Corea del Nord: il tranello di Trump

Dopo l’ultimo test missilistico del 4 luglio aumentano le tensioni tra USA e Pyongyang; Russia e Cina scelgono di unire le forze

di Guglielmo Sano
su Twitter @GuglielmoSano

Le relazioni tra Russia e Cina stanno attraversando il loro “migliore momento nella storia”. A dirlo il Presidente cinese Xi Jinping a margine dell’ultimo incontro, avvenuto martedì scorso, con il suo omologo russo Vladimir Putin. Dopo decenni di “alti e bassi”, l’asse Mosca-Pechino sembra essersi definitivamente saldato. Alla base della ritrovata intesa potrebbe esserci un elemento su tutti: l’indirizzo preso dalla politica estera USA sulla Corea del Nord. All’approccio obamiano della “pazienza strategica” – in breve, sostegno agli alleati regionali più sanzioni – l’attuale inquilino della Casa Bianca ha opposto quello che potrebbe essere riassunto nell’espressione “risposta determinata”. Le capacità militari di Pyongyang continuano a crescere? Washington aumenta la “pressione” sul regime di Kim Jong-un, da un lato, tentando di “strozzarne” l’economia, dall’altro, “mostrando i muscoli” dal punto di vista militare.

All’equazione si è aggiunta una nuova rischiosa variabile: il 4 luglio. Mentre gli Usa celebravano l’Indipendence Day, la Corea del Nord ha lanciato per la prima volta un ICBM – missile balistico intercontinentale per il trasporto di testate nucleari – che secondo alcuni esperti potrebbe raggiungere l’Alaska o le Hawaii. L’ultimo test balistico nordcoreano è “inaccettabile”, recitava un comunicato rilasciato congiuntamente dai ministri degli Esteri russo e cinese. Adesso, Corea del Nord e USA “evitino qualsiasi azione o dichiarazione che contribuisca ad aumentare la tensione”.

Per una coincidenza, lo storico lancio è stato effettuato proprio mentre Xi Jinping e Putin si trovavano insieme. Non è una coincidenza, invece, che Russia e Cina abbiano deciso di unire le proprie voci: l’insolita scelta potrebbe rappresentare l’inaugurazione di uno storico partenariato strategico. D’altronde, gli USA da sempre vorrebbero la penisola coreana unificata sotto l’insegna di Seul. Allo stesso modo, Cina e Russia apprezzano l’esistenza della Corea del Nord se non altro per la sua funzione di “stato cuscinetto” tra i propri confini e la Corea del Sud, stretto alleato USA che tra l’altro ospita circa 30mila truppe americane.

Inoltre, Cina e Russia hanno recentemente riscoperto il valore dei rapporti commerciali con il regime di Kim Jong-un. A gennaio, per esempio, la Russia ha mostrato un forte interesse per l’espansione dei tratti ferroviari con la Corea del Nord. Altrettanto esemplare che il primo trimestre del 2017 abbia segnato una crescita del 37,4% degli scambi tra Pechino e Pyongyang rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Russia e Cina, insomma, condividono interessi sempre più consistenti in Corea del Nord, favorite anche dal recente avvicendamento di leadership in Corea del Sud. Il neo premier sudcoreano Moon Jae-in, d’altronde, pare ben più disposto dei suoi predecessori verso Mosca e Pechino. Lo dimostra, innanzitutto, la frenata all’installazione del sistema di difesa aerea THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), fortemente voluta dagli USA.

La sintonia tra Russia e Cina sulla questione nordcoreana dovrebbe ora tradursi in un impegno coordinato per distendere le relazioni tra Stati Uniti e Corea del Nord. La sensibile riduzione del programma nucleare di Pyongyang nel medio periodo l’obiettivo, continuare a dare respiro alla già tribolata economia nordcoreana, su cui potrebbero presto pesare nuove sanzioni, il mezzo attraverso cui raggiungerlo.

A Mosca e Pechino, infatti, sanno bene che l’escalation della tensione “nucleare”, potrebbe portare Washington a scegliere l’opzione militare – diretta o meno – che, per quanto possa apparire improbabile, rimane sul tavolo”. A Pechino si nutre il sospetto che l’abbattimento del regime nordcoreano rientri in una più ampia “strategia di accerchiamento” messa in campo da Trump di cui farebbero parte anche le accuse di dumping, il sostegno a Taiwan, le esercitazioni nel Mar Cinese Meridionale. Analoghe preoccupazioni sono avvertite da Mosca che, intanto, sembra aver fiutato anche una nuova opportunità, come successo in Siria, per ampliare la propria rilevanza geopolitica.

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