La morte dei caprioli belli di Ota Pavel

“La morte dei caprioli belli” di Ota Pavel è un gioiellino di appena 158 pagine che non risparmia emozioni, suona tutte le corde del cuore e fa tremare di meraviglia

di Margherita Ingoglia
su Twitter @MargheritaIngog

©Margherita Ingoglia - Porto di Sciacca (Agrigento) 

©Margherita Ingoglia – Porto di Sciacca (Agrigento)

Prima di leggere “La morte dei caprioli belli” di Ota Pavel (Keller editore*, traduzione di Barbar Zane; postfazione di Mariusz Szczygiel) avevo dimenticato le storie che mio padre raccontava la sera per farmi addormentare, né mi ero più chiesta del perché, nel farlo, ci mettesse tanto entusiasmo.

Poi è arrivato Pavel con questo gioiellino di appena 158 pagine che non risparmia emozioni, suona tutte le corde del cuore e fa tremare di meraviglia; che racconta la sua infanzia con lo stesso entusiasmo con cui i bambini raccontano gli episodi dei cartoni animati.

Ota Pavel – giornalista sportivo, nato a Praga nel 1930, comincia a scrivere narrativa per curare la depressione che lo tormentava, in seguito al suo ricovero in manicomio – con questo pseudonimo racconta alcune vicende della famiglia Popper. Nove racconti che ritraggono, come fossero le foto di un album, la storia della sua vita. Leo Popper, padre dell’autore, è ebreo ed è sposato con una donna di religione cristiana, hanno tre figli e uno di questi è proprio Ota Pavel. La madre è una donna tranquilla che cerca di limitare le follie del marito Leo, il capofamiglia più sognatore, più ottimista, più strampalato e più eroico che un figlio possa desiderare.

Leo promette costantemente alla moglie un futuro da milionari, e ogni volta sembra essere la volta buona. È un mercante brillante capace di vendere aspirapolvere anche a coloro che non hanno ancora l’elettricità; passa dal mercanteggiare frigoriferi, agli acchiappamosche, ai conigli, senza perdere mai l’entusiasmo: sembra quasi di vedere lo sfarfallio nei suoi occhi ogni volta che intraprende un nuovo lavoro.

©Margherita Ingoglia - Porto di Sciacca (Agrigento) 

©Margherita Ingoglia – Porto di Sciacca (Agrigento)

La storia divertente di una famiglia bizzarra se non fosse che i racconti sono ambientati nel periodo dell’adolescenza di Ota che ha coinciso con l’inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Di momenti bui i Popper (poi Pavel) ne passeranno tanti, ma dal modo in cui Ota descrive il tutto sembra quasi di vivere un’avventura divertente in cui questo padre maldestro, agli occhi del figlio, è un eroe. E, come ogni classico che si rispetti, dietro ogni fanciullino pascoliano e un po’ grottesco, si nasconde un superuomo dannunziano.

Leo Popper, infatti, è anche un uomo coraggioso che non si arrende ai fallimenti lavorativi, né ai soprusi dei gendarmi. Non sopporta di dover lasciare le carpe del suo laghetto in mano ai tedeschi, e fa il possibile pur di assicurare ai figli, destinati alla deportazione, quell’ultimo pasto che gli dia forza a sufficienza per superare la guerra. Molto commuovente è infatti il racconto “La morte dei caprioli belli” che dà il titolo all’intera raccolta.

Sono le cronache di una famiglia che riesce a restare unita nonostante la guerra e la minaccia dei tedeschi. È la storia di un uomo valoroso che crede negli ideali del comunismo fin quando non sarà la politica a tradirlo. Un padre che è riuscito a regalare al figlio un’infanzia da romanzo. Un po’ come accade a Josuè, il bambino della celebre pellicola di Roberto Benigni, La vita è bella che, grazie al padre, vivrà i campi di concentramento come un gioco.

Il gioco, appunto. Con lo stesso tono d’avventura e scherno con cui mio padre mi raccontava le sue storie di cui parlavo all’inizio; della notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 quando la Sicilia fu colpita dal terremoto e lui, come molti, quella notte l’hanno vissuta. Così, mentre leggo questi racconti, qualcosa inizia a scavare dentro i ricordi, fino ad aprire il cassetto dei déjà vu, e inizio a ripensare a quelle storie, che a me parevano d’avventura, e all’emozione con cui mi furono raccontate. Pensai che i ricordi fantasiosi di un bambino erano rimasti intatti e puri. Ma come è possibile mantenere la stessa innocenza , ricordando le tragedie che si è vissuto?

©Margherita Ingoglia - Porto di Sciacca (Agrigento) 

©Margherita Ingoglia – Porto di Sciacca (Agrigento)

Per alcuni i drammi provati da piccoli possono diventare romanzi, per altri semplicemente storie da raccontare prima di andare a dormire. Per altri ancora possono essere brutti souvenir da nascondere. Chissà, forse è giocando che si possono cambiare le cose, e forse guardando il mondo come lo si guardava da bambini, anche le catastrofi come i terremoti o la paura della guerra, possono apparirci incredibili avventure, e le persone che le vivono, anche le più bizzarre, di colpo potrebbero dimostrarsi eroi.

<<Stavamo sempre peggio ma l’importante per papà era che esistevano  l’amicizia,
la fratellanza e sopratutto l’uguaglianza tra le razze.
Questo valeva tutto l’oro del mondo.>>

La morte dei caprioli belli 
di Ota Pavel
Keller Editore, pp. 158
traduzione di Barbar Zane
postfazione di Mariusz Szczygiel

*Keller editore propone una nuova versione, con nuovi racconti e nuova traduzione di quelli già apparsi per E/O nel 1994 nell’antologia “Il grande vagabondo delle acque”.

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