Piazza Apollodoro: Du’ Polmoni così!

Secondo appuntamento della rubrica di Ghigliottina | Un nuovo taglio all’informazione con pensieri e riflessioni di un tifoso “invisibile”, amante della pallacanestro e della Virtus Roma. “Cuesta nun è una piazza, è una campaggna, Un treàto, una fiera, un’allegria”. Piazza Apollodoro, ‘na rubrica virtussina

palazzetto-sport

(fonte immagine: flickriver.com/photos/doc-cesena/4338937570/)

Domenica è sempre domenica e se sveglia la città con le campane. Ci sta il sole e un caldo meraviglioso, è la giornata perfetta: una bella passeggiata fuori, chi si fa una corsetta, chi si sveglia e fa l’amore, chi mangia al mare, chi in città. Al Palazzetto ce sta Reggio Calabria stasera.

Enzone alla sbarra no te chiede un fiorino, un nome e un cognome e ci sta pure chi alza la voce e risponde male. Ma con ‘sta giornata? Con ‘sto sole fuori? Essi brava, essi bravo.

Quel minuto di silenzio fa più rumore di un temporale estivo, non è giusto, non è davvero giusto.

Terza giornata, la seconda in casa e ne siamo tutti sempre più convinti: il sorcio non è morto de freddo e né tantomeno si è strozzato con l’acqua. Vabbè, c’avemo caldo e pure sete, nessuno c’ha sonno.

Alice Sabatini, con quella maglia addosso sei ancora più bella. Gracia, mo’ manchi solo te! Ce l’avete voi ‘n parterre così…

Amico devi crederci e siamo tutti fratelli d’Italia, ora si gioca. Una cosa mi pare abbastanza evidente: si corre. Come era la storia del Leone e della Gazzella che ogni mattina si sveglia in Africa e sa che dovrà correre di più? ‘A bella, te ce volevo vedè ieri in campo, saresti morta di fiatone.

Bravo Legion, ammazza se è bravo (anche bello a detta di qualcuno). E chi lo ferma nel primo quarto, imbarazzate capacità di fare canestro. Che poi tutti a guardà Legion, ma Fabi che v’ha fatto? Il primo tempo sembra dire che oggi Reggio ce ne ha davvero di più.

Poi un applauso: bello, forte, virtussino. E la musica cambia, dilaghiamo e gancio su gancio ecco il parziale di 23-14 che rimette tutto in discussione. Bello Legion, bello Fabi, bravi tutti ma Daniele Sandri è una cosa pazzesca: difende e ruba ogni cosa che je passa vicino, corre e segna. Raffa, con grande serenità e rilassatezza (pe’ modo de’ dì), zompa come un grillo e ruba un pallone, attacca il ferro e segna. John invece s’è messo le lenti, gli occhiali non gli piacevamo più, ma che ve frega a voi? 20 punti, becca e porta a casa.

Benetti è innamorato, c’ha il cuore buono, de quelli grandi così: fa cambiare un fischio all’arbitro e restituisce la palla agli avversari. Gabriè, detta tra de noi a bassa voce, ma quando hai alzato quella palla no…te possino! Vabbè dai, famo pace.

Baldasso, che per comodità chiameremo “Bardasso”, è proprio bravo! Se tieni la testa su quelle spalle che me sembra siano abbastanza grossette, diventi forte, forte ed ancora forte! Me raccomando!

Capita’, tanti auguri. Però non me dai retta, devi cambià sapone! Io te l’ho detto de nuovo eh… Il resto è poesia, quel canestro…hai attentato alla salute di tanti e te sei fatto un bel regalo di compleanno no? Cento di questi giorni e cento di questi canestri!

De rimonta, con il cuore, con le palle, si! Due e grosse così! Di squadra e di carattere, senza mai alzare la voce, senza mai una discussione. Ci sta poco da fare, l’allenatore conta e manco poco. Corbani, per questa squadra, conta ancora de più. Si divertono e si vogliono bene e si rispettano, ognuno sa quello che può e quello che deve fare e se non va le urla non sono grida ma abbracci.

Paternoster e gli arbitri, una relazione complicata. Si, quel fallo tecnico ha messo la parola fine alla partita: tiro libero, palla a lato ed anche dieci Ave Maria.

Ao, avemo vinto. Terza vittoria consecutiva, terza, non so’ se rendo! Punteggio pieno, vetta della classifica e olé. E voglio trovare qualcuno che neghi che ieri non se sia divertito. Bello, bello ed ancora bello! Una sensazione che così non si provava da tempo.

So’ felice e so’ contento e la voglio chiudere con una frase de Venditti, tratta da “Tutti All’Inferno”:

“L’avevo detto che questo mondo non era perfetto,
ma qui tra il dare e l’avere i conti non tornano ancora.
La nostra storia non è soltanto una grande piovra,
ci vogliono un cuore, due mani e tre palle per vivere ancora…”

Un cuore, due mani, tre palle e quattro polmoni.

Paolo Tiziano

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