Alimentazione: il vero volto di ciò che mangiamo

In Italia sono 500 milioni i polli macellati ogni anno, allevati con sistemi intensivi. Il loro ciclo di vita è brevissimo, ottenuto con l’utilizzo di ormoni e l’uso massiccio di antibiotici. Un’inchiesta di Altroconsumo rivela il lato nascosto dell’industria della carne avicola

di Alessandra Bernardo
su Twitter @alebernardo79

polloNascono e vivono in capannoni bui a decine di migliaia, il ciclo di vita, che in natura dura in media otto anni, è nel sistema dell’allevamento intensivo di 39-42 giorniSelezionati per crescere in fretta e in maniera abnorme sviluppano, per questo, diverse patologie e sono tenuti in vita attraverso la somministrazione massiccia di antibiotici: sono i polli impiegati nell’industria della carne.

Ogni anno, in Europa, vengono macellati oltre 6 miliardi di polli, con una produzione di circa 10 milioni di tonnellate di carne. In Italia sono circa 500 milioni gli animali oggetto di questa industria, nel 2015 la produzione di carni avicole è stata pari a 1.296.400 tonnellate, con un consumo pro capite di 19,85 kg. Il 99% del pollo mangiato proviene da allevamenti italiani e oltre il 95% è allevato in sistemi intensivi.

Si tratta dunque di animali che vivono in condizioni davvero estreme, stipati a centinaia in capannoni bui e senza la possibilità di poter razzolare all’aperto, in ambienti in cui il benessere animale, che dovrebbe essere garantito per legge, diventa solo un’utopia e dove i polli vengono “dopati” attraverso la somministrazione di ormoni per una rapida crescita e l’uso sistematico e incontrollato di antibiotici.

Da un recente rapporto del Ministero della Salutedall’esame di 709 campioni di pollo è emersa una sconcertante verità: il 12,69% dei campioni è risultato positivo alla presenza di Salmonella spp., una delle cause più frequenti di tossinfezioni alimentari in Italia, il 72,92% dei campioni si è rivelato positivo alla presenza di Campylobacter spp.,  batterio responsabile del maggior numero di contaminazioni alimentari in Europa e che si trova normalmente nell’intestino del pollo, il 95,40% dei campioni è risultato positivo alla presenza di Escherichia coli.

Altroconsumo a seguito di un’indagine denuncia: “Nelle analisi su 40 petti di pollo acquistati a Milano e Roma in supermercati, mercati e macellerie, abbiamo cercato Escherichia coli portatori di tre specifici meccanismi di resistenza e li abbiamo trovati in 25 petti di pollo. Ne abbiamo verificato e accertato la resistenza ad antibiotici come la cefepima, la cefoxitina, la ceftazidima e la cefotaxima, importanti per la cura di infezioni alle vie urinarie e respiratorie anche nell’uomo”. È, dunque, il 63% dei campioni a contenere batteri Escherichia coli resistenti agli antibiotici.

Il problema purtroppo riguarda tutti i Paesi. Altroconsumo ha condotto, infatti, analoghe indagini in Belgio, Spagna e Portogallo, dove sono stati trovati rispettivamente il 76%, l’83% e l’85% di polli contaminati con batteri resistenti. A destare grande preoccupazione nel mondo scientifico e in tutti i consumatori di questa industria sono gli alti livelli di resistenza, anche multipla, agli antibiotici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe, infatti, esserci il rischio di una pandemia mondiale.

A seguito dell’indagine di Altroconsumo, Unaitalia (Associazione Filiere Agro Alimentari Italiane) ha annunciato di avere avviato, d’intesa con il Ministero della Salute, un piano volontario di riduzione dell’impiego di antibiotici. Secondo l’associazione, nel 2015, il consumo di antibiotici negli allevamenti avicoli è stato ridotto del 39,95% rispetto al 2011.

L’antibiotico-resistenza dei batteri è, dunque, un problema che va affrontato con grande senso di responsabilità e risolto, coinvolge tutta la comunità e si riflette inesorabilmente sulla nostra salute e quella del nostro pianeta. È necessaria, pertanto, una maggiore consapevolezza e coscienza etica di ciò che si mangia, rinunciando, in primo luogo, al consumo di carne proveniente da allevamenti intensivi.

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