Oscar 2017, la notte dei sogni. Chi fermerà “La la land”?

Domani sarà la grande Notte degli Oscar 2017. A condurre l’89ª edizione degli Academy, il comico e conduttore Jimmy Fallon. Alte speranze per il successo tricolore “Fuocoammare” nella categoria documentario. Scopriremo se il musical di Chazelle “La La Land” porterà a casa tutte le 14 statuette o qualche sfidante oserà ostacolarne la scalata. Tra tanta tecnica e poco sentimento, torna la premiazione più amata del mondo.

di Gloria Frezza
su Twitter @lavanagloria

premi-oscarÈ di nuovo quel periodo dell’anno. L’aria si fa frizzantina, la settimana della moda volge al termine e si avvicina la domenica degli Oscar. Tanto per non farci mancare quella che ormai è diventata una tradizione, analizziamo il clima che serpeggia tra le stanze rosse di questi Academy Awards 2017. Quest’anno cinematografico è stato uno di quelli che, in gergo, si definisce un “pallone gonfiato”. Ricco di promesse vane e di speranze inadempiute, il 2016 non ci ha regalato quello che volevamo ma è sempre rimasto molto convinto delle proprie posizioni. Sarà per questa atmosfera deludente che già dalle Nomination si è prospettata un’edizione abbastanza fiacca.

Gioia dei bookmakers (e di pochi altri), a fare il pieno è stato La La Land (qui la nostra recensione),  il musical redivivo di Damien Chazelle, con 14 possibili statuette tra le mani. Certo, è probabile che se fosse uscito l’anno scorso, circondato da capolavori assoluti come quelli tra i quali la giuria ha dovuto scegliere, forse non ne staremmo parlando. Ma questo è il bello del cinema, signori. Dunque il musical dolce e fresco (e anche un po’ superficiale perché no) del giovane Chazelle affronterà senza brio le pellicole più disparate. C’è Arrival, la fantascienza melanconica di Villeneuve, che perde le sue opportunità pretendendo di sussumere le sottigliezze di un romanzo di 500 pagine in un film di due ore scarse. C’è Lion, un padre magistralmente interpretato da Dev Patel, che però non basta.

la-la-land-01Ma soprattutto c’è Moonlight, la storia coinvolgente di un ragazzino di colore che scopre quanti modi esistano al mondo per trovare sé stessi. Barry Jenkins è al suo primo lungometraggio e pecca forse di autocontemplazione, ma si merita tutti gli onori per aver portato al cinema una storia gay diversa e sospirata, nata in territori in cui ancora si crede non ne esistano. Infine, il vero avversario di La La Land, la piccola perla segreta di questi Oscar: Manchester by the sea. Con questo film Kenneth Lonergan ha tentato una strada malsicura, provando a raccontare qualcosa di doloroso ed impensabile come l’essere responsabile della morte di un figlio. 

Come una grande fabbrica dove ognuno svolge bene il suo compito, in Manchester by the sea la regia sposa felicemente una sceneggiatura originale curatissima (entrambe di Lonergan), che tiene conto dei tempi di ricovero che ogni spettatore necessita mano a mano che il film si sbroglia. Una colonna sonora fatta quasi esclusivamente di pezzi di musica classica e la fotografia che incornicia artisticamente la desolante Manchester americana, fanno da teatro alla formidabile performance di Casey Affleck.

moonlightCandidato come “miglior attore protagonista”, non me ne vogliano il navigato Denzel Washington o Ryan Gosling, che ha persino preso lezioni di piano per interpretare un pianista (sigh!), Affleck deve vincere la statuetta. Non ha soltanto interpretato un personaggio, ne ha effettivamente creato uno che avrà sempre e solamente il suo volto. La chimica e la complicità instaurata con Lucas Hedges, che interpreta suo nipote ed è candidato come “non protagonista” a soli vent’anni, vi permetterà di capire l’altezza della recitazione. Lonergan ha realizzato un film in equilibrio, lento ed impotente come certi tipi di sofferenza. Ha consegnato al mondo una morale difficile: “you can’t fix everything”, grido con moderazione all’avanguardia.

Tra le “attrici protagoniste” è più difficile. Non è possibile ignorare la voce cristallina e gli occhi espressivi di Emma Stone, tuttavia insisterei sul fatto che non merita un Oscar per questo film nello specifico. Natalie Portman, protagonista della biografia di Jackie Kennedy, è la sua avversaria più temibile. Sebbene il film manchi di qualcosa, la sua performance è senza sbavature. La Portman è un vero camaleonte, riesce a risultare credibile in qualsiasi ruolo, come Cigno Nero propriamente insegna. Nonostante il compito difficile, è riuscita a ritrarre una donna contraddittoria, a volte psicotica, spesso triste. Umanizzare un idolo della storia americana come Jackie era un’ardua fatica, ma non c’è nulla che Padme non possa fare. Meno dubbi sulla “non protagonista”, la statuetta andrà quasi certamente a Viola Davis, nonostante le belle prove di Octavia Spencer e Michelle Williams. La Davis, che affianca Washington in Fences (Barriere), negli ultimi anni ha percorso una meravigliosa scalata, iniziando dalle serie tv per approdare al grande schermo. Quello di domenica sarebbe il più giusto dei riconoscimenti, per un ruolo che ha saputo rendere unico. 

manchester-by-the-seaCome la legge di Murphy insegna, quando i contenuti scarseggiano la tecnica invece abbonda. Per gli appassionati dei premi di montaggio e fotografia, scenografia e costumi abbiamo ricca scelta questa volta. Probabile sarà la vittoria di massa di La La Land, ma in questo caso non mi sentirei tradita. Dal punto di vista tecnico il film di Chazelle sfiora la perfezione agostiniana, da sole le mise degli attori e il montaggio sonoro lo rendono un capolavoro del settore. Spiace per Scorsese che anche quest’anno non centra il bersaglio, Silence resta ai margini con una sola candidatura per la fotografia, che gli sarà facilmente tolta. 

Nonostante sia una speranza, invito tutti a guardare The Lobster, candidato come “miglior sceneggiatura originale”. Il film fantastico di Yorgos Lanthimos, con una colonna sonora superba che ospita persino la Loren, è un diamante grezzo dell’inverosimile. Non sarà forse premiato, ma resta uno dei pochi veri guizzi del 2016.

Tra i “film d’animazione” spadroneggia (sorpresa!) la Disney. Anno parco anche per i cartoni, la dea polinesiana Moana sembra orientata alla vittoria. Nel mondo perfetto La tartaruga rossa avrebbe qualche possibilità, ma non fingerò di credere nell’impossibile. Sarebbe una bella soddisfazione tuttavia, se a vincere la statuetta fosse Zootropolis. Le storie della coniglietta Judy che vuole fare un lavoro da maschi forti ed insensibili, il mondo degli animali civili minacciato dal ritorno alla condizione selvaggia. Metafore ravvisabili e ben orchestrate, perché i bambini imparino qualcosa su quello che sta succedendo intorno a loro proprio ora. La poliziotta coniglio è molto più femminista dell’ennesima principessa Disney con un po’ di autonomia e ironia in più. È solo un consiglio, chiaro.

fuocoammareInfine se avremo fortuna, lo splendido Fuocoammare di Gianfranco Rosi, potrà aggiudicarsi l’Oscar come “miglior documentario”. Un’onorificenza che non è mai toccata ad un italiano e che la storia di Lampedusa meriterebbe senza ulteriori discussioni. Contendenti di spessore in questo caso, più di tutti I am not you negro di Raoul Peck e Life, Animated di Roger Ross Williams.

Come i più informati avranno notato, ho finora evitato di nominare Mel Gibson, candidato anche lui alla regia, e il suo film La battaglia di Hacksaw Ridge. Non è stata una mancanza casuale, data la sua storia precedente credo che Gibson debba smettere di essere invitato a premiazioni di questo calibro. Il suo film, ennesima glorificazione degli “eroi d’America”, è la solita pomposa storia di guerra così demodé nel 2017 da indignare quasi. Nemmeno il tentativo di Andrew Garfield di rendere la pellicola più delicata, giustifica per me tutto quell’inutile sangue ed egocentrismo. Il più grande No di questi Oscar.

Domenica 26 febbraio in onda dalle 23 per il Red Carpet (in Italia live su Sky e in chiaro su Cielo), dalle 2 di notte per la grande serata, Jimmy Fallon condurrà l’89esima edizione degli Academy Awards. Non resta che incollarci allo schermo, come ogni anno, perché “Sanremo è Sanremo”!

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