“Nuvole di fango”: un coraggioso viaggio nel torbido della natura umana

“Nuvole di fango”, esordio letterario della psicologa forense Inge Schilperoord pubblicato da Fazi Editore, non affronta banalmente il tema spinoso e quanto mai delicato della pedofilia: porta il lettore direttamente nella testa del protagonista, un criminale in cerca di redenzione, coinvolgendolo in un viaggio che tocca i punti più bui e nascosti dell’uomo, senza giudizi né riserve, in un’analisi lucidissima che non perde mai di umanità. Accostarsi a un simile testo, opera prima veramente impeccabile, è difficile, scollarsi di dosso le sue “nuvole di fango” ancora di più

di Alessandra Lunetta
su Twitter @MurielMiyabi

Il protagonista del romanzo è Jonathan, un ragazzo poco più che trentenne che esce di prigione e fa ritorno a casa, un villaggio di pescatori praticamente disabitato, dove ad attenderlo è l’anziana madre, il suo cane Milk e la natura, la sua unica amica. È Jonathan a parlare, a raccontare la sua storia, una narrazione che va di pari passo con la terapia che deve effettuare, iniziata con lo psicologo del carcere, un diario con gli esercizi che deve diligentemente compiere tutti i giorni per potersi integrare a tutti gli effetti nella società ed evitare il rischio di una recidiva.

La colpa di cui si è macchiato emerge pian piano, gradualmente, grazie all’abilità dell’autrice che prima tratteggia delle pennellate, quasi impressioniste, grumi di colore che impastano il paesaggio circostante, la natura, la routine meccanica e marziale a cui si sottopone Jonathan, per poi dipingere dei tratti sempre più decisi, incisivi, graffianti, al limite di un realismo che rivela in modo analitico e agghiacciante le sue fantasie, fino all’epilogo finale. L’immaginazione del narratore e i suoi pensieri rivelano dunque man mano la sua attrazione per le minorenni, svelano la sua natura di pedofilo, continuamente in lotta con se stesso, con le sue pulsioni, in un combattimento all’ultimo sangue tra i gesti compiuti in passato con la piccola Betsy e l’attrazione che cerca in tutti i modi di seppellire per Elke, una bambina lasciata sola a se stessa, con una complicata situazione familiare, con la quale si trova ad avere una passione in comune: l’amore per la natura e gli animali.

L’universo naturale e animale rappresentano uno dei nodi centrali di questo romanzo:

“Qualche settimana prima aveva letto che per via del caldo incessante erano comparsi i primi nidi di bombice dal ventre bruno nei cespugli di olivello spinoso. […] «Lo vedi?» aveva sussurrato fra sé e sé nella sua cella, mentre riponeva la rivista nella cartellina sotto al materasso insieme al quaderno della terapia.
«Lo vedi? Qualcosa non quadra, non c’è più da fidarsi della natura. È tutto stravolto»”.

Le parole appena riportate evidenziano il fatto che, appunto, Jonathan abbia come punto di riferimento, quasi esclusivo (ad eccezion fatta della madre anziana e malata, da cui “non se ne sarebbe più andato”), il mondo delle creature naturali, come un novello San Francesco, e che riconosca anche il minimo cambiamento, “l’anello che non tiene”, lo stravolgimento dell’ordine cosmico, proprio lui che, in realtà, agisce contro Natura, e che non è contro Natura: “Sono i nostri fatti e le nostre azioni a essere devianti”, ripete innumerevoli volte a se stesso il protagonista, recitando le parole dello psicologo del carcere, così come i continui “sono buono”.

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

La scrittrice non mette mai da parte l’umanità del protagonista, l’anelito a una vita migliore, nonostante tutto; questa cura viene messa in evidenza svariate volte: nelle attenzioni alla madre, malata, fortemente credente e cattolica, decisamente opprimente, della Tinca Tinca, un pesce di lago che trova ferito nelle passeggiatine insieme a Milk, il suo cane moribondo e, ovviamente per la bambina con cui si trova a condividere i pomeriggi. Il pesce è fondamentale per svariate ragioni, in quanto è a pieno titolo l’alter ego dell’uomo: “«È un animale timido e mansueto», […] «Se c’è troppo rumore e ci sono altri animali nei paraggi, si nasconde sotto il fango. Si spaventa facilmente. Perciò dobbiamo lasciarlo in pace…». La Tinca Tinca, detta anche “Nuvola di fango”, è esattamente come lui: riservata, ama stare in solitudine, si nutre appartata sui fondali, dove nessuno possa vederla ma, quando si muove, crea un pulviscolo di particelle tale da rendere oscura e torbida l’acqua e la vita circostante. Inoltre, la dedizione alla Natura molto probabilmente serve a compensare quell’incapacità di avere rapporti sani con gli esseri umani, a partire dalla donna che l’ha partorito e cresciuto: quando le condizioni della tinca peggioreranno, Jonathan, non a caso, scivolerà rapidamente in un buco nero.

Inge Schilperoord, in questa opera prima, si è indubbiamente cimentata in un’impresa titanica, varcando un confine che difficilmente si ha il coraggio di oltrepassare: guardare e guardarsi dentro, là dove tutto è torbido, senza dimenticare la speranza di trovare una qualche luce accesa a illuminare la strada. Le sfide si sono concretizzate nel trattare la pedofilia, senza tecnicismi scientifici e senza pedanteria, dal punto di vista di colui che ne è affetto, vittima e carnefice di se stesso, una tecnica letteraria che tende di per sé ad avvicinare il lettore al personaggio, a colui che agisce nella storia, a colui che di quella vita – di finzione letteraria che si esaurisce man mano che ci si immerge in quel mondo – ne è protagonista: si crea così un vero e proprio cortocircuito tra l’attore principale, Jonathan, che lotta con i propri demoni, e il lettore, che in combatte invece tra il pregiudizio e l’opinione della patologia in sé e di quello che ne comporta, e il coinvolgimento irrimediabile determinato dall’impostazione della narrazione, volta, lo ribadiamo, a sottolineare che non occorre dimenticarsi del senso di umanità. Epochèsospensione di ogni giudizio: le parole fluide, la narrazione della psicologa forense, anche quando descrive lucidamente le fantasie del pedofilo, ipnotizzano il lettore, costretto a lasciarsi andare, anche se a fatica, a un nuovo e inedito sguardo.

“Nuvole di fango”
di Inge Schilperoord
Fazi Editore, luglio 2017
Collana “Le strade”
pp. 188, 16 €, e-book 9,99 €

Inge Schilperoord, nata nel 1973, è una psicologa forense. Ha scritto su «NRC Handelsblad», «Psychologie Magazine» e «Crossing Border Magazine». Nuvole di fango è il suo primo romanzo. Nel 2015, anno dell’uscita, ha vinto il Bronze Book Owl come miglior debutto dell’anno ed è stato finalista a tutti i premi letterari olandesi più importanti. È in via di pubblicazione in una decina di paesi e ne sono già stati acquisiti i diritti cinematografici.

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