La scuola riscopre la cultura grazie al digitale

A Roma un incontro per raccontare strategie ed esperimenti su patrimonio e istruzione: così internet trasforma l’esperienza culturale dei più giovani

di Federica Salzano
su Twitter @FedericaSalzano

silvia-costa-marinucci-corbelliniInternet ci ha reso più intelligenti, la sfida è che non ci renda più ignoranti”. È con questo spirito, sintetizzato nelle parole di Mariana Marcucci, responsabile del progetto Invasioni digitali, che si è svolto a Roma l’incontro Per una scuola protagonista della cultura nell’era digitale. Un tavolo di discussione tra numerosi e qualificati addetti ai lavori promosso da Diculther – la Scuola a Rete in Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities – e dalla Fondazione Antonio Ruberti in collaborazione con l’associazione Civita. Un momento di riflessione per condividere esperienze, progetti e iniziative che intendono fornire una risposta alle sfide del digitale e perseguire un sempre maggiore coinvolgimento dei giovani nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Proprio per questo”, spiega il Presidente di Civita Gianni Letta nella sua lettera di saluti, “non si può discutere esclusivamente di digitalizzazione: la questione non è solo tecnologica quanto piuttosto culturale”.  Al centro della riflessione vi è l’importanza di offrire ai giovani strumenti per orientarsi in un sistema sempre più complesso. “Se è vero che tutti sono in grado di smanettare con il pc” ricorda Gilberto Corbellini, Presidente della Fondazione Antonio Ruberti, “è fondamentale insegnare a rapportarsi al digitale con pensiero critico”.

Ma il digitale è anche quello strumento che può favorire una nuova concezione di fruizione del patrimonio culturale. Soprattutto per i più giovani che, abituati ai tempi di risposta velocissimi e alla centralità del concetto di partecipazione nel mondo dei socialmedia, hanno bisogno di essere coinvolti in modo attivo e far parte in prima persona dell’esperienza culturale. E anche in considerazione di questo è stata concepita la settimana della cultura digitale, quest’anno al suo secondo appuntamento dal 3 al 9 aprile 2017. Sette giorni di eventi dedicati al valore delle culture digitali che in questa edizione saranno ispirati al tema: “La nuova Città del sole: una città splendente, ospitale e pulita, dove il sole costituisce la primaria fonte di energia”.


Germano Paini
, Presidente DiCultHer, ha anche preannunciato per il 2018 – anno europeo del patrimonio culturale – un contest che vedrà il coinvolgimento di studenti, insegnanti e operatori del settore, inteso a favorire una vera e propria presa in carico da parte dei giovani di quell’eredità che costituisce il DNA della loro identità culturale italiana ed europea. D’altronde “per tutelare il patrimonio bisogna conoscerlo e amarlo”, ricorda Silvia Costa, Presidente Commissione Cultura del Parlamento Europeo.  E sottolinea poi l’importanza di quella che è una peculiarità italiana nel progetto dell’Alternanza Scuola-Lavoro: l’aver coinvolto i giovani anche in attività che rientrano nel settore culturale.

dicultherLe istituzioni educative rivestono in questo ambito un ruolo strategico e molte sono le attività promosse dalla rete Diculther che le coinvolgono in modo diretto. E in tal senso è stata presentata ad esempio la seconda edizione del concorso “Crowddreaming: i giovani co-creano cultura digitale”, curato dall’associazione Stati Generali dell’Innovazione e rivolto agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori che dovranno presentare una storia in formato digitale, ispirata sempre al tema della “Città del sole”. (Qui il video dei vincitori dello scorso anno).

O ancora si è parlato dei risultati della Consultazione pubblica sul patrimonio culturale immateriale, che ha coinvolto il mondo dell’Istruzione attraverso un questionario online. È interessante notare, ad esempio, come per molti giovani in diverse parti d’Italia siano principalmente attività come “Feste e Riti” a essere considerate espressioni del patrimonio immateriale. Vi sono poi la cultura enogastronomica, i dialetti e – tra gli studenti del Bellunese – emerge una nuova tipologia di bene immateriale, ovvero “il paesaggio”. Una macro-categoria che comprende itinerari naturalistici, elementi ambientali, architettonici o anche stimoli di natura olfattiva e acustica.

Vari poi i suggerimenti sugli strumenti digitali da usare per valorizzare il patrimonio intangibile e tra questi: una playlist su Spotify con i cori di montagna oppure un canale YouTube con i tutorial delle ricette tradizionali. “Diciamo sempre che i giovani trascorrono troppo tempo sui social, però poi quando si chiede loro di usarli in modo creativo per la cultura, lo sanno fare bene e si dimostrano interessati” è il commento di Stefania Zardini Lacedelli, responsabile del progetto museo Dolom.it e coordinatrice dell’indagine effettuata nella provincia di Belluno.

Molti sono gli interventi che si sono susseguiti nell’arco dell’intera mattinata che ha visto alternarsi realtà istituzionali, accademiche, start-up e associazioni nel segno del dialogo, della collaborazione e della condivisione di esperienze e difficoltà da affrontare. Tutti attori coinvolti nell’impresa di dare una risposta alle sfide che l’era digitale presenta in termini di educazione, formazione e ridefinizione dell’identità. Un’identità che poggia le basi in un patrimonio culturale che ha contribuito a definire per secoli la fisionomia della società e che oggi necessita di nuove modalità d’interazione e di fruizione da parte di una generazione in profondo cambiamento.

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