La Romania cerca il suo nuovo leader

Ore decisive per la definizione del Primo Ministro: si attende che Iohannis confermi il nome che proporrà la coalizione socialisti–liberaldemocratici

di Sara Gullace
su Twitter @nottemare

Il leader del PSD Liviu Dragnea. Fonte: Wikipedia.org

Il leader del PSD, Liviu Dragnea. Fonte: Wikipedia.org

Le elezioni politiche in Romania dell’11 Dicembre scorso non hanno spostato gli equilibri politici del Paese: il Partito Socialdemocratico (PSD) ha confermato le attese dei pronostici diventando prima forza politica. Più complessa, invece, la formazione del nuovo Governo: il leader del PSD, Liviu Dragnea, ha alle spalle una condanna per frode elettorale.

Lo scorso Aprile, infatti, Dragnea è stato condannato a due anni di carcere – poi trasformati in quattro di libertà vigilata – per aver ottenuto in modo illecito il quorum di partecipazione per il referendum che nel 2012 ha costretto il presidente Basescu alle dimissioni.

Per questa ragione il capo dello Stato Klaus Iohannis è stato fermo nell’intenzione di non conferirgli l’incarico di Primo Ministro, avvalendosi di una legge del 2001 che proibisce a chiunque abbia pendente una condanna di ricoprire una carica governativa.

Dopo una settimana di consultazioni, lunedì scorso il PSD ha annunciato la coalizione con l’Alleanza Liberaldemocratica (ALDE), partito dell’uscente Premier Tariceanu. I socialdemocratici raggiungono, così, gli ulteriori 12 seggi per formare la maggioranza che conterà ne 250 in totale. Nei prossimi giorni le due parti cercheranno un accordo con l’Unione Democratica Magiara, in modo da estendere la coalizione e rafforzare la presenza in Parlamento.

Con i liberaldemocratici, avvicinati anche dall’opposizione, il partito vincente sembra condividere gli intenti definiti di giustizia sociale e ripresa economica. L’opposizione di centro destra, invece, sarà formata da liberali, popolari e dal Partito Salvate la Romania, più restio a rientrare in una definizione politica di “destra-sinistra”.

Il PSD si è imposto con il 46% dei voti che gli garantirà 221 deputati su 465 posti disponibili. ALDE dei co-Presidenti Tariceanu e Costantin ha chiuso con il 6%.  Deludente il risultato del Partito Nazionale Liberale che, con solo il 20,2%, si interroga sul suo futuro e sui propri leader. Delusione anche per l’Unione per la Salvezza della Romania che ha avuto solamente il 9,3% delle preferenze.

I socialdemocratici sono stati premiati per il loro interventismo sociale. Sostegni economici, scuole, ospedali e progressivo abbassamento delle imposte così come aumenti salariali e pensionistici sono stati l’elemento centrale della campagna elettorale in una nazione abbattuta dalla corruzione e con un’elevata soglia di povertà. E su questi temi Dragnea è tornato nelle ultime ore, a consultazioni ancora in corso, assicurando che verrà garantita continuità di intenti: ha espressamente calendarizzato il programma che inizierà, a Gennaio, con l’eliminazione delle tasse sanitarie per i pensionati e continuerà con investimenti nello sviluppo impresariale così come nella ricerca scientifica e nei trasporti.

La nuova nomina del Primo Ministro è attesa per la giornata di oggi. Questa mattina, infatti, PSD e ALDE si presenteranno insieme alle consultazioni con il Presidente Iahnnis per comunicare il loro prescelto. Alla chiusura delle urne, con la vittoria in mano, Dragnea aveva fermamente tenuto testa al Presidente spiegando che “Non cederò la maggioranza ottenuta alle urne al primo che capita” Successivamente, ha ammorbidito la sua posizione assicurando che sarà un nome che darà continuità e lontano dai riflettori delle consultazioni e della campagna elettorale. “Non presenteremo (il nominativo sarà concordato con l’ALDE) una lista di nomi: non intendiamo negoziare. Al Presidente presenteremo una candidatura irrifiutabile”: questa è stata la più recente posizione. “Non è neanche fondamentale che sia una persona interna al Partito – ha continuato – ma vedo difficile che possa essere un tecnocrate, per cui avrà una responsabilità politica”.

Foto: Tariceanu e Dragnea

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