M5S: dopo 9 mesi a Roma non si muove una foglia

Doveva essere la consacrazione per un movimento che si doveva candidare a governare il Paese. Invece, Roma rischia di diventare la “tomba” a cinque stelle dei grillini. Impantanati come sono nelle sabbie mobili di un’amministrazione ostaggio delle correnti interne

di Mattia Bagnato
su Twitter @bagnato_mattia

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Fin dagli albori i detrattori del Movimento 5 Stelle ripetevano come un mantra che “nel Movimento non si muove foglia che Beppe Grillo non voglia”. Prima, infatti, era la paura di essere strumentalizzati da quei vecchi “volponi” dei mezzi d’informazione, vista la scarsa esperienza politica dei grillini. Poi, è stata la volta della “fedeltà alla linea”, che ha mietuto vittime illustri come Paola Pinna, Giovanni Favia e chi più ne ha più ne metta. Un esercito di “dissidenti” che ha dovuto fare le valigie in fretta e furia. Dove l’immobilismo del M5S sembra più evidente, però, è proprio a Roma. In una Capitale, infatti, schiacciata da lobby, anni di mala gestione e lotte intestine, la giunta guidata da Virginia Raggi fatica a smuovere le acque. Cerchiamo di capire le ragioni di questa debacle, prevedibile ma pur sempre inaccettabile.

La lingua batte dove il dente duole – Che la città Eterna fosse, praticamente, ingovernabile lo si era capito fin da subito. È un dato di fatto, ormai, che tutti i grandi Partiti, nessuno escluso, avevano fatto l’impossibile per perderle quelle elezioni amministrative. “Je l’hanno tirata”, dirà qualcuno. Probabile, rimane il fatto che la credibilità del M5S si gioca tutto qui. Tra gli scranni dell’aula Giulio Cesare. Lo sanno anche i sassi, difatti, che è lì che il Movimento può diventare “grande”, cercando di acquisire una dimensione nazionale. Il Campidoglio come un campo d’allenamento per candidarsi a governare un Paese dalle mille problematicità. Come Roma, appunto.

La zappa sui piedi – Per farlo ci vuole coraggio ma, soprattutto, spirito d’iniziativa. Svincolarsi dalle maglie di una Casaleggio Associati che assomiglia sempre di più a Scientology. Linee guida che sembrano dictat, ai quali non si può disobbedire. Un clima di terrore”, che invece di spaventare la casta sembra aver finito per paralizzato gli stessi grillini. Oltre ai componenti del Direttorio, Luigi Di Maio su tutti, non si sente più volare una mosca. L’insoddisfazione, a quanto pare, rimane ancora alta. Ad accendere le polveri dello “scontro”, infatti, sarebbero state alcune scelte che, sia dall’interno che dalla base, non sarebbero piaciute molte. La gestione del caso Marra in primis.

Le chiacchiere se le porta il vento – Roma doveva essere la svolta. L’anno zero per il Movimento 5 Stelle, invece sembra si sia trasformata in una palude. Impantanata com’è, Virginia Raggi fatica a venirne fuori. Il primo vero banco di prova sarebbe dovuta essere la gestione dei “migranti transitanti”. Tra un consiglio comunale straordinario ed un altro, però, i migranti ospitati un tempo a Via Cupa sono ancora alla Stazione Tiburtina. E come se non bastasse, lo stabile che avrebbe dovuto ospitarli è stato occupato dai militanti di Forza Nuova. Per non parlare, poi, del “famigerato” piano “anti-freddo” che secondo la Caritas e la comunità di Sant’Egidio[1] è partito con colpevole ritardo. Offrendo riparo a non più di 520 senza tetto su 3.000.

Chi si loda di sbroda – Neanche in periferia, il sindaco Raggi, sembra poter dormire sonni tranquilli. A detta dell’On. Taverna, ospite di Lilli Gruber, la “sua” Tor Bella Monaca ormai sarebbe un paradiso terrestre. Può essere, ci mancherebbe. Basta, però, farsi un giretto per la città per rendersi conto che di strada ce n’è ancora molta fare. Buche[2] permettendo. Le stesse, che sembrano espandersi come macchie d’olio. Inutile, quindi, sbandierare quei 10 milioni di euro previsti in bilancio come manutenzione straordinaria e che tra l’altro partirà a giungo. Tornando alla spazzatura, dicevamo che basta farsi una passeggiata per scoprire che è tutta quanta lì, dove era quest’estate. Viene da chiedersi, allora, perché bloccare la costruzione di due nuove impianti per il trattamento dei rifiuti.

Chi va sano va piano e va lontano – Dicevano i nostri nonni. Più piano di così si muore, aggiungeremmo. Non potrebbe essere diversamente, visto e considerato lo stato in cui versa il sistema dei trasporti pubblici romano. Tra scioperi e carenza di mezzi, ormai si fa prima ad andare a piedi. Meglio difendere i tassinari, allora. Certo, da qualche mese i romani hanno a disposizione degli autobus nuovi di zecca, 150 per la precisione. Peccato, però, che siano stati acquistati quando in Campidoglio c’era Ignazio Marino, prima di dover rimettere in moto la sua Panda rosso fiammante. Di quei fantomatici 430 milioni stanziati, infatti, una buona fetta andranno sulla metro C, cavallo di battagli della giunta grillina. Gli stessi che, secondo La Repubblica, erano già stati messi in bilancio nel 2015.

Parole, parole soltanto parole – Non ce ne vogliano gli attivisti cinque stelle, ma nemmeno la lotta all’abusivismo sembra camminare sulla retta via. Di proclami e altisonanti slogan, da questo punto di vista, se abbiamo sentiti molti. Di fatti pochi, invece. Mentre di venditori ambulati ce ne sono a flotte. Li vedi sgattaiolare via, tra le auto parcheggiate in doppia fila, al primo sentore di pericolo. Persino a Via dei Fori imperiali, tra migliaia di turisti e a due passi dal Colosseo. I controlli, così come le multe, la Polizia Municipale li fa senza bisogno del incoraggiamento del primo cittadino.

La ciliegina sulla torta – In mezzo a tutto questo marasma di atti incompiuti, infine, va sottolineato come la Giunta Raggi sia, da mesi, in balia di dimissioni e azioni della Magistratura. L’ultimo, in ordine di tempo, ha rassegnare le dimissioni è Paolo Pace, Presidente del VIII Municipio. Inferocito con l’ala ortodossa del M5S, colpevole, a suo dire, di non volere la riqualificazione degli ex Mercati generali[3] sulla via Ostiense. Un progetto su cui Pace puntava molto, diversamente dai “fedelissimi” della Lombardi. Prima, però, se ne erano andati, uno dopo l’altro infatti, l’assessore al bilancio, il Capo di gabinetto e i vertici di Ama e Atac. Tutti rimpiazzati, o quasi, certo.

Se cento giorni erano pochi per giudicare l’operato della amministrazione capitolina targata cinque stelle, nove cominciano ad essere un tempo ragionevole per tirare le prime somme. Da quando è stata eletta Virginia Raggi, infatti, non si è mai riusciti a parlare di atti concreti, surclassati ogni volta dal clamore degli scandali. Dalle fratricide lotte intestine o di corrente come dir si voglia. Certo, tutta acqua per il mulino di chi spera nella disfatta. Colpa, però, anche di una certa faciloneria, passatemi il termine, con cui il Movimento ha gestito le cose a Roma.

Lo stallo in cui versa l’amministrazione, infatti, non è dovuto solo alle condizioni in cui versa la Capitale. Ma anche e soprattutto all’assenza di personalità competenti. Pericolose, forse, per l’unico vero Sindaco di Roma: Beppe Grillo. Dalle Olimpiadi al nuovo stadio della Roma, infatti, tutto sembra essere stato gestito dalla longa manus del buon vecchio Beppe. Preoccupato di non perdere il suo ruolo di guida suprema del Movimento. Viene da chiedersi, quindi, a cosa serve ai romani un Sindaco che non può permettersi il lusso di prendere delle decisioni. Ai posteri l’ardua sentenza.

[1] http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/02/07/news/i_sucessi_della_raggi_le_bugie_di_grillo-157758748/

[2] http://www.unita.tv/focus/43-fregnacce-cosi-il-blog-roma-fa-schifo-smonta-le-bufale-di-grillo-e-raggi/

[3] http://www.ilmessaggero.it/roma/campidoglio/roma_dimissioni_presidente_municipio_viii-2321320.html

 

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