Musica: 1MNext, Ghigliottina incontra Pasquale Demis Posadinu

Al Contestaccio di Roma le semifinali dell’1MNext, il contest del Primo Maggio che porta sul palco di Piazza San Giovanni nella capitale tre tra i migliori talenti musicali. Provenienti da tutta Italia, i dodici semifinalisti si alternano per conquistare così il Concertone. La nostra intervista a Pasquale Demis Posadinu

di Graziano Rossi
su Twitter @grazianorossi

 

Orientarsi nel mondo della musica richiede tanto impegno e tenacia. Una forza che porta a traguardi importanti. Qual è l’esperienza che ricordi con più piacere?
Spero di non tradire qualche ricordo migliore, forse l’esperienza più bella è collegata ai Primochef del cosmo, la mia band per oltre dieci anni. Avevamo deciso di fare un video, eravamo entrati in contatto con un regista, Lorenzo Vignolo, che nel frattempo sfornava cose bellissime per Subsonica e Baustelle, giusto per citarne un paio. Ci servivano diverse migliaia di euro però, e non avevamo niente. Organizzammo un 1° Maggio in spiaggia a Porto Ferro, un posto bellissimo vicino ad Alghero. Suonarono tutte le band migliori che eravamo riusciti a coinvolgere, c’era un impianto da 60mila Watt, migliaia di persone, fu una cosa bellissima.

 

Ecco, adesso anche il rovescio della medaglia. Ci raccontate dell’esperienza che invece vorresti dimenticare?
Anche questa ha a che fare con i live. Sempre con i Primochef, suonavamo in un paese dell’entroterra sardo, era una specie di circolo privato gestito da ragazzi giovani del posto. Eravamo là per sostituire un gruppo saltato il giorno prima, che avrebbe dovuto suonare cover rock classiche. E invece arriviamo noi che suoniamo solo canzoni nostre. La risposta del pubblico è implacabile: silenzio, spalle al palco, gomito sul bancone, birra. Dopo un po’ uno si avvicina e mi chiede una cover, vorrebbe che cantassi “Gianna Gianna”. Gli dico che la so, ma che i musicisti son scarsi e non la sanno suonare. Nessuno dei miei ride, contagiati dalla freddezza della sala. Poi ripartiamo, sempre più rassegnati, mettiamo il pilota automatico e finiamo il concerto com’era iniziato, nell’indifferenza.

 

Secondo te, a cosa un cantautore non deve mai rinunciare per affermarsi nel panorama musicale?
In generale, forse, non dovrebbe rinunciare alla curiosità, alla voglia di spingere lo sguardo oltre quello che fa. Un po’ come un bambino che cresce cercando di prendere tutto del mondo che ha intorno, un cantautore dovrebbe avere un atteggiamento simile rispetto alla musica. Non trincerarsi dietro le capacità assodate e cercare sempre la qualità, in una sorta di equilibrio tra il meglio che può fare e il meglio che vorrebbe.

 

La musica però è anche magia. C’è un rituale che accompagna i tuoi live?
No, nessun rituale specifico. Da ragazzino forse mi portavo dietro un portachiavi, una specie di amuleto portafortuna, poi devo averlo perso e la mia fase scaramantica si è conclusa lì.

 

Qual è il messaggio che porti sul palco dell’1MNext?
Porto il racconto di quello che vivo, filtrato dalla mia personalità e dal mio gusto musicale. Porto un approccio forse, più che un messaggio vero e proprio. E in questo approccio c’è la mia isola, la micro realtà di una paese, un lavoro che è mischiarsi con gli altri e più in generale la leggerezza, spero, di una narrazione che cerca di essere personale e coraggiosa, ma senza troppe pretese.

 

Che progetti ci sono dopo l’1MNext?
Tanti, ma restando sulle cose più concrete, vorrei fare il secondo disco. Ho delle canzoni che mi piacciono molto, ma spero di scriverne di nuove e di riuscire a fare un passo in avanti su più fronti: scrivere meglio, arrangiare con più cura, diventare un po’ più bravo a produrre le mie cose, anche se non rinuncerei facilmente all’appoggio di un produttore esterno, com’è stato per i dischi fatti finora. Qualche possibilità si muove in questo senso, spero di fare un disco bello e di uscirne più capace, so che può sembrare scontato, ma è l’obbiettivo principale che mi pongo da sempre.
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