Ecoreati: una legge che si fa rispettare

A due anni dall’entrata in vigore della legge 68 del 2015 Legambiente in un dossier illustra i numeri di una normativa che si è rivelata efficace e valida per la tutela e salvaguardia del territorio

di Alessandra Bernardo
su Twitter @alebernardo79

(fonte immagine: improntaunika.it)

Il provvedimento che il 29 maggio 2015 ha introdotto nel codice penale il Titolo VI-bis, dedicato ai delitti ambientali, comincia a produrre i suoi frutti. Sono incoraggianti, infatti, i dati presentati da Legambiente, pochi giorni fa, nel dossier “Ecoreati nel Codice Penale: numeri e storie di una legge che funziona”.

Sono, dunque, confortanti i numeri esposti nel dossier: 947 i reati penali e le violazioni amministrative accertate, 1.185 le persone denunciate, 229 beni sequestrati per un valore complessivo di quasi 24 milioni di euro, 118 i casi che contestano il reato di inquinamento e 30 quelli di disastro ambientale.

Il Lazio risulta essere la regione con il più alto numero di contestazioni della legge sugli ecoreati: sono infatti 134, con 121 denunce e 17 sequestri, segue la Campania con 95 contestazioni e 137 persone denunciate, al terzo posto la Toscana con 73 ecoreati accertati. Seguono poi l’Umbria con 68, l’Emilia Romagna con 67, la Puglia 62 e la Lombardia con 58 contestazioni di reato. Il maggior numero di sequestri è stato riscontrato in Puglia (28), seguita dalla Calabria (25) e dalla Toscana (22).

Positivo, dunque, il bilancio di una legge che funziona e che è stata definita una “riforma di civiltà”. Il nostro territorio, da sempre oggetto di gravissimi danni ambientali e di attività illegali che ruotano, soprattutto, intorno al mondo dei rifiuti, può finalmente vantare la corretta applicazione di una normativa che lo tutela e salvaguarda.

Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, ha commentato: “Anno dopo anno aumenta l’importanza della legge sugli ecoreati, e anche nel Lazio si sta facendo un buon lavoro, che vede in primo luogo procure e autorità, utilizzare sempre di più questo strumento. L’alto numero di contestazioni, sequestri, denuncie e verifiche documentali, fa sperare in un nuovo corso di legalità possibile anche nella nostra regione, ma c’è bisogno di tenere altissima la guardia ovunque, nel sud pontino come nelle aree interne, in Ciociaria e nelle aree reatina e viterbese. Il prezzo pagato alla malavita con il vecchio ciclo dei rifiuti ormai tutto sotto processo o inchiesta, con l’abusivismo edilizio, nel ciclo delle acque e della depurazione, è stato e sarà ancora alto e i cittadini devono essere aiutati nell’azione di denuncia; torniamo quindi a chiedere alla Regione di riavviare l’Osservatorio Ambiente e Legalità, come strumento utile proprio ad aumentare le possibilità di prevenzioni dagli ecoreati sul territorio”.

Dopo mesi di attività repressiva da parte delle forze dell’ordine è stato possibile giungere a una classifica dei settori più soggetti alle pratiche illecite, tra tutti primeggia la depurazione dove incessante è stata l’attività di monitoraggio e tutela e dove, numerosissimi, sono stati i sequestri, dagli impianti di depurazione di Amalfi e Praiano, in provincia di Salerno, a quelli di Martina Franca, in provincia di Taranto, seguiti dagli impianti di depurazione fatiscenti o non funzionanti in Sicilia, dove solo tra Agrigento e Sciacca negli ultimi mesi sono stati messi i sigilli a 5 depuratori, a Crotone sono stati sequestrati  tre depuratori sui 5 esistenti. Molti sono stati i casi di contestazione di reato per estrazione abusiva di sabbia e ghiaia dai corsi d’acqua, da nord a sud passando per il centro.

Nel corso del primo anno di attività (il 2016) la legge 68/2015 ha consentito, pertanto, il sequestro di 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro e di sanzionare 574 ecoreati.

Il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha dichiarato: “L’introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è stata una grande conquista per l’Italia, oggi leader nella lotta agli ecoreati, ed è il primo anello di una catena più lunga, che va costruita con l’obiettivo di innalzare i controlli ambientali per tutelare l’ambiente, la salute e le imprese sane. È fondamentale che siano approvate presto norme che mancano ancora all’appello per completare questa catena della legalità ambientale. A cominciare dall’approvazione definitiva delle riforma del Codice penale, approvata al Senato e ora al vaglio della Camera, che prevede un meccanismo di allungamento dei tempi di prescrizione dei reati ambientali contravvenzionali per arrivare con maggiore certezza a sentenza definitiva, e da una legge che semplifichi l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, fermando ogni tentativo di norme blocca ruspe come è stato fatto con il ddl Falanga, oggi in aula a Palazzo Madama, grazie all’intervento della Commissione giustizia della Camera”.

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