Un mondo di diritti (umani) negati

Il nuovo rapporto di Amnesty International sullo stato dei diritti umani nel mondo è implacabile. Discriminazioni, tortura e crimini di guerra compliscono ancora milioni di persone. Uno stato di cose, che affligge anche l’Europa e l’Italia

di Mattia Bagnato
su Twitter @bagnato_mattia

(fonte immagine: amnesty.it)

(fonte immagine: amnesty.it)

Martedì 21 febbraio Amnesty International Italia ha presentato a Roma il rapporto annuale 2016-2017[1] sullo stato dei diritti umani nel mondo. La conferenza si è svolta presso l’Istituto dell’Enciclopedia italiana alla presenza del Seg. Gen. Gianni Rufini, del Presidente Antonio Marchesi e del portavoce Riccardo Noury. Quello che emerge è un’analisi dettagliata delle gravi violazioni che affliggono milioni di persone in 159 Paesi. Sotto accusa, come si legge nel comunicato stampa, le “politiche della demonizzazione” che alimentano divisione e paura. Nel rapporto è stato dat, infatti particolare risalto al fenomeno migratorio e agli effetti che questo ha prodotto sulla società e sulla politica europea. Muri, politiche antiterrorismo e respingimenti sarebbero, quindi, la conseguenza di una clima di terrore diffuso che sta minaccio il rispetto dei più basilari diritti umani.

Salil Shetty, Segretario Generale di Amnesty International, ha dichiarato: “Il 2016 è stato l’anno in cui il cinico uso della narrativa del ‘noi contro loro’, basato su demonizzazione, odio e paura ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni 30 del secolo scorso. Un numero elevato di politici sta rispondendo ai legittimi timori nel campo economico e della sicurezza con una pericolosa e divisiva manipolazione delle politiche identitarie allo scopo di ottenere consenso”.

Tutto questo, sta accadendo anche all’interno dell’Unione Europea. La stessa UE, nata proprio dalla volontà di scongiurare per sempre il ritorno di esperienze autoritarie e razziste. Hanno lottato a lungo gli europei, alla fine sono riusciti a costruire un continente di pace e tolleranza. Oggi, a più di 80 anni da quei drammatici giorni, l’avvento di una classe politica votata al populismo sembra rimettere tutto in discussione. L’Europa di Schengen e dei confini liberi e aperti, infatti, sembra già avere i giorni contanti. Minacciata, da chi crede che “barricarsi” dietro ai confini nazionali, chiudendo gli occhi dinnanzi alla sofferenza di migliaia di persone, sia l’unica soluzione.

salil-shettyLe odierne politiche di demonizzazione spacciano, vergognosamente, la pericolosa idea che alcune persone sia meno umane di altre, privando in questo modo interi gruppi di persone della loro umanità. Così, si rischia di dare via libera ai lati più oscuri della natura umana”, ha ammonito ancora Shetty.

Il simbolo di questa deriva, secondo l’ONG, è un uomo. Un ragazzo siriano per la precisione. Ahmed H è stato accusato e poi condannato con l’accusa di terrorismo solo per aver preso parte agli scontri scoppiati, nel settembre del 2016, lungo il confine serbo. Ahmed, secondo il rapporto, si trovava lì con l’unico intento di portare in salvo i suoi anziani genitori. Ciò nonostante, la condanna inflittagli ha fatto di lui il simbolo più tragico di un continente alla deriva. Sconvolto da crescenti tensioni sociali, cavalcate da Governi e partiti politici alla ricerca di legittimazione popolare, afferma il rapporto prodotto da Amnesty International.

Dalla Francia alla Polonia, passando per Budapest e la Turchia, sono decine i movimenti politici e non che, sfruttando le paure più recondite, sono riusciti a farsi largo grazie a discorsi xenofobi e razzisti. Finendo per minare alla base un sistema fondato sullo stato di diritto e il rispetto della garanzie costituzionali. Leader mai democraticamente eletti che modificano Costituzioni per rimanere saldamente al potere ed epurazioni di dissidenti ed avversari politici ne sono la più preoccupante conferma. Il tutto, sotto gli occhi di una popolazione troppo spaventata per “ribellarsi”.

Lo sciagurato accordo tra Bruxelles ed Ankara sembra essere l’emblema di un mondo che, nel vano tentativo di risolvere la “crisi dei rifugiati”, è sceso a patti con il diavolo. Convincendosi, si legge nel rapporto, che la Turchia fosse nelle condizione di garantire una degna assistenza alle migliaia di richiedenti asilo che varcano i suoi confini. Dimenticando però che quello turco è un sistema di asilo che fa acqua da tutte le parti. Compromesso, come se non bastasse, dagli oltre 3 milioni di rifugiati siriani che già si trovano nei campi profughi turchi.

hate-speechInvece farsi carico di questi poveri disperati, afferma Amnesty International, l’Europa ha scelto la via del controterrorismo tout court e dell’abuso dello “stato di emergenza”. Sbandierato come un mantra dalla quasi totalità degli Stati europei. Detenzione preventiva, limitazioni della libertà di movimento e incremento dei poteri di sorveglianza su specifici gruppi etnico-religiosi. Questi, i principali espedienti che l’Unione Europea ha ritenuto necessari per rispondere al crescente pericolo terroristico che sta minacciando il vecchio continente.

In un clima così esacerbato, anche un innocuo “burkini” può ergersi a simbolo nefasto di una fantomatica islamizzazione dell’Europa. Finendo per innescare una spirale di violenza xenofoba che si è tradotta, a detta di Amnesty International, in ripetuti crimini d’odio nei confronti di rifugiati e centri d’accoglienza.

Non è solo l’immigrato, però, l’oggetto della deriva razzista di questo tempo. Tutte le minoranze, nessuna esclusa, sembrano dover fare i conti con l’odio dilagante in tutto il continente. I Rom, infatti, nonostante i vari richiami della Corte Europea dei Diritti Umani, sono ancora il bersaglio preferito di politiche discriminatorie perpetrate attraverso l’esclusione dagli alloggi, dall’istruzione, dall’assistenza sanitaria, dall’occupazione e, dulcis in fundo, attraverso sgomberi forzati in tutta Europa.

Il caso italiano.

Una manifestazione di Amnesty International a Roma il 15 aprile 2015 (fonte immagine: associazioneantigone.it)

Una manifestazione di Amnesty International a Roma il 15 aprile 2015 (fonte immagine: associazioneantigone.it)

Un capitolo a parte è stato, poi, dedicato al nostro Paese. Nello specifico, quello che viene fortemente criticato è il così detto “approccio hotspot[2]. Quello che sarebbe dovuto servire ad identificare e separare i migranti regolari da quelli irregolari. Reo, ha detta di Amnesty International, di aver prodotto un uso eccessivo della forza da parte della polizia, detenzioni arbitrarie e espulsioni collettive. Una critica, tutt’altro che velata, all’azione del Governo e al suo operato. In particolare, alla Legge Minniti-Orlando[3], colpevole di aver indebolito le garanzie processuali: eliminando il contraddittorio, il grado d’appello e basando la valutazione solo sul colloquio in sede di Assemblea regionale.

Ciò detto, nemmeno l’Italia sembra immune, secondo l’ONG, da quei discorsi d’odio a cui si faceva riferimento prima. Anzi, gli slogan politici in auge ultimamente sembrano, proprio, confermare l’ondata xenofoba che caratterizza tutto il continente. Incentivati, si legge sul rapporto, dall’assenza di una normativa che introduca l’aggravante razziale anche sui social network. Una mancanza, alla quale l’Italia dovrebbe porre immediatamente rimedio secondo Amnesty International. Oltre a quella legge organica sul diritto d’asilo a lungo attesa e mai arrivata. Come la legge sulla tortura, altro tato dolente seconde Amnesty International. Presentata, discusso e poi messa in stand by.

Rimanendo sul tema dei migranti, quello che più di tutti espone il nostro paese, il rapporto critica duramente anche l’accordo tra Italia e Libia. A partire, cioè, dall’erronea stima sui numeri dei migranti sbarcati sulle coste italiane. La stessa, che sarebbe alla base di tale accordo e che paventa un’inesistente invasione. Inoltre, anche in questo caso, a lasciare perplessa l’ONG è l’idea che la Labia possa davvero occuparsi di queste persone. Eventualità smentita da molte testimonianze. A preoccupare, infine, sarebbe soprattutto la convinzione che la chiusura delle frontiere possa in qualche modo colpire i trafficanti di esseri umani.

In conclusione, sulla base di quanto emerso dal rapporto c’è poco da star sereni. Ciò che appare, oltre modo, evidente è una forte regressione nel campo dei diritti umani. Preoccupante, perché ciò avvenendo anche i paesi dove la cultura democratica è più radicata. Sintono, evidente, che la risposta dei vari Governi alle richieste di sicurezza da parte delle popolazioni ha innescato meccanismi repressivi sempre più preoccupanti.

[1] https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2016-2017/

[2] https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2016/11/18155810/Report_Hotspot_Italia.pdf

[3] http://www.ilpost.it/2017/02/11/decreto-legge-migranti/

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