Il mito di Jane Austen rivive in una graphic novel tutta italiana

Un ritratto inedito della scrittrice più anti convenzionale della sua epoca raccontato dalle tavole di Manuela Santoni

di Alessia Carlozzo
su Twitter @acarlozzo

Leggere e rileggere oggi un qualunque romanzo di Jane Austen, non è solo un atto dovuto verso una pietra miliare della letteratura inglese, quanto scoprire una scrittrice sempre attuale (sarà un caso che venga citata ogni qual volta si parli di relazioni d’amore ad esempio?). Tutta la sua produzione letteraria, risulta essere incredibilmente contemporanea malgrado siano passati più di due secoli dalla sua scomparsa.

Che la forza dei suoi libri sia proprio questa freschezza scanzonata e beffarda di saper descrivere così bene la sua epoca, o l’ironia che pervade molti dei suoi protagonisti e il carattere delle sue eroine in anticipo sui loro tempi, lo si intuisce fin prime pagine. Quando parliamo di “classici” ci immaginiamo libri che sentiamo di dover comprare (e forse leggere) ma che restano infine seppelliti dalla polvere. I libri di Jane Austen invece sono così vicini a noi che rileggerli è un piacere che non stanca mai.

Complice anche la stessa autrice divenuta, inconsapevolmente, una vera e propria icona che ha trasceso la letteratura ed è entrata di diritto nella cultura popolare. Lo dimostra la scelta di mettere proprio il suo volto sulla nuova banconota di 10 sterline a partire dal prossimo settembre. La scrittrice sarà così l’unica donna, ad eccezione della Regina, ad apparire su una delle banconote del Regno Unito.

Non manca poi una fan base da far impallidire qualunque idolo pop delle folle (scansati Giustino Bieber). È infatti anche merito delle Janeites (come vengono definite le lettrici più fedeli e appassionate della scrittrice) sparse per il mondo, se la memoria di Jane Austen è così forte e vivida. E il 2017 lo dimostra, date le innumerevoli attività organizzate per la celebrazione di questo anniversario.

Non è forse un caso quindi la scelta della casa editrice Beccogiallo di pubblicare la graphic novel di Manuela Santoni, classe ’88, intitolata semplicemente “Jane Austen”. Un gesto di stima e quasi di affetto da parte dell’autrice nei confronti di una figura che ha sempre apprezzato, come ci racconta lei stessa.

Com’è nata l’idea di una graphic novel dedicata alla vita di Jane Austen?
Sono una grande appassionata del mondo anglosassone, mi piacciono molto i period drama della BBC, tratti dai grandi classici della letteratura inglese. Jane Austen mi sembrava la quintessenza di questo mondo, dai suoi libri sono stati tratti molti adattamenti per la tv e veri e propri film, segno di un grande interesse verso questa autrice. Per questo quando ho conosciuto il direttore editoriale della Beccogiallo ho deciso di proporre il suo nome.

Il 2017 coincide con il 200° anniversario della sua morte. Quali credi che sia oggi il valore dell’opera letteraria di Jane Austen e della sua stessa figura?
Il mondo ricreato dai libri della Austen è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo, talmente è stato raccontato con precisione che quasi lo possiamo toccare con mano, ci sentiamo parte di quel mondo. I personaggi della Austen sono raccontati in maniera minuziosa, soprattutto nel loro animo, quindi anche se noi abbiamo a che fare con personaggi che appartengono ad un altro periodo storico ci rispecchiamo nei loro comportamenti. I personaggi femminili (che sono il punto forte della letteratura austeniana) erano molto moderni rispetto all’epoca in cui vivevano, erano donne che pur consce del loro limiti riuscivano sempre attraverso ingegno ed ironia a farsi rispettare.

Dalla graphic novel si percepisce una grande ammirazione per la scrittrice e per le sue scelte di vita in anticipo rispetto i tempi. Credi che la si possa definire una sorta di femminista ante litteram?
Le scelte della Austen rispetto alla sua epoca sono state davvero un grande spunto per me per ricostruire la sua figura di donna. Dove non bastava la sua biografia ci ho pensato io a calcare la mano, facendole prendere delle scelte ancora più estreme. Volevo assolutamente che il libro avesse un carattere femminista, abbiamo bisogno di figure femminili forti, oggi più che mai.

Nel libro vi è una sorta di riscrittura per quanto riguarda il chiacchierato legame con Tom Lefroy. Se la storia ci conferma che il matrimonio non avvenne mai a causa dei pochi mezzi economici di entrambi, nel tuo libro ciò invece è dovuto ad una volontà di indipendenza della scrittrice. Perché questa scelta narrativa?
È proprio questo il punto focale del libro: ho stravolto completamente la storia facendo ricadere tutta su Jane la decisione della separazione. Volevo dimostrare che a volte per essere felici e coerenti con se stessi bisogna prendere decisioni importanti. La mia idea è questa: se una persona veramente ti ama, capisce quali sono le tue esigenze. Era chiaro che Jane avesse un talento nello scrivere fuori dall’ordinario. L’errore di Lefroy è che voleva avere Jane tutta per sé, un amore totalizzante che non prende in considerazione le reali esigenze dell’altro. Niente di più sbagliato, Jane lo sente che c’è qualcosa che non funziona con quel ragazzo e decide che non è l’uomo giusto. Tra la scrittura e l’amore sceglie la scrittura. O l’amore per la scrittura, sarebbe più giusto dire.

Qual è la valenza di quella potente scena finale di “corsa verso l’amore” che pone la Austen in antitesi con quanto rappresentato fino a poche tavole prima? Forse in fondo anche la tua Jane comprende che nessun uomo è davvero un’isola? O forse aveva davvero solo confuso la realtà con la fantasia?
Il finale si ricollega un po’ ai libri e alla poetica della Austen in generale. Nei suoi libri, anche se tra mille peripezie, alla fine si risolve sempre tutto. La realtà, invece, è sempre un qualcosa che ci delude. Allora ho deciso di chiudere con un finale trasognato, in cui Lefroy diventa quasi una sorte di simbolo, il correre verso qualcosa che si ama, in questo caso, la scrittura.

Jane Austen
di Manuela Santoni (Beccogiallo, 2017)
pp. 109, € 17

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