Cosa c’è nella “Bottiglia magica” di Stefano Benni?

A inizio ottobre è uscito il nuovo romanzo di Stefano Benni, “La bottiglia magica”, edito da Rizzoli Lizard. Una storia scritta con la collaborazione delle matite da disegno di Luca Ralli e Tambe, che tratta l’odissea moderna di due ragazzini, rinnovati eroi alla ricerca di se stessi e del loro Grande Nemico. Una lezione addolcita, come ama impartirle Benni, sull’urgenza che abbiamo di combattere la paura con le armi impalpabili del pensiero

di Gloria Frezza
su Twitter @lavanagloria

la-bottiglia-magica-coverQuando si tratta di Stefano Benni è sempre un ritorno atteso, qualsiasi sia la balzana idea che ha dato nucleo al suo nuovo lavoro, aspettare il Lupo è un gran piacere. “Uno degli autori più amati della letteratura italiana”, come recita la sua biografia in copertina, Benni si è guadagnato il suo titolo ed il suo pubblico senza violare minimamente i propri valori di partenza, semmai accarezzandoli con uno sguardo d’attesa-delusa, ma mai abbandonandoli. Crogiolandosi nella sua condizione di unicum, si è concesso capriole ed acrobazie letterarie che avrebbero soddisfatto anche il più schizzinoso dei seguaci; e infatti, non si può dire che i suoi lettori non siano appagati dal suo lavoro.

La parola d’ordine per il Lupo è sempre stata “sottinteso”, ed ognuno dei suoi titoli possiede in effetti un livello-base romanzesco, la cui fruizione è aperta a tutti, ed uno invece sotteso ed allegorico, la cui interpretazione è dovuta ai più esperti. Con questa missione di fondo, Stefano Benni ci ha regalato una nuova avventura, intitolata “La bottiglia magica”, edita da Rizzoli Lizard. Un racconto a metà tra il viaggio dantesco e il folle peregrinare d’Orlando, accompagnato dalle illustrazioni di Luca Ralli (già con lui in Pantera e Fen il Fenomeno) e di Tambe. La fusione tra parole ed immagini è quasi totale, in molti punti tale da trasformare il romanzo in fumetto e viceversa, con una duttilità che è tipica delle creature benniane.

I protagonisti sono due giovani: Alina, che vive a DiladalMar e Pin, che sta a Diquadanoy; lei è fatta prigioniera a Villa Hapatia, un college all’inglese in cui i gusti personali vengono standardizzati per creare un esercito di cloni e lui, pescatore povero e libero, riceve un suo messaggio nella bottiglia. L’intrepido giovane parte per una rocambolesca ed insensata avventura, durante la quale incontrerà macchiette e figuranti tipici dell’universo di Benni: un trans devoto, degli scafisti à la Collodi, un vero e proprio topo di biblioteca, l’ultimo delfino comunista ed innumerevoli animali filosofi.

Alina, da parte sua, non ci pensa proprio ad aspettare il suo cavalier servente (che le sembra convenientemente anche un po’ stupido), e si lancia in un’esplorazione sotterranea della scuola “infernale” in compagnia di un gatto di nome Mouse (ovviamente); qui incrocia mostri, pensieri e leggende del rock, più qualche personaggio Disney che non manca mai. Che il salvataggio vada o meno a buon fine, l’importante è il viaggio direbbe il Lupo, o almeno secondo il Libro del Pirata per Bene è così.

Stefano Benni

Stefano Benni

Per non affogare nel mare di metafore ed allegorie in cui il libro naviga, occorre una bussola orientata verso il cuore di quanto l’autore intende dirci con questo nuovo lavoro. All’interno infatti, c’è sì un sentore di Elianto, qualcosa di Terra e di Comici Spaventati Guerrieri, ma c’è anche un guizzo come quello che bagnava a profusione le pagine di Baol (uno dei più geniali titoli di Benni). In sottofondo ai percorsi di formazione di Alina e Pin serpeggia una ricerca più complessa ed inspiegabile: qual è il vero nemico?

Contro quale creatura, in tutto il grande insieme, i nostri eroi si stanno battendo? Un bisogno ossessivo di conoscere il mostro nell’armadio, perché smetta di farci così paura. Come avrà risolto Benni questo interrogativo? Chi sarà il più cattivo dei cattivi? La risposta atterrisce e accontenta insieme, una guerra del resto è pur sempre una guerra.

Mentre i disegni di Ralli e Tambe duettano con armonia, pur avendo due tratti differenti (uno più aguzzo e distopico, l’altro dalle linee più dolci e fumettistiche), lo stile di Benni suona meno efficiente del solito questa volta. Non di certo nella costruzione dei caratteri, in cui la sua penna ben cesellata non fallisce mai, tuttavia nella narrazione l’efficacia perde un po’ di smalto, riducendo al minimo le descrizioni e gli arzigogoli che hanno reso i suoi libri dei capolavori. Probabilmente l’intento del Lupo era quello di accompagnare e non prevaricare l’opera disegnata, il suo è un taglio vignettista che però non aiuta il racconto a decollare né il lettore ad affezionarsi quanto dovrebbe.

In ogni caso “La bottiglia magica” non fallisce nel suo intento comunicativo, a Benni piace raccontare e sognare un mondo diverso, e come vent’anni fa lo sa materializzare dal nulla, in modo che la conclusione allegorica arrivi comunque tra le mani di tutti. È giunto il momento di combattere, ma il terreno di battaglia non è un luogo geografico (né il Diladalmar, né il Diquadanoy), è invece molto più vasto e pericoloso: è la mente, caverna profonda e nido di credenze terrorizzanti, che possono fare proprio di noi i veri mostri.

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