Combattere la SLA a colpi di mixer: intervista al dj Andrea Turnu

 Quando hai toccato il fondo e hai provato la vera sofferenza e la vera paura, la tua mente si apre e vede le cose con tutt’altra prospettiva, arrivando a trovare la gioia e la felicità nelle cose apparentemente insignificanti

di Marco Assab
su Twitter @marcoassab

Non si è arreso. Non ha firmato nessuna resa, nemmeno davanti al più tremendo dei nemici: la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Andrea Turnu, in arte Dj Fanny, combatte la propria battaglia contro la SLA in un modo assolutamente originale: con la musica. Grazie alla sua attività di dj, resa possibile per mezzo di un sofisticato puntatore oculare, Andrea raccoglie fondi a sostegno della ricerca. Nel febbraio scorso ha pubblicato il suo primo singolo “My Window on The Music”. Di questo e di molto altro abbiamo parlato con lui.

Ciao Andrea, innanzitutto grazie per il tempo dedicatoci. Parlaci un po’ di te, quanti anni hai e da quanto tempo combatti contro la SLA?
Ciao e grazie a voi per aver deciso di raccontare di me! Io sono Andrea Turnu, ho 29 anni (saranno 30 a settembre) e vivo in Sardegna, ad Ales, il paesino in provincia di Oristano che ha dato i natali ad Antonio Gramsci. I miei problemi sono iniziati 5 anni fa: era l’aprile del 2012, avevo solo 24 anni e iniziai a rendermi conto che qualcosa non andava perché inciampavo e cadevo spessissimo. Mi accorsi allora che non riuscivo a flettere il piede sinistro che quindi “pendeva” dalla gamba, cosa che rendeva la mia camminata ogni giorno più claudicante. Da lì sono iniziati i primi controlli ma prima di arrivare ad una diagnosi definitiva c’è voluto credo più di un anno.

Com’era la tua vita prima di iniziare questa lotta? Cosa facevi?
Prima che tutto iniziasse conducevo una vita normalissima. Ho lasciato la scuola presto per iniziare a lavorare come operaio edile nell’impresa di mio zio. Dedicavo anche molto tempo libero a questo lavoro che mi appassionava, sperando un giorno di riuscire ad avere una mia ditta.  Essendo però un impiego molto impegnativo dal punto di vista fisico, non appena insorti i primi problemi l’ho dovuto lasciare quasi subito. Fortunatamente ho potuto però lavorare ancora per un bel po’ di tempo come pizzaiolo nel ristorante di famiglia. Il lavoro è stata una parte fondamentale nella mia vita ma, oltre questo, come ogni ragazzo credo, mi piaceva uscire a far festa con gli amici e dedicarmi alle mie più grandi passioni: il nuoto, i motori e, ovviamente, la musica. Quando avevo 18 anni nella mia vita è poi entrata Chiara, la mia ragazza, che mi ha accompagnato passo dopo passo in questo complicato ma avventuroso viaggio. 

Quando ti sei reso conto che, nonostante il corpo non rispondesse più, la tua mente poteva ancora offrire tanto agli altri? Quando hai deciso di non darla vinta alla SLA?
Prima di giungere a questa dimensione di serenità e di voglia di dare/fare il percorso è stato dannatamente in salita. Da ragazzo attivo e felice qual ero mi sono ritrovato, nel giro di pochi anni, ad essere totalmente dipendente da altre persone e questo mi distruggeva anche dal punto di vista psichico. Ero molto depresso e chiuso in me stesso ed ero stato chiaro nel non voler accettare, quando sarebbe giunto il momento, manovre invasive. Ed invece, praticamente sul filo del rasoio, ho deciso di fare l’intervento di tracheostomia e di posizionamento di una PEG, dalle quali sono dipendente rispettivamente per la respirazione e per l’alimentazione. Dopo una convalescenza lunga e difficile nel reparto di Rianimazione sono tornato a casa e da lì mi è scattato qualcosa dentro, non so esattamente come e quando, che mi ha spinto a dire a me stesso “la tua vita ora è questa, ma è qui e adesso. Vedi di non sprecarla a deprimerti e di darti da fare!”. C’è da dire che quando hai toccato il fondo e hai provato la vera sofferenza e la vera paura, la tua mente si apre e vede le cose con tutt’altra prospettiva, arrivando a trovare la gioia e la felicità nelle cose apparentemente insignificanti. In questo sono stato aiutato tantissimo dall’arrivo del puntatore oculare, la mia finestra sul mondo, che mi permette di interagire e comunicare col prossimo.

Come nasce Dj Fanny? Hai sempre avuto la passione per la musica?
Ho sempre amato la musica, fin da bambino. Passione che da ragazzo ho trasformato in vero e proprio hobby nel momento in cui ho acquistato la mia prima consolle, dedicandomi così al djing. Certo, non si trattava di un vero e proprio lavoro, lo facevo a livello amatoriale ma pur sempre con grande amore e dedizione. Dj Fanny nasce nel momento in cui mi rendo conto di poter installare il software Virtual Dj nel comunicatore e di poterlo appunto utilizzare con gli occhi. Questo momento ha rappresentato per me una vera e propria svolta perché mi ha permesso di tornare a fare quella che è sempre stata la mia attività preferita. Il secondo passo è stato quello di creare la pagina Facebook “Con gli occhi” perché volevo condividere con gli altri questa mia particolare capacità, con l’intento soprattutto di mandare un messaggio che mi sta molto a cuore. Volevo dimostrare che anche quando si ha la sfortuna di incorrere in una patologia così debilitante e che ti porta ad una disabilità gravissima, e per la quale purtroppo non esiste ancora una cura, la vita può continuare in maniera soddisfacente e si può fare tanto per se stessi e per gli altri.

C’è qualcuno che ti aiuta nel tuo lavoro?
Tanti! Dai dj Gary Caos e Nihil Young che hanno mixato il mio primo singolo in maniera impeccabile al loro manager Francesco Daros, che è stato il primo ad accogliere il mio appello e a trasformarlo in realtà, facendo appunto uscire questo bellissimo brano (“My Window on The Music”). Ho poi conosciuto tantissime persone che mi hanno aiutato e appoggiato nei più svariati modi, dai dj Sandro Azzena e Dario Sarais di Radio Supersound, all’organizzatore di eventi Roberto Serra, e tanti altri. In ultimo, ma non certo per importanza, c’è la mia squadra di assistenti, infermieri, famigliari ed amici che mi accompagna nei miei spostamenti e senza i quali il mio lavoro non sarebbe assolutamente possibile.

“My Window on The Music” è appunto il tuo primo singolo, dalla sua vendita stai raccogliendo fondi per aiutare la ricerca. Dove è possibile acquistarlo? Come possiamo sostenere le tue iniziative?
Esatto, è il mio primo singolo nato grazie alla collaborazione di Gary, Nihil e Francesco ma anche di Chiara e sua sorella Annalisa. Ne vado molto orgoglioso perché l’intero ricavato sarà devoluto ad Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) ed anzi in breve tempo dovrebbero arrivare i risultati riguardanti questi primi mesi di vendita. Per chi avesse voglia di sostenere il mio progetto, il brano si può acquistare a 0.99 centesimi su iTunes. È possibile acquistarlo anche dal sito Royaleevents.it dove trovate anche il CD che contiene la normale versione di “My window on the music”, mixata da Gary Caos, ed un’altra mixata invece da Nihil Young.

Quali progetti hai per il futuro? Lo sai che stiamo aspettando un album intero vero?
Ci stiamo lavorando! Intanto vi anticipo che a settembre uscirà una nuova canzone, scritta in collaborazione con un’altra giovanissima malata di SLA. Non vedo l’ora! Un altro progetto a cui sto lavorando riguarda l’organizzazione di un grande Festival a cui partecipino i più grandi dj. Sarebbe meraviglioso se il mondo della notte si unisse per una causa così importante. Vi terrò informati.

Grazie Andrea!

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