere la bicicletta. È un ragazzino come tanti. O forse no. Perché la strada è fangosa, la canottiera che indossa sporca e strappata, i raggi delle ruote arrugginiti.

Scene di ordinaria normalità in una realtà di straordinaria precarietà. È la Roma di periferia nella seconda metà del ‘900 quella presentata nelle fotografie di Rodrigo Pais, in mostra al Museo di Roma in Trastevere fino al prossimo 13 novembre.

La città degli edifici più belli del mondo è anche quella delle borgate più degradate. E in queste immagini il contesto non fa da semplice sfondo ma è essenza stessa delle persone ritratte e dell’unica normalità che conoscono. Come il bimbo in bicicletta, un altro ragazzino, a qualche chilometro di distanza, potrebbe star facendo gli stessi identici giochi. Eppure non c’è niente d’identico tra loro.

fonte_fb

(fonte immagine: pagina Facebook Museo di Roma in Trastevere)

Davanti allo sguardo del visitatore si apre un fitto reticolo di baraccopoli senza servizi igienici, né acqua corrente o riscaldamento. E sullo sfondo ci sono i nuovi palazzi, costruiti dall’edilizia popolare che in quegli anni raggiunge il massimo sviluppo.

Il percorso espositivo è suddiviso in tre sezioni. La prima, affidata all’architetto Stefano D’Amico, ricostruisce lo sviluppo edilizio a partire dagli anni ’50 con il Piano INA-CASA. In queste immagini la città si modifica ed è in movimento.

La seconda sezione, affidata al professor Francesco Sirleto, illustra le lotte per il diritto alla casa. Quella casa che per alcuni rappresentava il nido e il focolare ma che per altri era sinonimo di occupazioni, sfratti, sgomberi, forze dell’ordine e lacrime. Una storia di violenza che ha visto in prima linea donne e bambini. La terza parte, infine, è ispirata dal lavoro del sociologo Franco Ferrarotti, che fin dagli anni ’70 si è occupato delle periferie e ne ha offerto una testimonianza tanto umana quanto analiticamente spietata.

Fonte immagine: abitarearoma.net

(fonte immagine: abitarearoma.net)

Forse qualche elemento informativo in più lungo il percorso espositivo avrebbe reso alcuni temi più accessibili anche a chi non ha vissuto quegli anni. Ma la mostra Abitare a Roma in periferia offre ugualmente numerosi spunti di riflessione. Superata la prima sensazione di pietismo di fronte alle rappresentazioni della profonda miseria, infatti, lentamente affiora la consapevolezza di come certe scene non siano estranee neanche alla nostra società attuale. Certo, al giorno d’oggi in Occidente avere una casa e condizioni di vita dignitose è considerato un diritto e non un privilegio.

Ma se al posto delle baracche ci sono parchi e nuove strutture, è vero anche che sono cambiati i soggetti, non la povertà. Quella non è scomparsa. Ha solo traslocato un po’ più in là e non parla più uno degli svariati dialetti italiani ma altre lingue a noi sconosciute, extracomunitarie.

ABITARE A ROMA in periferia
Museo di Roma in Trastevere
Fino al 13 novembre 2016
museodiromaintrastevere.it

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