“150 milligrammi”: storia di un farmaco che uccide

L’8 febbraio al cinema “150 milligrammi”, pellicola firmata Emmanuelle Bercot sul farmaco killer Mediator

di Federica Albano
su Twitter @federica_albano

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fonte immagine: ufficio stampa di Made in com

Ispirato ai fatti realmente accaduti alla dottoressa Irene Frachon tra 2009 e 2010, “150 milligrammi” (La fille de Brest) è un film di denuncia, un ritratto di una donna forte e tenace, un pugno allo stomaco. La Frachon (Sidse Babett Knudsen), pneumologa all’ospedale universitario di Brest, scopre un legame tra l’assunzione del farmaco Mediator e la morte di alcuni suoi pazienti per valvulopatie. Il farmaco viene venduto da più di trent’anni e sia l’Agenzia Francese del Farmaco, sia la casa farmaceutica produttrice esercitano enormi resistenze nei confronti della denuncia della dottoressa e della sua richiesta di ritiro dal mercato.

La regia è di Emmanuelle Bercot, medico mancato come ha dichiarato lei stessa in un’intervista, che ha ereditato la passione per la medicina dal padre chirurgo che però le ha sempre sconsigliato la professione. Emblematiche due scene del film, macabre, cruente, forse note stonate nella melodia del film ma estremamente realistiche di un intervento a cuore aperto e di un’autopsia, interventi a cui la Bercot ha realmente assistito per le riprese del film.

Gli elementi portanti del film sono ovviamente la lotta titanica tra i colossi farmaceutici e il piccolo team di ricerca di Brest e il carattere bizzarro e altruista della protagonista. Un film di denuncia raccontato con le lenti della Frachon che ha dovuto combattere i pregiudizi, le inimicizie e il maschilista baronato accademico. La storia ben presto diventò caso mediatico: il farmaco era infatti largamente usato in Francia, si parla di circa 300mila trattamenti a cui sono collegate 500 morti.

Secondo le parole della regista: “Come tutti in Francia, avevo sentito parlare dello scandalo Mediator ma non mi ero mai interessata a fondo della vicenda. Ho letto il libro della Frachon su suggerimento dei miei produttori francesi e, nel momento in cui ho deciso di trarne un adattamento, ho voluto conoscere Irène, incontrandola a Parigi e parlando con lei. Dall’incontro e dalla passione e dall’emozione che si evincevano dal suo racconto, ho deciso che il mio film non sarebbe stata la storia del Mediator ma la vicenda di una donna dall’eccezionale forza, di una persona comune con una vicenda straordinaria“.

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